Luino | 2 Novembre 2020

“Fra le righe…”, storie e memorie da Auschwitz

L'ideologia hitleriana, il progetto di sterminio, l'indifferenza. Frediano Sessi racconta il periodo più nero del '900 passando per il luogo simbolo delle deportazioni

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(A cura di Maria Giulia Baiocchi) Auschwitz – Storia e memorie” (Marsilio Editori, pp. 595, € 30,00) dello scrittore e saggista Frediano Sessi ripercorre la storia di uno dei campi di sterminio più tristemente famosi, Auschwitz.

Il volume è diviso in tre sezioni. La prima riassume l’ascesa di Hitler, la sua ideologia e l’idea di fondare un “Terzo Reich” che avrebbe dovuto dominare il mondo in nome del medievale Sacro Romano Impero. La seconda ci racconta cosa volessero ottenere i nazisti dalla loro folle idea di sterminare gli ebrei e altre etnie progettando minuziosamente la vita ad Auschwitz e di riflesso nei vari campi di concentramento, mentre la terza si addentra in quei molteplici percorsi della memoria che ci hanno portato a riconoscere ed elaborare quanto era accaduto in Germania e nel mondo fra il 1940 e il 1945.

Frediano Sessi, che sull’argomento ha scritto diversi saggi, nella sua ricostruzione storica pone l’accento sull’indifferenza collettiva che regnò durante i terribili anni delle deportazioni naziste. Purtroppo, il male si è ripetuto in Russia con Stalin, in Cambogia con Pol Pot, in Ruanda con l’uccisione sistematica di circa un milione di persone di etnia Tutsi e Hutu e il triste elenco non termina qui.

Com’è possibile che migliaia di persone, apparentemente comuni, si trasformino in scellerati aguzzini? Sessi scrive che non può essere solo l’aggressività potenziale degli uomini (Freud spiega molto chiaramente come quest’aggressività alberghi nell’uomo), a spingerli a compiere atroci delitti. Ad Auschwitz e nei campi di sterminio è esistita quella “infezione latente” di cui parlava Levi e che non dobbiamo più permettere che dilaghi.

Le testimonianze, gli scritti, le stesse strutture diventate musei dei vari campi di sterminio non devono mai cessare di essere un monito per tutti noi. La memoria deve essere coltivata e perpetuata affinché nessuno si dimentichi di come sia stato facile cadere nel baratro di quella terribile follia.

Scrive Sessi nella sua introduzione: “La storia di Auschwitz è paradigmatica al fine di comprendere noi stessi, il nostro presente e gli eventuali esiti di scelte che possono sembrare ragionevoli e innocenti, e invece non lo sono”.

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