Luino | 2 Agosto 2020

“Come eravamo”, quando ci si sfidava a morra: il gioco più antico del mondo

Il suo valore pedagogico, nell'antichità, i "toni alti e aggressivi" della sua connotazione popolare e le partite di "sfroso". Che si svolgevano anche a Monteviasco

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(A cura di Giorgio Roncari) Non ho mai giocato alla morra e penso che ben pochi della mia generazione l’abbiano fatto, però mi ricordo bene quando i vecchi ci giocavano sbraitando numeri e picchiando pugni e manate sul tavolo, guardandosi in cagnesco e noi bambini li osservavamo sbalorditi e divertiti capendo poco o niente. Non penso di sbagliare affermando che sia il gioco più vecchio del mondo, nato probabilmente subito dopo la scoperta dei numeri, giocato senza niente, solo con le dita delle mani e non mi stupirei se i primi rudimenti del ‘saper far di conto’, una volta venivano imparati proprio giocando a morra.

Il gioco consiste, infatti, nel calare una mano con un determinato numero di dita stese (il pugno vale uno) e contemporaneamente dichiarare la somma con quelle calate dall’avversario. Il nome, infatti, pare derivi dal celtico ‘meur’ ossia ‘dito’ ma già lo giocavano gli egizi che l’hanno raffigurato nei loro geroglifici. I romani lo chiamavano ‘micatio’ da ‘micare digitis’ ossia ‘drizzare le dita’.

Un passatempo da bambini, verrebbe da pensare, ma era invece ragione di esasperate sfide dove centrava poco la fortuna perché l’abilità e la destrezza del giocatore stavano nel capire le tendenze dell’altro e nel contempo diversificare i propri gesti, cosa per niente facile vista la velocità con cui tutto veniva compiuto. La giocavano i soldati nelle trincee durante la Grande Guerra, tra una battaglia e l’altra, così, tanto per ammazzare il tempo.

Una partita arrivava ai 12 punti, ma se si giungeva sull’11 pari si proseguiva con la ‘bella al 6’, ossia altri 6 punti secchi supplementari. Una sfida comprendeva partita, rivincita e bella. Si poteva giocare in due o in quattro, a coppie, e il giocatore che perdeva il punto veniva sostituito dal socio. A tenere il conto, anche questo in punta di dita, il ‘gentilom’, ossia l’arbitro che doveva essere uno con baffi e controbaffi per vedere tutte quelle dita salire, scendere, ritrarsi e distendersi e calcolare nullo un colpo in parità.

Il totale della giocata era sempre dichiarato dai giocatori a toni alti e aggressivi e di solito con un aspro monosillabo, così il 4 diventava quat il 5 cis, mentre il 10 era mora con la ‘a’ finale atona. Dopo aver fatto qualche colpo di prova per prendere il ritmo cominciavano a giocare. Era impressionante la velocità con la quale tutto avveniva, la coordinazione con cui i giocatori calavano la mano e l’abilità e il tempismo con la quale passavano da uno sfidante all’altro e il nuovo giocatore subentrava senza perdere la cadenza forsennata. A volte i ‘gentilòmen’ erano due, per potersi rilassare.

La dinamicità e la furbizia nel mettere le dita lo faceva diventare un gioco da ‘rüsiatt’, ossia attaccabrighe perché i più scaltri e veloci di riflessi mettevano le dita semi-piegate e le ritiravano o le stendevano a seconda della loro convenienza, bruciando sul tempo l’avversario. Siccome poi chi perdeva la partita pagava un litro di vino e, dato che giocando delle ore intere, praticamente fino a che il braccio non doleva, i litri ingurgitati diventavano tanti, la concitazione aumentava e l’eccitazione lievitava di pari passo, cosicché la cosa spesso finiva a parolacce, litigi e cazzotti. Non per nulla gli antichi romani dicevano che una persona era da considerarsi degna quando ci potevi giocar alla morra al buio.

Per questo motivo di litigiosità continua, unito al fatto che c’era chi, non accontentandosi del vino, puntava d’azzardo e anche forte, la morra venne vietata nell’anteguerra, ma continuò a venire giocata di ‘sfroso’ in case private o in luoghi isolati, come gli affezionati del mio paese che si perdevano in partite infinite a Monteviasco e poi smaltivano la sbornia scendendo a ‘saltoni’ la lunga mulattiera alle tre di notte.
(Foto tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Morra#/media/File:Morrapinat.gif)

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