Lavena Ponte Tresa | 26 Luglio 2020

Frontalieri e accordo Italia-Svizzera: “Abolire i ristorni, e poi?”

In una lettera inviata alla redazione, l'ex-sindaco di Lavena Ponte Tresa Antonio Sanna leva la propria voce in difesa dell'accordo del '74, da lui promosso e sostenuto

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione da Antonio Sanna, ideatore e propugnatore dell’accordo Italia-Svizzera del 1974 relativo alla fiscalità dei frontalieri: di recente tale accordo è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione a causa della lettera sottoscritta dai presidenti della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e del Canton Ticino, Christian Vitta, e indirizzata al Governo italiano all’interno della quale se ne chiede l’abrogazione.

Attorno alla questione si sono sollevate molteplici reazioni, sia da parte dell’ente regionale, sia da parte di esponenti di partiti politici, sindacati e dell’ACIF. In questo filone si inserisce anche il contributo di Sanna, che riportiamo integralmente di seguito:

“Sarà perché con la pandemia c’è stata la chiusura di molti valichi verso il Ticino costringendo i frontalieri  a code estenuanti oppure il dubbio se chi lavora da casa mantiene gli stessi diritti economici di quando stava in azienda, fatto sta che è tornata alla ribalta la questione ristorni. Se ne è parlato a proposito come il recente sollecito della Regione Lombardia al Governo perché il Testo del 2015 sul problema sia messo in atto, un testo che nessuno vuole perché non tiene conto della realtà che vivono i paesi di frontiera. E bene ha fatto l’OCST a prendere posizione facendo rientrare la nota regionale.

Come ideatore e  propugnatore dell’accordo 1974 vorrei invitare quanti sventolano la bandiera della sua soppressione a visitare la sua storia fatta di lunghe trattative, dibattiti, difficili momenti di tensioni ma che ha capito le aspirazioni della gente che da sempre ha superato invisibili barriere.

Chi ha stilato quell’accordo ha tenuto conto di una vita sul confine, fatta di amicizie, di viluppi socio economici culturali uguali tanto di qua che di là di una barriera. Gente che forse ha sperimentato in diretta che cosa vuol dire valicare il confine tutti i giorni per lavoro o venire in senso contrario per la convenienza di acquisti. Questo dovrebbero capire i luminari che trattano la questione ristorni puramente dal punto di vista finanziario pensando a trasferimenti diversi dall’attuale che creano diffidenza fra i Sindaci dei Comuni interessati per esperienze economiche non di rado sofferte.

Viene da chiedersi chi ha interesse mandare alle ortiche un accordo che da oltre quarant’anni ha segnato positivamente il viver quotidiano di intere famiglie tanto italiane che svizzere? Non certo i Comuni di confine che si vedrebbero privati di un introito senza precedenti, non i frontalieri che dovrebbero anche vedersela con l’ufficio delle entrate, né la Svizzera che certamente si troverà a dover affrontare nuove norme contrattuali.

Penso a quanto mi disse il funzionario incaricato dal governo italiano di rivedere la questione fiscale con la Svizzera: “Quello del 1974 fu un grande Accordo”.

Come si può credere che una pari somma di ristorni possa essere versata ai Comuni dallo Stato Italiano stante le difficoltà di bilanci in cui versa?

Mala tempora currunt. C’è una cosa positiva, lasciamola per non rimpiangerla domani.”

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