Milano | 5 Giugno 2020

Frontalieri e accordo Italia-Svizzera, ancora caos sulla lettera di Fontana e Vitta

Sertori: "Nulla cambierebbe per gli attuali lavoratori". Orsenigo, Astuti e Alfieri: "Fontana ritiri la firma dalla lettera. Subito le audizioni con sindacati e Comuni"

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“La lettera sottoscritta il 30 aprile dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e dal presidente del Canton Ticino, Christian Vitta, altro non è che un contributo fattivo ai nostri relativi governi centrali affinchè si possano trovare delle soluzioni condivise bilateralmente. Ripeto e ribadisco che non si tratta di una legge, ma di un contributo di discussione se eventualmente il governo italiano decidesse di intervenire riguardo questa categoria di lavoratori. Anche perché, forse sarà sfuggito, gli accordi bilaterali sono di competenza dello Stato centrale e la Lombardia non ha facoltà di legiferare in merito”. Lo ha detto l’assessore regionale con delega ai rapporti con la Confederazione Elvetica, Massimo Sertori, intervenendo nella seduta odierna della Commissione speciale che tratta le questioni tra la Lombardia e la Svizzera.

In merito ai contributi indicati nella lettera, Sertori ha ribadito che “per quanto riguarda il sistema fiscale degli attuali frontalieri non dovrà cambiare nulla, mentre per i nuovi assunti, sempre nel caso in cui governo decidesse di intervenire, si inserisca una particolare aliquota fiscale in Italia che possa abbassare la pressione fiscale su questa categoria di lavoratori. Sono convinto che sia profondamente sbagliato cambiare la situazione degli attuali frontalieri che, sulla base del proprio stipendio, hanno costruito il proprio ménage familiare, acceso un mutuo della casa e programmato la propria vita. In questa lettera di intenti abbiamo inoltre specificato che se dovesse aumentare il gettito per i nuovi frontalieri, nella misura di almeno il 50% questo eventuale aumento dovrà andare alla Regione Lombardia, e non a Roma come previsto dall’Accordo del 2015, la quale lo distribuirà ai comuni confinanti sotto forma di opere infrastrutturali, di mobilità, di servizi e di agevolazioni”.

“Siamo sempre stati contrari all’Accordo parafato del 2015 predisposto dal governo Renzi – ha spiegato Sertori – ma alle intenzioni sono succeduti anche i fatti nel senso che, grazie all’opposizione della lega, questo Accordo non è mai stato sottoscritto e portato avanti. È giusto richiamare che cosa conteneva: doppio sistema di fiscalità per quanto riguarda i nostri 70 mila lavoratori frontalieri, andare oltre l’attuale sistema che prevede il pagamento dei tributi in Svizzera e la conseguenza sarebbe stata addirittura un incremento delle tasse per i lavoratori fino al 70 – 80”.

“Già il primo mese dall’insediamento della giunta Fontana – ha continuato – io e il presidente abbiamo incontrato il governo del Ticino per cercare di migliorare i rapporti diventati tesi e sbloccare una situazione di empasse. Tanto è vero che il governo Ticinese aveva minacciato di bloccare il pagamento dei ristorni e, proprio in quell’occasione, oltre a sbloccare i ristorni, abbiamo deciso di mettere a fattor comune i bisogni dei due Paesi, con particolare attenzione ai collegamenti ferroviari e viari per migliorare gli spostamenti tra Svizzera e Italia e quindi anche per i nostri frontalieri. Abbiamo sottoscritto quindi una Road Map nella quale erano previsti anche dei momenti di discussione sull’Accordo fiscale dei frontalieri che, come è evidente, non è certo competenza della Regione Lombardia e del Canton Ticino, ma è frutto di accordi bilaterali tra Berna e Roma”.

“Vedremo quindi se l’attuale governo vorrà prendersi la responsabilità di procedere all’approvazione, e quindi entrata in vigore, dell’Accordo del 2015, che reputo chiaramente inaccettabile. Terremo sempre alta la guardia a tutela dei nostri lavoratori frontalieri”, ha concluso Sertori.

“Fontana ritiri la firma da quella lettera”, è invece la prima delle richieste che il Gruppo regionale del Pd ha fatto ieri pomeriggio. “E si facciano subito le audizioni con i sindacati e il presidente dell’ Associazione Comuni italiani di frontiera”, hanno aggiunto Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del Pd e componenti della Commissione, depositando immediatamente la richiesta.

“L’attuale maggioranza che governa Regione Lombardia ha dimostrato di voler rivedere da subito l’accordo del 1974, peggiorandolo, come per altro ha ribadito il sindacato Ocst in un suo comunicato – ha ribadito Orsenigo durante la conferenza stampa che ha tenuto, assieme ad Astuti e al senatore varesino Alessandro Alfieri, al termine della seduta –. Grazie al nostro parlamentare Alfieri abbiamo scoperto l’esistenza della lettera in cui Fontana e Vitta chiedono di intervenire con urgenza sull’accordo parafato nel 2015. Lo abbiamo denunciato pubblicamente e abbiamo chiesto di ascoltare Sertori che, prima ci ha risposto che non avevamo capito, ora, in maniera sorprendente, è venuto in Commissione a dire non è come sembra, ma sostenendo tutto e il contrario di tutto. A questo punto, non ci rimane che invitare il presidente Fontana a tornare sui suoi passi e i consiglieri del territorio a sostenerci in questa richiesta”.

Non solo, ha fatto presente Astuti: “Nella lettera si citano Province, sindacati, Comuni di frontiera, ma questi attori sono rimasti tutti basiti perché non ne sapevano nulla e non erano stati minimamente interpellati. Deve essere uno spunto di riflessione perché o tutti quelli che l’hanno letta non l’hanno capita o è scritta oggettivamente male. E primi fra tutti sono stati i frontalieri a non comprenderne il senso, anche perché, letta così dice cose oggettivamente gravi: ad esempio, invita le rispettive autorità centrali a trovare una soluzione per uscire dall’impasse, usando avverbi come ‘rapidamente’, mentre Sertori oggi è venuto a dirci che non c’è fretta”.

Per Alfieri, intervenuto in remoto alla conferenza stampa in streaming, “li abbiamo colti con le mani nella marmellata, per questo l’assessore lombardo era in imbarazzo. E abbiamo fermato il tentativo della Lega di far gestire alla Regione i soldi dei ristorni. Insomma, a Roma lavoriamo per far ripartire l’economia di frontiera, per permettere ai congiunti che vivono a cavallo del confine di rincontrarsi, cosa possibile da pochi giorni, siamo riusciti a far avere ai Comuni i ristorni in tempi record, cioè facciamo i fatti. In Lombardia pensano alle sceneggiate sulla pelle dei nostri lavoratori di confine, non poco preoccupati, in questi giorni. Lega e alleati hanno sbagliato, dovevano chiedere scusa, invece cercano di rivendicare lo stesso le loro azioni. Adesso non è il momento di negoziare su questi temi, ma quello di pensare all’economia dei nostri territori di frontiera”.

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