Luino | 16 Luglio 2020

Il Covid visto dagli occhi dei medici emoziona il Rotary Club Laveno-Luino “Alto Verbano”

Una serata emozionante, quella di ieri nella splendida cornice del Ristorante Tiffany, dove sono state raccontate le testimonianze dei dottori varesini

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“Frammenti e Visioni d’insieme”, personale sanitario durante il Covid-19. Questo il titolo della serata organizzata ieri, al Camin Hotel Colmegna, sulla terrazza del Ristorante Tiffany, dal Rotary Club Laveno-Luino “Alto Verbano”, alla presenza di un’ottantina di persone che si sono emozionate ascoltando le parole dei dottori e dei giovani medici specializzandi che hanno combattuto in prima linea l’emergenza coronavirus all’interno dell’ospedale di Circolo di Varese.

L’iniziativa è nata dall’idea del neo presidente, Francesco Surace, che ha voluto invitare l’ormai noto Christian Mongiardi, il dottore che durante la pandemia ha suonato al pianoforte, nella hall del “Circolo”, “Don’t Stop Me Now” dei Queen, con un video che ha commosso il mondo, con i quotidiani più importanti del pianeta che hanno riportato questa suggestiva esibizione.

Dopo i saluti di Surace, a prendere parola è stata la dottoressa Maria Luisa Eberli, mamma del dottor Mongiardi, che ha preceduto il figlio con una piacevole e simpatica presentazione, prima di lasciare spazio successivamente alle testimonianze dei medici, che hanno voluto portare la loro esperienza di cura nei confronti dei pazienti contagiati non solo sotto il profilo professionale ma anche sotto quello più umano, tra empatia e dramma.

Oltre ai ringraziamenti per l’invito, il dottor Mongiardi ha esordito dicendo: “È stata una tempesta inaspettata e feroce. La nostra partecipazione non è retorica questa sera (ieri, ndr), ma vuole essere autentica nel dare un importante messaggio a tutti, quello del dire che dopo aver affrontato una simile emergenza possiamo affermare di essere più forti. Abbiamo lavorato tanto, con turni straordinari e affrontato situazioni e quadri respiratori di pazienti difficili. Solitamente ognuno di noi è chiuso nel proprio alveare, in ogni reparto, ma questo tsunami ha fatto scattare qualcosa in noi, con il dottor Dentali che ha saputo catalizzare le risorse. L’azienda ha dimostrato grande corresponsabilità e tutti ci siamo aiutati l’un l’altro”.

“È stata un’esperienza umana incredibile – ha spiegato anche Francesco Dentali, Direttore del reparto di Medicina ad Alta Intensità dell’Ospedale di Circolo di Varese -, perchè abbiamo affrontato qualcosa che era inimmaginabile, primo fattore tra tutti vedere pazienti isolati per tanti giorni. Il personale ha dimostrato un grande spirito di unione, nonostante avessimo diverse estrazioni sanitarie. Ognuno di noi ha dato il proprio contributo. Non c’è stata mai una lamentela, mai un litigio, una cosa incredibile, abbiamo lavorato insieme per il bene dei contagiati. Quasi cento medici per 850 pazienti, nessun infetto, un risultato senza eguali, così come il basso tasso di mortalità al Circolo, meno della metà rispetto alla Lombardia”.

Anche un altro dottore, Flavio Tangiau, che ha iniziato a lavorare lo scorso anno a Luino, è stato uno dei protagonisti del Circolo, subito dopo aver prestato servizio a Seriate, una tra le città maggiormente colpite all’inizio della pandemia, per circa dieci giorni. “Non è una cosa di tutti giorni, per un gruppo così numeroso di specialisti, lavorare per un obiettivo comune, senza compartimenti stagni. I pazienti ci vedevano, ma noi indossavamo maschere, tute e guanti, facendo il nostro lavoro quotidianamente. Non c’è bisogno che ci ringraziano, anzi noi dobbiamo ringraziare colleghi e colleghe dei presidi territoriali. Noi eravamo solo l’avamposto per curarli meglio. Permettetemi anche un grande ringraziamento a quei cittadini, quelle associazioni e quelle realtà che hanno effettuato diverse donazioni, è stato fondamentale”.

Anche l’oncologa Ilaria Proserpio ha raccontato quanto vissuto, sottolineando la desolazione e il silenzio presente nei corridoi vuoti degli altri reparti. “Il reparto Covid è stata una vera famiglia fatta di professionisti e di umanità, guardando solo al benessere del paziente. Tornavamo a casa contenti perchè salvavamo vite o, semplicemente, regalavamo un sorriso a qualcuno”.

“Sono stata catapultata a 200km/h nell’emergenza Covid – ha commentato la gastroenterologa Eleonora Grassi -. Un grande gruppo, un’accozzaglia di operatori insieme per esigenza. Fuori dall’ospedale c’era il silenzio e noi dentro collaboravamo per un fine comune. Siamo riusciti a compiere un’impresa, senza provare stanchezza. Partire è stato terribile, il primo giorno ero sicura di non avere le competenze per curare i Covid. La paura, poi, nel corso dei giorni successivi è andata scemando, dopo aver percepito che ognuno di noi era lì per dare il proprio aiuto. È stato un grande insegnamento per noi”.

Dello stesso avviso anche l’ematologa Daniela Barraco: “Abbiamo provato tante sensazioni diverse, un mix tra adrenalina, terrore e paura. Esser usciti da questa situazione per me significa essere migliorato sotto il profilo non solo clinico-professionale, ma anche personale”.

Molto emozionanti anche le testimonianze dei medici specializzandi, la dottoressa 29enne Paola Sterpone, il dottor 30enne Filippo Marco Pappalardo e, infine, quella del 27enne cardiologo Federico Blasi. Tutti, raccontando le loro esperienze, lo hanno fatto con orgoglio e con il sorriso, a dimostrazione del fatto che quando un lavoro si fa con passione, nonostante la gravità della situazione, si impara sempre qualcosa, non solo per i medici ma anche per infermieri e operatori sanitari. Un periodo che si porteranno dietro tutta la vita.

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