Canton Ticino | 15 Luglio 2020

Interreg per il fiume Tresa, ecco il progetto per la tutela del territorio tra Italia e Svizzera

Ieri il secondo evento informativo con un importante confronto tra le autorità e i tecnici in visita al modello fisico del Laboratorium 3D di Biasca

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Si è svolto ieri a Biasca, in Canton Ticino, il secondo evento pubblico informativo del progetto Interreg “A cavallo del fiume Tresa”, co-finanziato dall’Unione Europea, che ha l’obiettivo di rendere più sicura dal punto di vista idrogelogico l’area svizzera-italiana attraversata dal fiume, come raccontato negli scorsi giorni.

L’incontro era in particolare dedicato alla visita ai modelli fisici del Laboratorium TreD, le cui prove sono necessarie per progettare nel modo più preciso possibile le opere da realizzare lungo il fiume. A portare i saluti istituzionali ai presenti sono intervenute diverse autorità, tra cui il sindaco di Biasca, Loris Galbusera, il capoufficio del corsi d’acqua, l’ingegner Laurent Filippini, il direttore di AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), l’ingegner Luigi Mille, e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. I dirigenti dei vari enti coinvolti e gli esperti hanno illustrato gli aspetti tecnici del progetto e guidato la visita ai modelli stessi.

Uno degli obiettivi rilevanti del progetto Interreg sul fiume Tresa consiste nel contrastare l’importante tendenza erosiva osservata lungo il corso d’acqua. Per tale ragione, l’Agenzia interregionale del fiume Po (AIPo) e l’Ufficio dei corsi d’acqua (UCA) del Dipartimento del territorio prevedono di innalzare e stabilizzare l’alveo mediante una successione di due rampe costituite da blocchi naturali di diversa pezzatura. Gli interventi devono garantire stabilità in caso di eventi di piena, assicurare la percorribilità̀ ittica durante i deflussi frequenti ecologicamente importanti e inserirsi armoniosamente nel paesaggio.

A differenza di altri interventi in cui si utilizzano strutture artificiali, in questo progetto sono previste delle rampe dinamiche, analogamente a quanto già contemplato nel progetto di risanamento della rampa di Lodrino lungo il Fiume Ticino. Questo genere di rampa prevede la posa di uno strato di materiale naturale con una granulometria molto ampia (che va dal materiale fine ai ciottoli), unitamente alla posa di blocchi naturali di diverse pezzature.

La teoria prevede che, una volta realizzata la rampa con una determinata pendenza longitudinale iniziale e una certa densità di posa dei blocchi più grandi, il fiume stesso strutturi l’alveo in modo stabile attraverso la sua azione erosiva. Questa tipologia di intervento si inserisce nel paesaggio in modo più adeguato rispetto ad altre tipologie di rampe realizzate su altri corsi d’acqua, quali ad esempio le rampe compatte o quelle strutturate (sistema “step and pool”).

Inoltre, grazie all’eterogeneità̀ delle strutture che si formeranno in modo naturale, si creano anche condizioni favorevoli alla risalita dei pesci e alla biocenosi fluviale in generale. Ma perché è necessario un modello fisico?

Allo stato attuale non si dispone di sistemi di calcolo teorici che permettano un dimensionamento affidabile di una rampa dinamica come quella che si intende eseguire. Anche le simulazioni numeriche non permettono di rispondere ai quesiti aperti legati a questo tipo di rampe. Si rende dunque necessaria una sperimentazione su un modello fisico, che è in corso di allestimento nel laboratorio ubicato a Biasca, nel Cantone Ticino.

La sperimentazione avrà tre obiettivi principali:
– Descrizione, analisi e quantificazione dei processi di strutturazione della rampa, fino al collasso della struttura.
– Definizione del carico limite per la rampa dinamica.
– Analisi tramite modellizzazione numerica 3D dei corridoi migratori e delle condizioni idrodinamiche esistenti per deflussi bassi in relazione alle possibilità̀ di risalita dei pesci.

Le prove sul modello fisico saranno condotte conformemente al programma di esperimenti seguito per il progetto della rampa di Lodrino, attualmente in corso. I risultati dei test confluiranno poi nel progetto esecutivo. Dalle sperimentazioni sul modello di Lodrino emergono già i primi elementi significativi sul comportamento delle rampe dinamiche, preziosi anche per la sperimentazione sulla Tresa.

I due progetti presentano infatti caratteristiche abbastanza simili, in particolare in relazione alla pendenza longitudinale e al carico idraulico specifico adimensionale. Ci sono però elementi peculiari che devono essere considerati. Innanzitutto nel caso della Tresa le rampe previste sono due e ci si attende un innalzamento dell’alveo nel tratto di transizione (dovuto ai fenomeni di strutturazione della rampa a monte) che influisce sul carico idrodinamico della rampa a valle. Occorrerà inoltre tenere conto delle condizioni di deflusso non omogenee dovute alla presenza di una curva e alle discontinuità nella sezione della Tresa.

Le rampe dinamiche rappresentano un approccio innovativo, ancora di più se in configurazione doppia. Il progetto sulla Tresa offre la possibilità di testare anche in natura in modo mirato e controllato la strutturazione delle due nuove rampe; sarà infatti possibile generare piene controllate tramite la regolazione del Lago di Lugano e si potrà così verificare nella realtà quanto testato in laboratorio e comprendere ancor meglio il comportamento delle rampe dinamiche. Tutte le conoscenze acquisite sia nell’ambito della modellizzazione fisica sia grazie alla strutturazione mirata nel prototipo, confluiranno nello sviluppo e nell’ottimizzazione di analoghi progetti futuri.

La visita al laboratorio di Biasca e la visione del modello realizzato per il Ticino, hanno consentito quindi di comprendere il tipo di sviluppo e di analisi che – con le dovute specificità – interesseranno anche il modello relativo al fiume Tresa.

Il progetto Interreg “A cavallo del fiume Tresa”, co-finanziato dall’Unione Europea, mira alla sicurezza del territorio attraversato dal fiume Tresa, proteggendolo dai pericoli gravitativi e d’inondazione. Il fiume Tresa scorre tra il lago di Lugano e il lago Maggiore, attraversando prima il territorio italiano (provincia di Varese) e poi quello svizzero (Cantone Ticino).

Sono capofila del progetto l’AIPo per la parte italiana e Dipartimento per il territorio del Cantone Ticino per la parte svizzera. Sono partner italiani anche Provincia di Varese e Comunità montana del Piambello. La frana Cadegliano-Viconago è attiva dal 2000 con diverse colate detritiche che hanno causato chiusure anche prolungate della SP61 e interessato l’alveo del fiume Tresa (confine italo-svizzero).

Le indagini hanno evidenziato un movimento profondo tale da impedire una sua completa stabilizzazione, ma che necessita di un continuo monitoraggio e di politiche di contenimento degli effetti che la sua attivazione potrebbe provocare. Il contesto è altamente strategico: a valle, oltre a S.P.61 e fiume Tresa, in territorio elvetico c’è un campo pozzi idropotabili.

Gli scopi del progetto sono:
– riduzione del rischio di accadimento del crollo della frana e dell’impatto;
– monitorare i fenomeni e definire un protocollo operativo transfrontaliero in caso di crisi (la viabilità alternativa è in suolo svizzero).

Sono previsti inoltre lavori lungo il fiume, garantendo la continuità ecosistemica, per stabilizzare il piede della frana:
– due rampe in blocchi per ridurre la capacità erosiva (abbassamento del fondo superiore a 2 metri negli ultimi 15 anni);
– parziale ripristino tratto di difesa di sponda in sinistra di intervento realizzato post evento 2002 (Abitato di Cremenaga).

Infine la realizzazione di un by-pass in territorio elvetico del fiume, in corrispondenza del fronte di frana, in caso di evento eccezionale garantirà la continuità del corso d’acqua evitando pericolosi fenomeni di sbarramento. Il 4 ottobre 2019, a Lavena Ponte Tresa si è svolto il kick-off meeting di presentazione e avvio ufficiale del progetto, con la partecipazione di tutti gli Enti coinvolti e delle Autorità.

Cliccare qui per consultare il sito ufficiale del progetto.

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