Lavena Ponte Tresa | 10 Novembre 2023

Interreg, la sicurezza del fiume Tresa “abbatte” il confine tra Varesotto e Ticino

Ieri a Lavena Ponte Tresa l’evento conclusivo del progetto di cooperazione transfrontaliera dedicato alla tutela del corso d’acqua e al monitoraggio della frana di Cadegliano. I dettagli delle opere

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Uno dei progetti Interreg nei quali sono emerse con più forza la sinergia e la collaborazione, a tutti i livelli, sviluppatesi tra i due Paesi partner Italia e Svizzera – nello specifico tra gli enti AIPo, Ufficio dei Corsi d’Acqua del Cantone Ticino, Comunità Montana del Piambello e Provincia di Varese.

È “A cavallo del fiume Tresa” con cui, dal 2019 a oggi, si è provveduto alla progettazione e all’esecuzione di alcuni importanti interventi di messa in sicurezza e di prevenzione sull’alveo del fiume che funge da confine naturale tra il Canton Ticino e il Varesotto e sulla frana di Cadegliano Viconago.

Le conclusioni di questo percorso impegnativo ed estremamente fondamentale per entrambi i territori interessati, dalla sponda italiana a quella elvetica, sono state presentate ieri mattina all’Antica Rimessa del Tram di Lavena Ponte Tresa, con una serie di interventi da parte delle istituzioni locali e dei rappresentanti delle varie realtà coinvolte che ha preceduto la visita ai cantieri, oramai in fase finale.

Sottolineatura comune, da parte dei sindaci Massimo Mastromarino e Domenico Rigazzi (Cremenaga), così come del presidente della Comunità Montana del Piambello Paolo Sartorio, del direttore dei Servizi generali e Coordinatore del Dipartimento del territorio del Canton Ticino Sandro Destefani e della vicesindaca di Tresa (CH) Margherita Manzini, la grande soddisfazione per gli ottimi risultati raggiunti e per la collaborazione fattiva tra gli enti fatta di perseveranza nel raggiungimento di un obiettivo comune e condiviso che ha permesso di superare le barriere e i confini. Geografici, istituzionali, burocratici, economici e linguistici, persino.

Una cooperazione transfrontaliera che, come ha evidenziato l’assessore al Territorio e Sistemi Verdi di Regione Lombardia Gianluca Comazzi (presente anche in qualità di presidente di AIPo), ha dimostrato di poter «produrre grandi benefici per i nostri cittadini e per i cittadini svizzeri» anche in tema di dissesto idrogeologico.

Cause, conseguenze e obiettivi

Il grande progetto messo a punto all’interno del programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera ha dunque avuto il pregio di rendere ancora più effettiva una sinergia che era già in auge una ventina di anni fa, in seguito all’attivazione della frana di Cadegliano partita nel 2000 e al grande evento alluvionale del 2002 che aveva causato una forte erosione delle sponde e il cedimento di alcuni tratti della ex SP61 (oggi SS344dir), rimasta poi bloccata per cinque anni, un abbassamento dell’alveo del Tresa e ingenti danni anche sul versante svizzero.

Nel corso degli anni sono stati numerosi gli interventi effettuati per provvedere alla messa in sicurezza e al ripristino della situazione, ma ciò che si è rivelato altrettanto necessario, dato che la situazione continuava a rimanere preoccupante, era andare a monitorare il movimento del versante e limitare l’erosione del letto del fiume consolidando il greto, stabilizzando il piede della frana con due rampe in blocchi (o “soglie di fondo”) e andando così a proteggere anche i pozzi di captazione dell’acqua potabile presenti in località Madonna del Piano, sulla sponda ticinese.

Opere da portare avanti non più “ognuno per sé”, ma insieme, unendo forze e competenze per dare solidità all’intero fiume attraverso un progetto certamente molto tecnico ma caratterizzato da una «visione più ampia e rivolta al futuro», come hanno sottolineato Marco La Veglia (dirigente di AIPo) e Laurent Filippini (dirigente dell’UCA): «Un progetto molto impegnativo dietro al quale ci sono davvero tante persone, con una collaborazione che, nell’arco di diversi anni, ha attraversato fasi anche non semplici come la pandemia, ma che ha sempre visto una grande disponibilità da parte di tutti gli uffici preposti: tutti insieme abbiamo lavorato per un bel risultato».

Interventi fluviali

Due le opere eseguite direttamente sul fiume Tresa (o sulla Tresa, come preferiscono chiamarla oltreconfine): una che prevede la difesa spondale sia dalla parte di Cremenaga sia da quella di Croglio (oggi parte del Comune di Tresa) con delle scogliere di massi e la seconda consistente nella realizzazione delle rampe dinamiche – la parte di progetto che, per il Responsabile Unico di Progetto AIPo Gateano La Montagna, «qualifica maggiormente questa esperienza».

Tali rampe, ha spiegato il Responsabile Unico di Progetto UCA Gian Luigi Perito, consentiranno di assorbire le erosioni del fondale che, in caso di piene, si andrà così ad assestare senza collassare. Questo grazie anche allo studio di una curva parabolica con pendenza fino al 15% che permetterà di rendere uniforme la sollecitazione del fondo garantendo un carico idraulico più omogeneo.

Fondamentale in tal senso è stata la fase di sperimentazione svolta nel Laboratorium3D di Biasca e la definizione di tutta la parte teorica per andare a pianificare i vari aspetti dimensionali come i diametri o le posizioni dei massi all’interno del letto del fiume, senza tralasciare gli aspetti legati alla biodiversità e alla tutela dell’ecosistema fluviale e della fauna ittica che migra dal Ceresio lungo il corridoio ecologico che raggiunge in ultima battuta il mar Adriatico.

In quest’ultimo caso è stato richiesto esplicitamente di mantenere o di creare i passaggi artificiali per i pesci, ma ulteriori aspetti che sono stati tenuti sotto stretto controllo dal punto di vista ambientale sono la non contaminazione delle acque, ad esempio con la realizzazione del guado provvisorio in calcestruzzo, o l’attenzione a evitare lo spreco di materiali. Il tutto, come ha chiarito l’ingegner Perito, scegliendo di agire secondo le normative più restrittive e severe in termini di sicurezza di entrambi i Paesi coinvolti.

Monitoraggio della frana di Cadegliano Viconago

Per quanto riguarda invece il secondo fronte di interventi, relativi alla frana di Cadegliano Viconago, si è provveduto a una valutazione dei possibili scenari di crollo, studiando l’area dal punto di vista geologico e geomorfologico e provvedendo a installare delle strutture deputate al controllo e alla trasmissione dei dati di monitoraggio ottenuti attraverso un sistema attivo dal 2021, con dei sensori posizionati in tre punti diversi del versante anche tramite delle perforazioni.

Come ha spiegato Maurizio Pozzoni (SUPSI), in questi due anni di raccolta dati sono stati registrati alcuni spostamenti anomali della frana in particolare in corrispondenza di eventi meteorologici intensi, sebbene la ridotta frequenza di questi, nell’ultimo periodo, abbia inciso sul livello di stabilità, mai risultato così alto come nell’ultimo anno proprio per via della mancanza di precipitazioni.

Ma un punto è stato messo in evidenza in modo più che chiaro: le movimentazioni sono state rilevate anche a sessanta metri di profondità, segno che anche a quel livello non vi è una situazione di stabilità e che dunque il dissesto di quest’area appartiene a un fenomeno molto più ampio e profondo che coinvolge l’intero versante.

All’interno di questa parte di progetto sono quindi stati definiti anche i modelli con i vari scenari di possibile movimentazione della frana, tre, ciascuno con un livello di invasione del fondovalle sempre maggiore, fino allo scenario più estremo. Una cosa, però, è certa: il sistema di monitoraggio installato due anni fa consente di vedere con largo anticipo se movimenti del genere sono in corso oppure no.

Per questo, l’invito rivolto da Pozzoni e dal collega di Idrogea Luca Osculati agli enti locali è quello di mantenere pienamente operativo il monitoraggio nel tempo – che è parte integrante del piano di allertamento e del protocollo da attivare in caso di emergenza, realizzato sul modello del sistema di allerta della Protezione civile regionale – anche per capire qual è l’attuale funzionalità delle opere realizzate negli anni passati e dove occorre intervenire per ripristinarle o realizzarne di nuove.

Valorizzare il Tresa

Tutte le opere realizzate fino a qui, in particolare proprio quelle contenute nella pianificazione Interreg Italia-Svizzera, come si è detto, hanno una visione proiettata verso il futuro. Un futuro che, lo hanno messo in luce sia il presidente della Comunità Montana del Piambello Paolo Sartorio sia il sindaco di Cremenaga Domenico Rigazzi, passa da una valorizzazione naturalistica, turistica e anche in tema di servizi.

«Da tempo ho questo sogno: mi piacerebbe che questo fiume, nella sua unicità, nei suoi 13 chilometri di lunghezza, diventasse una sorta di parco fluviale a livello internazionale. Teatro di un progetto che andrebbe a valorizzare a pieno questa asta fluviale corta e unica, con le numerose variabili presenti nel suo percorso, rendendola una sorta di “capitale” dell’Interreg», è l’auspicio di Sartorio.

E perché non recuperare un’idea che, alla fine degli anni Novanta, sembrava lì lì per riuscire a riattivare la tramvia che fungeva da collegamento tra Luino e il Ticino? Secondo Rigazzi, infatti, questo potrebbe essere sicuramente un altro modo per valorizzare questo tratto di fiume, valutando un progetto di collegamento tra Ponte Tresa e Luino con una nuova tramvia che andrebbe anche a risolvere numerosi problemi di viabilità non solo locale – basti pensare al flusso di frontalieri che ogni giorno valica il confine – ma internazionale.

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