Maccagno con Pino e Veddasca | 9 Marzo 2019

Luino, “Le competenze e le relazioni per coinvolgere ed informare la Comunità Locale”

Alcune interessanti riflessioni guardando il futuro, tra politica, società ed economia, sul ruolo delle piccole comunità da parte dell'Osservatorio Felice Cavallotti

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Sono diversi gli incontri culturali e sociali che continuano ad essere organizzati al Punto di Incontro di Maccagno e uno degli ultimi aveva come tema principale la Montagnola, che è seguito a quello sui reticoli ecologici che introduceva l’opportunità dell’individuazione del “Parco della Veddasca”.

In entrambe le circostanze è stato il giovane Gabriele Brambini, giovane scienziato maccagnese, ad essere protagonisti delle conferenze, raccontando e spiegando a tutti i presenti le argomentazioni.

Nel frattempo, però, dopo la serata alla Colonia di Germignaga che ha visto la nascita della Comunità Operosa Alto Verbano, sono tante le associazioni che si interrogano sul futuro del territorio, tra cui l’Osservatorio Felice Cavallotti.

Proprio per questa ragione, i membri dell’osservatorio hanno inviato un testo alla redazione che vi proponiamo. 

Prendiamo spunto dalla conferenza tenuta dall’amico naturalista Gabriele Brambini sull’area umida della torbiera della Montagnola, tenuta al “Punto di incontro” a Maccagno, per fare una breve riflessione sull’auspicata visione di cambiamento dell’attuale e emergente paradigma sociale.

Discussioni che risultano inevitabili quando ci si vuole sottoporre alla comprensione dei processi di ricomposizione dei sistemi territoriali, ripercorsi da visioni di sostenibilità, comportamenti sulla sussidiarietà e aspettative di resilienza.

Per farla breve, una riflessione sulla distorsione che l’attuale paradigma sociale ha prodotto e continua a produrre imponendo l’allontanamento e una verticalizzazione gerarchica tra le tre categorie che determinano e caratterizzano il nostro territoriale vivere quotidiano: economia-politica-società.

Difetto di (non)relazione sicuramente di difficile correzione qualora si decidesse di rimanere concentrati su una parziale osservazione che si crede risolta con logiche interventiste espresse dalla modalità del cosa fare dimenticando, almeno così sembra, le modalità del come fare; modalità questa ultima necessaria per agire sulle relazioni di fiducia della Comunità e sui quei comportamenti che a lungo andare assegnano un senso ai beni comuni.

Ma torniamo all’oggetto. Ci troviamo di fronte ad una realtà sensibile come quella di una zona umida montana e alla facoltà di decidere se e come prendere delle decisioni di cura e di custodia su questo delicato sistema evolutivo. La prima intuizione e consapevolezza è quella di una necessità che, per la sua comprensione, ci voglia una buona dose di sapere scientifico. Ecco che nasce l’esigenza di una specializzazione. Gabriele, a merito della sua energia empatica, intuisce che per affrontare e gestire questi processi spazio-temporali, non è sufficiente il suo ruolo scientifico ma c’è bisogno di mettere in campo relazioni che vanno ben oltre alle possibili soluzioni tecniche; comunica alla politica locale, con la sua passione, la necessità di una divulgazione allargata che possa andare ad intercettare e toccare gli spiriti e l’anima della Comunità Locale.

Ma questo coinvolgimento non sembra ancora esaustivo. Gabriele, la Politica Amministrativa (politica) e parte della Comunità locale (società) ricca del senso acquisito, sembrano avere capito che manca ancora una componente per vincere questa scommessa, manca al tavolo delle relazioni quella realtà economica e produttiva che interagisce quotidianamente con queste sensibilità. Manca l’allevatore con i suoi armenti (economia).

Si entra così, per curare e custodire un elemento naturale come la torbiera in una complessità sistemica circolare che va interessata nella sua totalità, in modo da ottenere adeguati risultati che riescano ad esprimere una gestione territoriale con una propria forza di movimento resiliente.

L’allevatore può garantire che la delicata torbiera venga protetta dalla presenza devastante dei suoi, e non solo, animali; la Comunità locale può contribuire a questa conservazione iniziando a rispettare e valorizzare finanziariamente il lavoro dell’allevatore (custode di un bene comune) avvicinandosi a forme di consumo critico (Terre di Lago) e condividendo soluzioni di adozione (adotta un agnello, un vitello o una produzione agricola ecc.) che possono contribuire ad una integrazione salariale all’allevatore stesso, ed infine educare la politica Amministrativa ad avere una maggior affidabilità democratica. Una politica di governo incentrata sul consenso attivo ottenuto attraverso processi di condivisione e di co-progettazione.

Il cambio di paradigma vuole l’Amministrazione non più come quella che fa le cose, ma come chi crea le condizioni affinché le cose siano fatte.

Una politica in grado di descrivere il proprio territorio attraverso un mosaico di realtà, questa volta, intrecciate con il quotidiano, con l’esistenza concreta dei suoi cittadini.

Realtà dunque co-progettate e condivise, conservate e ricomposte sistemicamente, ricchezze uniche capaci di caratterizzare, attraverso la relazione e la ricomposizione, quegli ambienti che compongono i sistemi territoriali a cui la Comunità ha assegnato un nome proprio, un senso.

Un senso che non è nient’altro che l’espressione di una comunitaria coscienza di luogo portatrice di una sostenibile “ecologia economica” incentrata sulla salvaguardia della biodiversità.

Ma è pur vero che la società civile non può per responsabilità stare alla finestra ad aspettare.

La società civile non deve attendere la lungimiranza della politica e dell’economia, deve riprendersi con autorità il suo spazio; deve iniziare una sua propria rivoluzione organizzandosi, strutturandosi e consolidandosi attraverso forme comunitarie capaci di agire attraverso l’individuazione e organizzazione di forme e luoghi dove si educhi ad esercitare la co-progettazione. E questo lo può fare sfruttando l’opportunità del mettersi in rete contribuendo a quel “farsi aiutare” che serve a rigenerare saperi che il territorio ha sapientemente e silenziosamente stratificato negli anni.

Le Comunità devono raggiungere una coscienza predisposta alla interrogazione e alla interpretazione, una volontà dialettica capace di arricchire ed aprire la loro creatività ad una giusta porosità dialettica tra il piccolo e il grande, il dentro e il fuori. Questa porosità la si può solamente esercitare forzandone la strategia della con-divisione, ormai condizione indispensabile per poter riuscire a seminare o impiantare e governare una società circolare incentrata su valori comportamentali qualificati di inclusione, di equità, di coesione sociale e soprattutto di rispetto della Terra Madre.

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