78 giorni di viaggio, circa 2000 chilometri percorsi a piedi, incontri, natura e lentezza: questi gli ingredienti del viaggio compiuto da due giovani del Luinese, Gabriele Brambini e Gabriele Tarallo, lungo tutto l’arco alpino.
Il 9 luglio la partenza da Ventimiglia, il 23 settembre l’arrivo a Trieste. Nel mezzo, l’immensa varietà di paesaggi, paesi e persone che le Alpi racchiudono in sé, fra Italia, Francia, Svizzera, Austria e Slovenia: un cammino che li ha portati, durante gli scorsi mesi estivi, a scoprire da vicino luoghi estremamente conosciuti come le Dolomiti e altri meno noti come la Val Maira, senza tralasciare chi, quei luoghi, li vive concretamente ogni giorno.
Equipaggiamento? Solo il minimo indispensabile, se non ancora meno: zaino in spalla, sacco a pelo e lo stretto necessario. Niente tenda per dormire né fornelletto per cucinare, giusto un pannello solare portatile per ricaricare i dispositivi elettronici.
«Abbiamo mangiato pane e formaggio, miele, frutta e ogni tanto ci siamo concessi dei pasti nei rifugi – ci raccontano – In Svizzera una signora ci ha persino regalato una bottiglia di vino, mentre un’altra, in Trentino, ha voluto darci la “mancia”, come una nonna. E le notti le abbiamo quasi sempre trascorse all’aperto: nonostante l’estate caldissima, in qualche caso ci è capitato di incappare nella pioggia e ci siamo riparati dove capitava, anche nelle stalle».
Benché i due ragazzi conoscano bene le montagne, dal momento che sono legati anche al gruppo Giovani del CAI Luino, la natura che si sono trovati di fronte in questa esperienza ha mostrato loro tutti i segni della sua sofferenza in paesaggi «molto diversi dal normale»: poca neve e nevai pressoché rarissimi, ghiacciai il cui accesso era chiuso perché troppo pericolosi da affrontare per via della siccità, anziani e pastori incontrati lungo la strada fortemente preoccupati nel vedere la vegetazione così secca come mai prima d’ora. E, dall’altra parte, le colture intensive come i meleti della Val Venosta o gli impianti di risalita che devastano i versanti con le loro imponenti strutture.
Questo è, però, solo uno dei volti di un viaggio che si è rivelato impegnativo non solo per il fisico, ma anche per la mente, così come lo era stata la traversata dei Pirenei vissuta da Tarallo e Brambini lo scorso anno, insieme a Samuele Omati. «La solitudine si sente, ma nemmeno troppo – rivela Brambini – Con la fatica, mentre si cammina, si entra in una sorta di stato meditativo. C’è tanto tempo per pensare, ma anche per concentrarsi su di sé e ascoltare il proprio corpo, per capire come farlo funzionare al meglio tutto il giorno e raggiungere la tappa successiva senza spendere troppe energie».
Ma da dove è nata l’idea di percorrere tutto l’arco alpino a piedi? Come per i Pirenei, a ispirare questa particolare avventura è stato l’alpinista Franco Michieli che, negli anni Ottanta, ha compiuto la stessa esperienza, narrata anche in un libro. E destino ha voluto che proprio Michieli capitasse sulla strada dei due giovani, che hanno potuto condividere insieme a lui una cena e tanti racconti: «È stata una sorpresa bellissima e inaspettata: incontrare chi ti ha ispirato a fare quello che stai facendo è davvero emozionante».
Tirare le somme, dopo quasi 80 giorni di cammino, non è tuttora così semplice: «Dobbiamo ancora rielaborare ogni cosa, ma quel che è certo è che c’è la voglia di ripartire di nuovo – confidano Brambini e Tarallo – Viaggiare in questo modo fa sperimentare una dimensione completamente diversa, si scopre il valore della lentezza e del prendersi del tempo per sé».
Dunque, nel 2021 i Pirenei e nel 2022 le Alpi. E l’anno prossimo quale sarà la nuova meta? I due giovani preferiscono non sbilanciarsi. Solo un vago sorriso: «Vedremo».
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