Gemonio | 30 Gennaio 2019

Un bel progetto di inclusione dei migranti tra Agrisol e il Museo Bodini

Un’occasione per far conoscere questa realtà culturale ai migranti di Pakistan, Armenia, Costa d'Avorio, Azerbaijan, Libia, Togo, Somalia, Eritrea, Mali e Tanzania

Un bel progetto di inclusione dei migranti tra Agrisol e il Museo Bodini
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(articolo di Lara Treppiede, Direttore Museo Civico Floriano Bodini) Un nuovo incontro non può che essere un nuovo stimolo, una nuova visione, un nuovo dialogo. In una fredda mattinata di dicembre entrano per la prima volta al Museo Civico “Floriano Bodini” alcuni ragazzi ospiti della cooperativa sociale Agrisol di Caravate.

Un’occasione mossa dal desiderio di far conoscere realtà del territorio a questi migranti dalle origine lontane: Pakistan, Armenia, Costa d’Avorio, Azerbaijan, Libia, Togo, Somalia, Eritrea, Mali, Tanzania, i loro paesi natii. Un progetto d’inclusione che il Museo Civico Floriano Bodini prosegue con entusiasmo, a seguito delle visite dello scorso anno con la figlia del grande scultore, Sara Bodini.

Ma gli ospiti sono diversi, ognuno di loro è unico, i loro sguardi incuriositi e attenti hanno caratterizzato l’intera visita negli spazi del Museo. Solo un apparente ostacolo, quello linguistico, che nella disponibilità e attenzione delle accompagnatrici, trova subito rimedio con traduttori ed espressioni corporee che supportano, quando necessario, il dialogo.

L’accoglienza avviene nella sala delle esposizioni temporanee, che ospita in questi mesi la mostra “Zivilcourage” , in omaggio alla ricorrenza del ventennale della realizzazione di Bodini del monumento della Piazza del Parlamento di Hannover, I Sette di Gottinga. Sette personaggi che attraggono da subito i ragazzi, che non mancano di riconoscere il volto dello stesso artista in quelle statue così bianche e imponenti. Nel cortile centrale, come in quello delle sculture accanto alla biblioteca, è un continuo ritrovare e ritrovarsi quando parliamo delle opere del periodo del Realismo Esistenziale, quelle figure che scavano nei loro occhi e quei sentimenti che risentono nei loro cuori. Così come nell’opera “La Guerra”, ancora più esplicita, le loro espressioni trovano una sfumatura di tristezza.

Non servono parole, non serve una descrizione attenta, bastano i loro brevi silenzi per trovarsi in una sfera di condivisione umana. Perché è questo l’aspetto più intenso del nostro incontro: l’umanità. Le origini, la fierezza del ragazzo che vedendo la testa proveniente dal Benin, dice con gran sorriso e soddisfazione…”Africa”! Volti che nel corso della visita diventano famigliari, sagome, materiali e lavorazioni che avvolgono di magia e grandezza la figura di un artista. Ma, dopo corpi e volti, è di fronte ad un disegno astratto che inizia la discussione, non nuova all’arte contemporanea, del significato, della ricerca dell’autore. La parola viene presa da un giovane che ama disegnare, che in quell’opera, con la presenza di solo accenno a un corpo femminile, trova le espressioni e la delicatezza per far comprendere o almeno dare una chiave di lettura ai compagni dubbiosi.

L’amore per il luogo di origine, così come Floriano Bodini ha sempre dimostrato per Gemonio e la Valcuvia, lo sguardo verso mondi lontani, dal Giappone all’Africa, il fascino e il rispetto per altre culture, ma soprattutto l’amore per l’umanità intera, sono sentimenti e sensazioni presenti nella mostra, che non sono sfuggiti ai ragazzi, perché questo è quello che rimane del nostro incontro. Accanto a innumerevoli fotografie, sorrisi e la curiosità di scoprire ogni angolo del Museo, è la meraviglia dell’arte a essere protagonista, di quell’arte senza limiti e compromessi, quell’arte che sa parlare all’uomo e dell’uomo.

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