Alto Varesotto | 15 Gennaio 2019

Nel Medio-Alto Varesotto solo 182 richiedenti asilo, “Nessuna emergenza migranti”

Don Sergio: "Invito tutti i cittadini che esprimono il loro dissenso e la loro rabbia sui social network, ad andare a conoscere queste persone. No ai pregiudizi"

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Il tema dei migranti in tutta Italia, compreso l’Alto Varesotto è molto sentito. Un disagio, quello dell’arrivo di questi stranieri, perlopiù giovani, che si alimenta ogni volta che a compiere reati sono cittadini con nazionalità differente da quella italiana.

Difficile, però, far comprendere come, nella maggior parte dei casi, si tratta di persone regolari o irregolari sul territorio, ma non dai migranti in arrivo in questi ultimi mesi ed anni nel nord della Provincia, che sono gestiti dall’Asilo Mariuccia e dalla cooperativa Agrisol, coadiuvata da alcuni comuni e da diverse parrocchie. Sulle migliaia di persone residenti nel Medio-Alto Verbano, però, solo 182 i migranti ospitati nelle strutture presenti, i cosiddetti CAS (centri di accoglienza straordinaria).

All’Asilo Mariuccia di Porto Valtravaglia ci sono in totale 55 persone, di cui 22 uomini, 8 donne e 25 adolescenti, mentre nelle strutture gestite da Agrisol sono 127: 74 uomini a Caravate, nove a Maccagno con Pino e Veddasca, nove persone in famiglia a Colmegna, 14 uomini a Dumenza, tre a Cassano Valcuvia, tre persone in famiglia a Cunardo, tre uomini a Cugliate Fabiasco e dodici, tra donne e bambini, a Marchirolo. Un’emergenza, quindi, che, stando ai dati ufficiali, non pare esserci, almeno non tra i migranti ospitati dalle due realtà locali.

“All’inizio non è stato facile, ci sono state difficoltà – racconta il prevosto e decano di Luino, don Sergio Zambenetti -, ma non ci sono mai stati problemi con questi ragazzi. Anzi, in alcune circostanze, come a Dumenza, vi sono degli splendidi esempi di integrazione, dove i richiedenti asilo si sono messi a disposizione della comunità. Per questo, invito tutti i cittadini che esprimono il loro dissenso e la loro rabbia sui social network, ad andare a conoscere queste persone: per sentito dire si dicono tante cose che non corrispondono alla realtà. Invece penso sia più utile andare e conoscere, non affrontare il problema con pregiudizi”.

“A Dumenza – spiega il diacono Giorgio Campoleoni -, i ragazzi che seguiamo sono impegnati come operatori ecologici nella pulizia delle strade e nell’orto solidale. Da poco abbiamo avviato anche un corso di aiuto idraulico, grazie ad un uomo in pensione. L’obiettivo è quello di riuscire ad inserirli nel mondo del lavoro appieno. Le prime reazioni sono state negative, appena arrivati, ma solo dopo un anno si è instaurato un rapporto molto bello, e questo lo dobbiamo anche ad Agrisol e ai suoi operatori. In tanti hanno deciso di fare i volontari, facilitando il percorso di integrazioni. Alcuni cittadini, infatti, li invitano anche a bere un caffè in casa, altri li hanno voluti come collaboratori domestici, in regola. Ora stiamo lavorando a nuovi progetti, in attesa degli effetti del nuovo decreto. È un momento di scoramento, ma continueremo a fare il nostro lavoro. Non ci tireremo indietro”.

I giovani richiedenti asilo che si trovano attualmente a Dumenza, infatti, nei prossimi mesi lavoreranno alla produzione del mirtillo siberiano e alla creazione di una serra per produrre nuove piantine. In tutti questi casi questi ragazzi, che nei loro paesi di provenienza svolgevano anche lavori come elettricisti, meccanici o sarti (uno di questi ha realizzato i costumi per la recita dell’asilo), hanno creato nuovi stimoli e dato nuova linfa ad alcune comunità, utili anche a coinvolgere tutte le persone in difficoltà o povere residenti nei comuni.

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