Marchirolo | 4 Novembre 2018

Dopo esser fuggita dalla Libia con tanti sogni, oggi Stephany lavora e coltiva il suo futuro

La testimonianza di una donna arrivata l'anno scorso in Italia dall'Africa e accolta dalla cooperativa Agrisol. "Donne africane studiate e imparate l'italiano"

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(articolo di Francesca Rigamonti) Nonostante fosse una giornata uggiosa e fredda di metà ottobre Stephany è scesa dal treno allegra e saltellante. Esordendo con un semplice, ma incisivo “Sono felice”, si è avvicinata alla mia macchina con un sorriso tutto denti e gli occhi scintillanti. Ma Stephany è così, è entusiasta della vita. ”Sono felice felice, ma proprio felice, tanto! Grazie Agrisol”. Mi abbraccia e mi bacia. I due minuti di viaggio dalla stazione all’abitazione, sotto la pioggia, sono stati rasserenati dalla spensieratezza della frase ripetuta in loop da Stephany. Ed anche il suo piccolo bimbo rideva…

A casa, dopo averlo nutrito e cambiato, ci siamo sedute sul letto e Stephany ha iniziato a raccontarmi, sempre ed unicamente in italiano, di questo nuovo momento della sua giovane esistenza. E sì, perché Stephany è proprio giovane, nonostante la sua vita sia già stata permeata da tante esperienze.

Si, sono felice, tanto felice! Sono stata fortunata“, prosegue seduta sul letto con le gambe incrociate ed il bimbo tra le braccia  che giocherella con la maglia della mamma.”Sono stata fortunata, sono arrivata in Italia senza troppi problemi. Il paese nel quale vivevo non era un bel paese. Sono partita con tanti sogni. Ho avuto pazienza ed il primo passo l’ho fatto. Ora ho un lavoro e parlo, anche se ancora non come vorrei, l’italiano. Ma voglio andare avanti. Voglio esaudire tutti i miei sogni…”.  Si interrompe un attimo: “Si dice così, esaudire?”.

Bisogna ammetterlo, in circa un anno, Stephany ha imparato un ottimo italiano. Le chiedo quindi quali fossero i suoi sogni. Ride e posa a terra il suo bimbo, il quale si rizza in piedi attaccandosi alla spalliera del letto. “Ma dai che lo sai – prosegue -. prendere la terza media per poter fare una scuola di specializzazione che mi rilasci un attestato riconosciuto. Non voglio fare per tutta la mia vita le pulizie”. Si ferma e mi guarda con gli occhi un po’ smarriti.

Riprende, questa volta in inglese, ma è vero che ci sono ricordi che non possono essere espressi diversamente che con la propria lingua, perché ad essa appartengono. “In Africa io studiavo, poi improvvisamente ho dovuto smettere. Avrei voluto fare l’università, anche se già sapevo che sarebbe stato un sogno. Sono venuta qua in Italia perché così avrei potuto avere una possibilità. Ringrazio Agrisol per avermi dato l’occasione di studiare, ma soprattutto ringrazio tutti gli educatori di Agrisol, che in questi mesi mi hanno capita e mi hanno sostenuta”.

Silenzio. Mi guarda. Ci sorridiamo. Prosegue: “Sono fortunata e per questo sono felice. Ora ho un lavoro. Finalmente non sono più a casa tutto il giorno. La mia testa non scoppia più di pensieri. La sera sono troppo stanca. La notte dormo profondamente. Sì, sono fortunata, sono felice. Vado a scuola, ho un figlio, ho un marito ed ora ho anche un lavoro e la possibilità di studiare”.

Mi abbraccia ringraziando Agrisol. Le chiedo quindi di questo nuovo lavoro, impressioni, fantasie, delusioni, aspettative- “Non avevo paura. Avevo già fatto le pulizie in Libia. Però in una casa”. Inizia a ridere e, prendendo in braccio il suo bimbo che nel frattempo piagnucolava per ricevere le dovute attenzioni materne, continua a parlare: “Il primo giorno che sono entrata e ho visto tutto quello che c’era da fare mi sono detta, ‘Questo è veramente faticoso’. Per fortuna dopo non è stato così impegnativo come pensavo. Ritorno a casa che sono distrutta, è vero, ma per tutte quelle ore al giorno io non penso più e la notte dormo. E sto meglio. I colleghi poi sono molto gentili, con loro mi trovo bene”.

La interrompo. Le domando cosa si aspetti dal futuro rispetto a questo tirocinio. “Spero di poter essere assunta con un contratto. Io ce la metto tutta, perché non voglio perdere questa occasione. Mi impegno”. Ci guardiamo e le chiedo se c’è qualcosa che vorrebbe dire alle persone nella sua situazione. Appoggiando una mano sulla guancia del suo bimbo e guardandolo con tenerezza, dopo qualche secondo, sorridendo e senza smettere di osservarlo risponde: “Semplicemente che bisogna avere pazienza. Tanta. Se vuoi tutto veloce alla fine è tutto sbagliato e non ottieni nulla. Ci vuole pazienza, tanta. E poi bisogna imparare l’italiano. Se non sai parlare, non puoi né capire né comunicare. Per le donne africane aggiungo: studiate, studiate e studiate”.

Questa è Stephany, arrivata da poco in Italia, oggi accolta dalla struttura gestita da Agrisol a Marchirolo ed entusiasta della vita. Con il sogno di prendere la terza media.

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