(articolo di Angela Vitacca)
Viviamo un periodo di grandi cambiamenti, in cui ci scontriamo continuamente con paure e sofferenze. Ogni essere umano, soprattutto i migranti, qualunque sia la loro provenienza, sentono il bisogno di essere accettati ed amati. Noi dobbiamo trovare il coraggio di rompere con i nostri pregiudizi, che ci riempiono il cuore di diffidenza, e cercare di avvicinarci a loro per capirli e comprenderli: se si sentono accolti, capiti e non giudicati, infatti, aprono il loro cuore e condividono il loro vissuto e le loro speranze, divenendo capaci di costruire relazioni vere con le nostre comunità.
I migranti, nel loro peregrinare sulla faccia della terra, insieme alle loro poche cose, portano con sé, ovunque vadano, modalità espressive peculiari della loro cultura, anche in campo religioso: forme liturgiche, atteggiamenti, espressioni a volte completamente diverse dalle nostre. Le abbiamo conosciute alla celebrazione di due battesimi presso la Chiesa Evangelica di Varese.
Due coppie: Stephany e Raymond, Alex e Boatemaa, entrambe provenienti dal Ghana. Sono arrivate in Italia a maggio dell’anno scorso e, dopo un breve periodo in un centro di Cuveglio, alla fine del mese di giugno sono state trasferite a Cocquio, in un appartamento gestito da Agrisol, la cooperativa braccio operativo della Caritas diocesana di Como.
E’ passato un anno e, nel mese di marzo, Sthephany e Boatemaa hanno partorito due splendidi maschietti: Emanuel e Lawrence. La partecipazione di alcuni di noi alla celebrazione del Battesimo dei due piccoli, insieme ai loro genitori e a tutta la comunità religiosa dei nostri amici migranti, ci ha fatto comprendere che le distanze si possono azzerare e quando l’amore guida i pensieri e le nostre azioni possiamo tutti essere costruttori di pace, non dimenticando che le nostre paure sono le stesse di chi viene da molto lontano.
Abbiamo apprezzato il modo gioioso, diverso dai nostri usi, fatto da letture bibliche, intervallate da canti, balli, per dare lode a Dio, che ci hanno coinvolti a tal punto che anche noi danzavamo e lodavamo Dio, cercando di imitarli. Nel momento in cui i genitori presentano al pastore il bambino e il nome scelto per lui, questi è accolto dalla comunità. Il rito prevede che dopo questo passo ai piccoli battezzandi vengano offerti alcuni doni, prima dalle donne della comunità religiosa, poi dagli uomini e infine dai bambini.
Tutti, oltre ai regali, hanno chiesto al buon Dio benedizioni spirituali, aggiungendo che come comunità avrebbero accompagnato Lawrence ed Emmanuel nella crescita umana e spirituale per tutta la vita. Il cerimoniere, a festa conclusa, ha salutato i partecipanti, donando a tutti parte del cibo offerto alla festa, per la condivisione fraterna. E’ stato come portare a casa un po’ della gioia assaporata durante la festa del Battesimo di Lawrence ed Emmanuel.
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