Porto Valtravaglia | 30 Aprile 2018

Porto Valtravaglia, grande commozione per l’addio al partigiano “Bob”

Molto sentiti e partecipati i funerali di Danilo Filius che si sono svolti oggi a Domo. Grande commozione per l'omaggio del sindaco Giacobazzi e dell'ANPI

Porto Valtravaglia, grande commozione per l'addio partigiano
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“Non c’è futuro senza memoria del passato” e l’omaggio che tante persone hanno voluto regalare a Danilo Filius oggi a Porto Valtravaglia ne è stato l’esempio. Un funerale intenso, sentito e commovente, che ha permesso di ricordare il partigiano “Bob” nel migliore dei modi. Un uomo che ha sempre dimostrato grande umanità e senso di giustizia, rischiando la propria vita per il bene comune, incarnando i valori della Resistenza e della lotta per la libertà che ci hanno condotti alla democrazia, lasciandoci alle spalle una tre le pagine più buie della storia del Novecento, il nazifascismo.

“I partigiani sono come i fiori dei campi, non crescono nei vasi – ha affermato il sindaco di Porto Valtravaglia, Adriano Giacobazzi -, ma crescono in un ambiente libero e aperto. Ricordo Danilo nella sua purezza e nella sua semplicità, con un passato glorioso alle spalle. Oggi è necessario e fondamentale riprendere coscienza dell’importanza dei valori della libertà e di tutto quello che i partigiani hanno fatto per noi. Dobbiamo continuare a combattere contro l’avanzata dei nazifascisti e lo faremo anche grazie a tutto quello che Danilo ha fatto per noi”.

Il vicepresidente ANPI Luino, Giovanni Petrotta, ha voluto dedicargli un pensiero, riportandoci agli anni nefasti in cui lottare per la libertà significava mettere a rischio la propria vita: “Durante la Resistenza –  ha affermato Petrotta -, da commissario politico della Divisione Garibaldine della Valsesia, si distinse per diverse audaci azioni belliche come l’assalto all’aeroporto di Vergiate, al deposito armi di Gavirate, per la salvezza di un giovane che rischiava ingiustamente di essere fucilato e per altre valorose imprese”.

Anche l’ANPI provinciale Varese, grazie alle parole della presidentessa Ester de Tomasi, ha voluto rendergli omaggio: “A Danilo un ricordo e un abbraccio: in un momento così politicamente confuso e smarrito, emerge la tua figura, hai saputo con determinazione e fermezza distinguere la grande differenza tra libertà e dittatura, e hai saputo dire no in un momento in cui dire no voleva dire rischiare la vita. Con parole semplici sapevi trasmettere l’importanza di avere grandi valori come libertà, democrazia, antifascismo. Averti incontrato lo scorso anno è stata per me un’esperienza unica e preziosa, non mi riesce perciò di tradurre in parole i sentimenti provati alla notizia della tua scomparsa. Ricorre quest’anno il 73esimo anniversario della Liberazione e della Resistenza ricordiamo quindi, l’impegno, spesso a rischio della propria vita, di uomini e donne per affermare i principi di libertà e indipendenza sui quali si fonda la Repubblica e la Costituzione e per trasmetterne i valori alle nuove generazioni. Danilo ci lascia l’eredità della Resistenza, fatta di donne e uomini liberi e per questo dobbiamo dirgli grazie. Voglio pensarti lassù insieme ai partigiani che entrarono gioiosi nelle città liberate e liberarono così l’Italia tutta. Sei solo scomparso dalla nostra vista ma rimarrai tra di noi, non ti dimenticheremo mai, non ci stancheremo di fare memoria e ti avremo a fianco nel nostro cammino. A te l’ultimo mio affettuoso abbraccio e attraverso la mia voce ti giunga il saluto e l’abbraccio di tutta la grande famiglia dell’ANPI provinciale Varese”.

Ai suoi funerali erano presenti non solo una delegazione degli Alpini ed una dell’ANPI Laveno Mombello, ma anche il presidente della Comunità Montana Valli del Verbano, nonché sindaco di Cuveglio, il dottor Giorgio Piccolo. Alla moglie Esterina Isabella, alle figlie Patrizia e Tiziana e a tutti i familiari vanno le nostre sentite condoglianze.

Il ricordo di Emilio Rossi, presidente dell’ANPI Luino. Scampato ai cannoneggiamenti degli Alleati in Sicilia, ritornato nella caserma di Vercelli, durante una memorabile adunata del 1° Reggimento Carristi, venne chiamato, insieme ai suoi commilitoni, a compiere una scelta cruciale: o collaborare con i tedeschi o subire una mortificante deportazione in un campo di concentramento in Germania. La sua risposta e quella della maggior parte dei soldati italiani fu un no deciso. Dopo l’8 settembre, infatti, gli Italiani vennero sostanzialmente considerati dai tedeschi come spregevoli traditori. Da qui la decisione di deportare le truppe non collaborazioniste nei campi di lavoro, al servizio della vittoria del terzo Reich. Mentre stavano per essere caricati sul treno in partenza per la Germania, Danilo con una spericolata fuga, si sottrasse alla deportazione. Un amico in  servizio nella polizia riuscì a procurargli una divisa da ferroviere che gli consentì di tornare a Porto Valtravaglia con la littorina di Novara. Volle tuttavia dare il proprio generoso contributo all’Italia per la riconquista della libertà perduta. Nell’autunno del ’43, con un gruppo di 10-12 persone, tra i quali anche il fratello Omero, salì sul Monte S. Michele. L’intenzione era quella di aggregarsi  alle formazioni che avevano occupato il S. Martino, ma la richiesta era stata respinta. In seguito a Golasecca Danilo e i suoi compagni si incontrarono con i fratelli Leopoldo Bruno «Mitra» e Carlo «Jonson» Caravelli, coi quali attraversarono il lago per acquartierarsi sulle alture intorno al Mottarone, verso Arona. Percorsero tutti i valichi sopra Meina e si fermarono all’Alpe Verdina, un vero e proprio nido d’aquila. Per procurarsi le armi, Danilo ricordava di aver partecipato ad una spedizione all’aeroporto di Vergiate che si sapeva sorvegliato da militari italiani. I partigiani con la complicità del buio strisciarono attorno al reticolato come faine in cerca della preda. Poi immobilizzarono le guardie. Anche questo episodio è narrato con dovizia di particolari da Leopoldo Bruno Carabelli nel suo libro Memorie di un ribelle – I partigiani dell’alto e basso Vergante.  Diverse furono le azioni condotte con grande coraggio e determinazione da Danilo, come l’attacco ed il conseguente incendio del deposito di armi di Gavirate. I partigiani si muovevano su un territorio molto vasto dalla Valsesia, dove attaccarono il presidio di Romagnano e Fara, alle colline dell’alto Piemonte, costantemente bersagliati dalle brigate nere e dalla “X MAS”, fino alla primavera del 1945. Una guerriglia dura e sanguinosa, contrassegnata da molte perdite di vite umane. Un giorno sopraggiunse un garibaldino e riferì loro che stavano fucilando un giovane fascista, appena catturato. Un comandante di distaccamento di nome “Lupo” aveva già schierato i suoi uomini per l’esecuzione. Il condannato era un ragazzo di Silvera di nome Carlo Prina, 19 anni. “Jonson” che conosceva da sempre la famiglia volle essere informato sulle motivazioni di quella  sentenza sommaria. Il giovane ebbe modo di raccontare la sua storia. Prelevato da un reparto della «Muti» a Milano, era stato obbligato ad entrare nelle formazioni fasciste ed a prendere parte alle azioni di rastrellamento. Durante una breve licenza, era però fuggito, aveva  bruciato la sua divisa e consegnato il suo mitra e la sua pistola ad un partigiano di cui ricordava solo il nome, “Bob”. Danilo Filius ne aveva, infatti, parlato con “Mitra” qualche giorno prima. Chiamato a testimoniare, “Bob” confermò la versione dei fatti riferita ed il povero ragazzo fu salvo. È questo un significativo episodio che evidenzia la grande umanità di Danilo ed il suo alto senso di giustizia. Un uomo Danilo “Bob” che ha rischiato la vita per il bene comune. Finalmente nell’Italia pacificata, Danilo ritornato a casa, poté realizzare il suo sogno d’amore, sposando la sua Esterina che aveva conosciuto quando lei aveva solo 14 anni. Un amore che il tempo non ha mai scalfito e che lo ha accompagnato per tutta la sua lunga vita.

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