Porto Ceresio | 19 Aprile 2018

Porto Ceresio, 15 uova di germano reale le prime inaspettate “ospiti” di Botel 2.0

Un avvenimento certamente di buon auspicio per una struttura che ha voluto creare un continuum con l'ambiente nel quale è ospitata. "Coinvolti emotivamente"

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“Turismo ed empatia ambientale” titola il breve resoconto che Gaetano Gucciardo, ideatore dell’innovativo progetto Botel 2.0, scrive per raccontare il curioso avvenimento che lo scorso dicembre ha preso vita proprio sulla struttura galleggiante e a impatto zero, che staziona nelle acque antistanti il parco giochi di Via Roma a Porto Ceresio.

Finalità del resoconto? La presentazione delle prime ospiti del Botel 2.0: quindici uova che una femmina di germano reale ha scelto di depositare proprio nelle vasche a bordo della struttura. Un avvenimento, tanto meraviglioso quanto inaspettato, che gli ideatori del fortunato progetto hanno scelto di non lasciarsi scappare. Se, infatti, la filosofia con cui Botel 2.0 si è presentato è stata quella di “entrare in punta di piedi” nell’ambiente ospitante, facendo attenzione a non perturbarne i delicati equilibri, la scelta operata da questo uccello acquatico sembra dare conferma di un primo piccolo e meraviglioso successo.

“Il nido – racconta Gaetano – è sulla vasca verde proprio dietro la nostra vetrata fissa: un luogo privilegiato per l’osservazione, che ci ha permesso di godere di tutte le fasi, dalla costruzione del nido, alla cova discontinua, che ci crea una certa ansia ‘da parto’. Potrà sembrare strano, ma osservare la natura in maniera così ravvicinata ci ha coinvolto emotivamente”.

Certamente un avvenimento di buon auspicio per una struttura che, frutto di una ricerca e di una progettazione innovativa, ha voluto creare un continuum con l’ambiente nel quale è ospitata. Nato per offrire una forma di turismo esperienziale, infatti, Botel 2.0 mira ad offrire ai suoi futuri ospiti un’immersione a 360 gradi nella realtà prescelta, della quale godere a pieno lasciandosi ritmare dal tempo della stessa in un’ottica ecologica ed ecosostenibile. Un ritmo al quale anche gli ideatori della struttura oggi scelgono volentieri di sottostare attendendo con pazienza la schiusa delle uova.

“Ora – conclude Gaetano – aspetteremo che i piccoli nascano, cosa che dovrebbe avvenire tra non molto, e che vengano svezzati. Una volta che avranno preso il volo potremo posare la nostra serra solare”.

Un continuum, quello venutosi a creare tra la struttura galleggiane e l’ecosistema lacustre, dunque, che sembra aver convinto anche la fauna indigena che ha scelto di affidare il fantastico miracolo della vita proprio alle confortevoli vasche della struttura.

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