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Cocquio Trevisago | 26 Ottobre 2017

La storia di Yussef, il ceramista migrante che è ospite di Agrisol

"L’arte come strumento per dare voce ai propri vissuti profondi e canale per convogliare il magma delle energie che porta dentro di sé"

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(Cesi Colli/Carlotta Coerini) In una grande sala a Cocquio S. Andrea è stata allestita una mostra di opere in ceramica, organizzata dall’Associazione culturale Atelier Capricorno, costituitasi nel 2002 ad opera di un gruppo di artisti (incisori, pittori, scultori, ceramisti, artisti  del vetro e della carta, fotografi) intenzionati a promuovere la diffusione dell’arte e della cultura artistica sul territorio.

Tra i vari artisti espone anche un giovane ceramista africano, Yussef, un migrante ospite di Agrisol, la cooperativa braccio operativo della Caritas comasca. E’ la sua prima opera, che segna l’inizio di un percorso artistico perché, a detta degli esperti, è ragazzo ricco di talento. Dietro il suo quadro c’è un progetto di riscatto sostenuto da Agrisol e che ha trovato risonanza nello slancio delle socie fondatrici dell’Atelier, che sanno sposare e sostenere la bellezza, l’ingegno e la maestria degli allievi per metterli in connessione e far nascere in questo modo opere artistiche. Così per Yussef, venuto da lontano, l’arte è diventata strumento per dare voce ai propri vissuti profondi e canale per convogliare il magma delle energie che porta dentro di sé.

Incontrare chi lo incoraggia con reale interesse nell’esprimersi attraverso le proprie mani e il proprio cuore, gli ha permesso, infatti, di manifestare la sua parte emotiva, troppo spesso ignorata o sottovalutata, e di attingere ad un bacino di sicurezza ed entusiasmo, che le vicissitudini attraversate nel corso degli anni hanno spesso soffocato, dando spazio al disincanto del dover per lo più sopravvivere.

La cultura africana è profondamente diversa dalla nostra e lo si vede anche nelle opere degli artisti. Tra i tanti lavori esposti, il quadro di Yussef si nota subito per la brillantezza e i bagliori di cui è capace la creatività artistica del suo paese: è, infatti, carico dei colori violenti della sua terra, incastonati in righe dritte e semplici. Al centro, però, una linea sinuosa, che racconta la prosperità delle figure femminili africane, le loro “mama”, come affettuosamente le chiamano.

Yussef, come rivela lui stesso, non ha dormito la notte per pensare e sognare come trasformare l’argilla in preziosità e bellezza, quindi in arte. Nella sua opera ha trovato forma espressiva il ricordo della sua terra e, nello stesso tempo, il suo sogno di migliorarsi e di essere accettato nel nuovo mondo in cui si è trovato immerso. Si sente la vita, la speranza, la forza di Yussef e il desiderio di ritrovare nuovi percorsi di vita dopo lo strappo doloroso con le proprie radici e il viaggio terrificante da lui intrapreso.

Purtroppo non era presente all’inaugurazione perché i problemi della vita per lui, come per tutti gli altri migranti, sono al momento ancora più importanti della mostra in cui tanto ha investito: era, infatti, corso da un carrozziere, presso il quale aveva fatto un tirocinio, per vedere se potesse ottenere un lavoro stabile.

Auguri Yussef, affinchè il tuo quadro dia una svolta a quel sogno, che ti ha fatto attraversare il mare, desiderando di potere finalmente avere una vita! Da parte nostra, speriamo che la tua opera ci faccia alzare per un attimo la testa dal nostro affannoso quotidiano, per renderci conto che il mondo che ci sta attorno sta cambiando, cambiando di continuo, spingendoci ad aprire le porte delle nostre chiusure e dei nostri cuori.

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