Luino | 4 Settembre 2017

Luino, l’oratorio “San Luigi” oasi di accoglienza per i migranti

Sono stati giorni di progressivo scambio di emozioni, un flusso continuo che ha alimentato sia i “ragazzi” che i volontari

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La Parrocchia di Luino si conferma oasi di accoglienza, fonte di energia positiva, fertile nutrimento e lenimento per le anime duramente provate da incomprensibili violenze che hanno lasciato cicatrici indelebili, tanto dolorose quanto quelle sui corpi mostrati ai volontari che hanno accolto gli otto richiedenti asilo ospitati presso l’oratorio San Luigi durante lo scorso mese di agosto.

Quest’anno sono arrivati in otto, di età comprese fra i 18 e i 46 anni e provenienti da Bangladesh, Nigeria, Somalia, Gambia e Costa d’Avorio. Schivi, occhi bassi e sfuggenti, disorientati dal lungo trasferimento che, dalla Sicilia, li ha catapultati sulle rive del nostro lago, lo sguardo ancora colmo di paura, nel ricordare i maltrattamenti subiti durante la lunga odissea che li ha portati dalle loro case alle coste libiche e infine su quei barconi, alla volta dell’”opulenta Italia”.

Già, l’Italia: un paese che, secondo Mamadi, Shukri, Musa, Godfrey, Alamya, Nurun Nabi, Parvez, Sumon e Janko è enorme! Solo l’osservazione delle cartine geografiche l’ha ridimensionata, ricollocandola nella corretta proporzione rispetto ai loro paesi d’origine. Italia: un paese molto meno popolato della Nigeria, che conta circa un quarto degli abitanti dell’intera Africa Occidentale; o del Bangladesh, che è uno tra i paesi più densamente abitati del mondo. Italia: un paese che conserva reminiscenze del suo passato coloniale nella lingua parlata in Somalia, ma che non ha ancora imparato a convivere con questa emergenza umanitaria e i suoi improvvisi mutamenti di rotta; i continui adattamenti a situazioni percepite dall’esterno come imposizioni dall’alto e che, nei territori in cui le Prefetture “distribuiscono” i migranti, spesso accende la miccia delle polemiche e dei malumori tra la gente, alimentati dalla paura e dai pregiudizi.

Per fortuna la Caritas, che nella nostra zona si muove attraverso il suo braccio operativo, la cooperativa Agrisol, bypassando tutte le parole e i ragionamenti che più o meno legittimamente si possono esprimere, sceglie da sempre di operare con azioni immediate e non giudicanti, guidata da un’unica parola d’ordine: accoglienza. Anche in questa occasione, oltre ai dirigenti, al personale della cooperativa e ai suoi educatori, sono intervenuti molti volontari, con il sostegno del prevosto di Luino don Sergio e don Massimiliano. Da coloro che hanno sfamato i “ragazzi” al gruppo che ha impartito i primi rudimenti della lingua italiana, tutti si sono “rimboccati le maniche”, a partire dalla mitica Tiziana, la regina dei fornelli, alla quale spettava il compito di preparare il pranzo di mezzogiorno, cucinato con le verdure prodotte negli orti di Agrisol.

La “veterana” Cesi, invece, con Alessandro, Marina, Beatrice, Giulia e Chiara ogni mattina ha varcato il cancello dell’oratorio per fornire a questi studenti speciali la chiave della comunicazione: una grammatica di base accompagnata da giochi, sorrisi e iniezioni di autostima, con una buona dose di curiosità per un mondo “altro”, che a poco a poco si è svelato mettendo in luce le conoscenze e le competenze di ognuno di loro. Prezioso, soprattutto nei primi giorni, è stato l’aiuto degli educatori Flavio, Adeel e John, che hanno svolto il delicato compito di mediazione linguistica.

Le difficoltà però sono state ben presto superate dalla grande voglia di imparare, dal progressivo rapporto di fiducia, che ha permesso alle differenti culture di questo gruppo eterogeneo di migranti di aprirsi al confronto, anche tra di loro. Asia e Africa si sono guardate negli occhi, per imparare a conoscersi. Sì, perché tutto il mondo è paese e anche gli otto ospiti dell’Oratorio San Luigi hanno trascorso i primi giorni a studiarsi reciprocamente, con qualche diffidenza, incominciando poi a prendendosi bonariamente in giro durante i giochi di squadra organizzati dai volontari, fino a diventare gruppo, scoprendo la complicità e imparando a darsi una mano reciprocamente durante le fasi più impegnative delle lezioni di italiano.

Sono stati giorni di progressivo scambio di emozioni, un flusso continuo che ha alimentato sia i “ragazzi” che i volontari, anche attraverso la condivisione dei pasti, o di alcuni momenti di svago, come la partecipazione alla manifestazione “Èqua la festa”, organizzata dal Gruppo Impegno Missionario a Germignaga.

Un mese a Luino, in un’ “oasi protetta”, vivendo in una sorta di ecosistema che ha permesso loro di medicare alcune ferite, soprattutto psicologiche, ma che è stata solo una breve pausa di ristoro, prima di affrontare altrove il progressivo percorso verso l’integrazione, che sarà lungo e difficile, soprattutto per quanto riguarda l’accoglimento della richiesta di asilo. I tempi lunghi della nostra burocrazia metteranno a dura prova anche questi uomini, che rischieranno di perdere il loro sorriso pieno di fiducia e colmo di aspettative, se li abbandonerà la Speranza.

Noi naturalmente crediamo con tutte le nostre forze che questa sarà una storia a lieto fine, ma soprattutto auspichiamo che questa esperienza sia un’ulteriore tappa verso la sconfitta della paura, degli stereotipi e del pregiudizio: una progressiva riconquista dell’autonomia di pensiero, che nasce dai fatti e non dai condizionamenti di informazioni tanto spesso imprecise e distorte, alimentate dai venditori di parole.

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