Germignaga | 1 Settembre 2017

L’alba dell’Osservatorio luinese, Germignaga ne sancisce il debutto

Una serata ricca di spunti quella che ha preso vita ieri nella cornice dell'ex Colonia elioterapica, buoni spunti per la nuova realtà sociale costituitasi

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“L‘Osservatorio è questo: una politica dove grazie alle relazioni si possa contaminare, modificare e magari trascendere il proprio pensiero”. Queste alcune delle parole più significative con cui Diego Intraina sceglie di spiegare l’essenza dell’Osservatorio nascente che, nella serata di ieri, ha gettato le proprie basi presentandosi al pubblico nella cornice dell’ex Colonia Elioterapica di Germignaga, davanti ad un pubblico attento.

Numerosi, circa una sessantina, i partecipanti, ai quali sono stati dettagliatamente illustrati i presupposti dai quali nasce questa nuova esperienza che si affaccia sulla scena luinese. Un’occasione sentita, la cui apertura è stata affidata a Fulvio Fagiani, presidente di Universauser Varese, che, forte della sua esperienza, prima in politica e in svariati ambiti del dibattito culturale poi, ha introdotto quelle che sono le modalità e finalità a cui progetti di questa tipologia dovrebbero ispirarsi, oltre che spiegarne la fondamentale presenza in una società, come quella attuale, che si appresta ad attraversare un epoca di cambiamento. Un discorso, quello di Fagiani che, partendo dalla annosa tematica globale dei cambiamenti climatici, giunge sino all’indispensabile assunto che l’unico cambiamento possibile non può che nascere da una scelta ed una presa di consapevolezza declinate, necessariamente, al singolare. Punto cardine attorno al quale il ragionamento ruota, l’intima interconnessione tra l’ambiente e la società, capace di renderli vicendevolmente influenzabili. Solo una società culturalmente preparata ad un periodo di transizione può, infatti, secondo il presidente di Universauser, affrontarlo e relazionarsi responsabilmente ad esso nella sua totalità. L’augurio che, infine, Fagiani rivolge a questo nuovo progetto, è quello di non perdere mai di vista lo stretto legame che intercorre tra la dimensione globale e quella locale e l’invito a non dimenticare che l’osservazione e la riflessione, proprio per la posizione privilegiata nella quale si pongono, richiedono tempi più lunghi rispetto a quelli del frenetico vivere sociale.

E’ Diego Intraina ad entrare, poi, nel merito del progetto spiegandolo dettagliatamente ed illustrandone le componenti portanti. Un osservatorio che vuole essere culturale, capace di trascendere il mondo delle opinioni, che attraverso una velocizzazione impari e asimmetrica, tra la sfera individuale e collettiva, rischia di banalizzare il tempo esistenziale e lo spazio dell’abitare quotidiano, politico, dove la politica è intesa, però, come uno degli ambiti nobili e privilegiati delle relazioni e del confronto dialogico, ed, infine, condiviso, come luogo comune e privilegiato d’osservazione. Ed è proprio sulla parola “osservazione condivisa” che sembra dimorare la chiave di volta del progetto che solo partendo da una volontà ed una predisposizione realmente empatiche, da relazione può divenire principio di cambiamento.

“La volontà dell’osservatorio – spiega un altro dei fondatori, Ivan Rovetta -, è quella di dare dignità culturale a molteplici aspetti che insistono sul territorio, partendo sempre dal basilare presupposto dell’uguaglianza tra i membri dell’assemblea che, all’atto della partecipazione, parleranno a titolo strettamente personale. Per quanto riguarda le tematiche oggetto di trattazione, si terrà un’assemblea di firmatari con i quali sarà stilata una lista che entrerà nell’agenda dell’osservatorio”.

Differenti e variegati, infine, anche gli interventi che sono giunti dal pubblico in sala, tra cui non sono mancate figure di spicco del territorio. Positivi i giudizi emersi rispetto al progetto, che si sono susseguiti nel corso della serata, molta anche la volontà di intraprendere questa nuova “avventura” e la voglia di mettersi a disposizione. Ad emergere, però, anche qualche perplessità, soprattutto rispetto ala mancanza della componente giovanile che a parere unanime di partecipanti ed organizzatori è fondamentale per un progetto che voglia dirsi a lungo termine. I complimenti e gli auguri per questa nuova iniziativa arrivano anche dal padrone di casa, Marco Fazio, che ha messo a disposizione della serata la suggestiva location dell’ex Colonia Elioterapica. Nelle parole del primo cittadino di Germignaga, a fronte dei nobili propositi a cui il gruppo si avvia, però, anche la viva consapevolezza che ciò che è stato fatto non è che il primo passo di un lavoro che solo ora si appresta ad iniziare.

“L’incontro costitutivo dell’Osservatorio ha avuto un discreto successo di pubblico e un vero partecipato coinvolgimento, visto il numero di interventi – commenta Diego Intraina al termine della serata -. Ma una cosa è risultata da subito chiara: come sia difficile poter credere ancora che si possa, attraverso modi diversi di fare cultura, condizionare quei comportamenti politici dove ormai sembra abitare la sola rassegnazione. Abbiamo iniziato a spiegare che l’Osservatorio non sarà una ennesima associazione e che, come tale, non dovrà costringersi all’interno di linguaggi di appartenenza identitari”.

“È su questa velatura che l’Osservatorio concentrerà la propria osservazione, rispettando un trasparente comportamento dialogico – prosegue Intraina -. In questo modo non allontanerà il rischio di travalicare il limite della formulazione delle possibili molteplici domande, domande a loro volta acquisibili grazie ai diversi e differenti punti dell’osservazione.La consapevolezza che il limite del domandare non risulti essere un limite negativo ma un comportamento virtuoso lo descrive bene H. Georg Gadamer in “verità e metodo”: “Il domandare è più difficile del trovare risposte. Per essere capaci di domandare bisogna voler sapere, il che significa che bisogna sapere di non sapere. Un discorso che voglia far luce sulla cosa ha bisogno di aprirsi la via nella cosa mediante la domanda”. 

“L’attività dell’Osservatorio – conclude Intraina – sarà proprio quella di concentrare l’osservazione sul cambiamento e porre le necessarie domande per raggiungere una determinata consapevolezza e responsabilità. ‘…non si possono descrivere le cose se non pensandole attraverso il loro cambiamento. Capire il mondo studiando il cambiamento vuol dire favorire l’interpretazione sui processi piuttosto che sui contenuti assegnando la massima attenzione alle relazioni umane piuttosto che alle idee”.

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