Per anni non si sono sopportati e a un certo punto i motivi delle loro ripetute liti sono arrivati davanti al Giudice di pace di Luino, dove nella giornata di giovedì si è chiuso il procedimento per minacce a carico di un sessantunenne residente in un condominio di Lavena Ponte Tresa. Persona offesa, un vicino di casa di sessantacinque anni.
Il processo ha riguardato soltanto uno dei diversi episodi avvenuti negli ultimi anni, altri sono stati denunciati e fatti oggetto di indagini, con relativo proseguimento in tribunale. Nel caso specifico si è trattato di una vicenda risalente al 2015, quando i due avevano discusso animatamente a proposito del presunto utilizzo illecito della corrente elettrica da parte del condomino che avrebbe poi minacciato il vicino, al culmine di una lite (“ti butto nel lago” la frase che sarebbe stata pronunciata quando i due si trovavano ad un passo dal venire alle mani. A dividerli furono altri abitanti della palazzina che avevano assistito alla scena).
Una minaccia confermata nel corso del dibattimento da un testimone, ha sottolineato il pubblico ministero nel chiedere la condanna del sessantunenne al pagamento di una multa di 300 euro. L’avvocato Gian Piero Maccapani, difensore dell’imputato, ha invece ricordato che altri testimoni, chiamati in udienza, avevano affermato di non aver sentito minacce ma di essere riusciti a placare gli animi in tempo prima che il tutto degenerasse. “Alcuni dei testimoni intervenuti sono molto vicini alla persona offesa – ha aggiunto Maccapani – e in ogni caso non abbiamo avuto conseguenze reali né una situazione di pericolo costante per il destinatario della presunta minaccia”.
L’avvocato Alberto Zanzi, difensore di parte civile, ha però evidenziato che la persona offesa ha avuto numerosi problemi, durante gli ultimi anni, nel rapporto con l’imputato: “Se lo stesso imputato, che non si è sottoposto all’esame, lo avesse lasciato in pace, oggi non ci troveremmo qui” ha concluso il difensore, in riferimento alle ragioni delle ripetute liti già citate in fase dibattimentale e tutte riconducibili a problemi di convivenza civile all’interno della palazzina, tra accuse di presunte truffe, abusi edilizi e ulteriori minacce aggravate. Il legale ha poi chiesto un risarcimento, per i danni provocati, dell’entità di 1000 euro.
Il giudice Davide Alvigini ha assolto il sessantunenne perché “il fatto non costituisce reato”.
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