Curiglia con Monteviasco | 3 Febbraio 2019

Curiglia con Monteviasco, “L’ultima perla della provincia”

Un viaggio nella meravigliosa bellezza di Curiglia con Monteviasco con gli attivisti luinesi M5S: "Sarebbe un sogno custodire questo patrimonio all'interno di un parco"

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Curiglia con Monteviasco negli ultimi mesi, soprattutto dopo l’incidente avvenuto presso la funivia, che ha causato il decesso del manutentore Silvano Dellea, è al centro dei pensieri di tante persone affezionate al piccolo borgo, sia residenti che possessori di seconde case.

Guardando al piano politico, inoltre, dal comune sino a Provincia e Regione, si sta cercando una sinergia che possa permettere al borgo di risolvere al più presto, e nel più breve tempo possibile, il problema dell’isolamento del borgo di Monteviasco, dove i pochi abitanti sono assistiti quotidianamente dai Carabinieri della Stazione di Dumenza da novembre, a causa del blocco dell’impianto di risalita.

Non solo il lavoro di tante persone che, come il residente Giordano Tosi o il gestore del Circolo Roberto Tosi, non mollano e non abbandonano il piccolo borgo, ma anche il contributo dei boyscout di Luino e di alcuni privati che nelle scorse settimane, grazie al noleggio di un elicottero, hanno risolto alcune importanti criticità legate alla fornitura di beni di prima necessità e al portare a valle i tanti rifiuti presenti tra le vie di Monteviasco.

Oggi, è arrivata in redazione una lettera firmata dagli attivisti luinesi del Movimento 5 Stelle, nella quale viene evidenziato il grande fascino del piccolo borgo di montagna e dove si raccontano le tante e particolari bellezze naturali, storiche e popolari, con un sogno nel cassetto: “Custodire quest’ultimo patrimonio della provincia dentro i confini di un parco”. Ecco il testo integrale della lettera.

Se cerchiamo il silenzio e la pace, l’aria tersa dei monti, l’azzurro del cielo, il profumo della terra, l’acqua incontaminata, la luce delle stelle… allora saliamo a Monteviasco. Superata la Val Dumentina, lungo il versante orografico sinistro della valle del torrente Giona, ci appare l’ultimo nucleo abitato raggiungibile in auto, “capoluogo” del comune di Curiglia con Monteviasco, il più “selvaggio” rimasto della nostra provincia.

Siamo a Curiglia, un piccolo borgo famoso per la squisita trattoria della sciura Marisa e per la gente di monte che fino ad oggi ha resistito a fatica in quel luogo senza mai cedere allo spopolamento della montagna e al richiamo delle città.

Poi la strada scende fino al Giona dove, raggiungibile solamente a piedi, si trova Piero, uno storico alpeggio un po’ selvaggio e un po’ hippie che con le sue poche baite, il suo antico mulino, i suoi prati, mette al viandante la voglia di fermarsi per riposare un poco ed assaggiare qualche salume, un pezzo di formaggio genuino e locale, un tozzo di pane, in attesa di intraprendere la faticosa salita verso Monteviasco o l’alpe Rassina, il Merigetto, il monte Pola e il monte Gradiccioli, l’alpe Corte o l’anello fino alla Piancarossa e all’alpe Cortetti e a Viasco.

Paesaggi d’altri tempi si direbbe ormai in una provincia di Varese saccheggiata, urbanizzata, antropizzata e popolata oltre il limite del dovuto. Naturalisticamente ancora perfetta (eccezion fatta per qualche captazione idrica di troppo) per la presenza di una vegetazione “alpina” con i suoi larici, i suoi faggi, i suoi ginepri e rododendri.

Naturalisticamente ancora custode della sua pregiata fauna selvatica, il gallo forcello, la coturnice, l’aquila reale, il gheppio, l’astore, il picchio nero, il corvo imperiale, il camoscio alpino, forse ancora la martora e chissà mai, un giorno prossimo magari anche il lupo.

Storicamente custode delle tracce dei popoli che vi abitarono come i siti carbonai quando nei secoli scorsi, prima dell’avvento del gas, si utilizzava il carbone per cucinare e dove esperti carbonai costruivano piazzole nei boschi di faggio per produrvi il carbone o gli ancor più antichi massi coppellati, posti in punti panoramici con cui i popoli comunicavano tra loro a grandi distanze in particolari giorni dell’anno ed attribuiti perfino all’età del ferro.

Non si può non ricordare infine chi con fatica e coraggio ha resistito “su all’alpeggio”, con le sue capre sopra a Monteviasco e chi, con lui, contribuisce a tener vivo quel lembo di montagna isolato, al confine fra l’ Italia e la Svizzera, raggiungibile solo a piedi dal fondo della valle.

Sarebbe un sogno poter meglio custodire questo ultimo patrimonio dentro i confini di un parco, un pezzo di storia e di natura che meriterebbero di essere conservati e protetti come ultima perla della nostra provincia.

Che Regione e provincia quindi, non tirino troppo la corda… I tempi per la ripartenza della funivia si allungano, com’era prevedibile. Ci rifiutiamo di credere alle voci che danno come il consigliere regionale Cosentino, per la persona che non voglia dare l’ok perché si possa intervenire con un servizio di trasporto tramite elicottero, almeno ogni due settimane per dare agli abitanti rimasti a Monteviasco l’assistenza e l’attenzione che meritano.

Questo sistema, consentirebbe di portare un parroco, un medico e quanto necessario per il sostentamento di quelle persone, i costi sarebbero peraltro coperti dal contributo che Regione dovrebbe erogare se la funivia funzionasse.

Fate presto, basta un sì e siamo certi che non tarderà ancora…

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