Gli ultimi episodi di maltempo hanno di fatto “graziato” il Varesotto, ma, soprattutto in questi ultimi anni, non è affatto raro che piogge intense, temporali, grandinate o forti raffiche di vento causino danni più o meno ingenti a seconda delle zone del territorio che vengono colpite da esondazioni, allagamenti, smottamenti, cedimenti stradali o dalla caduta di alberi.
Eventi che rendono ben visibili e tangibili gli effetti del cambiamento climatico – che non passa unicamente attraverso le pesanti ondate di calore che hanno caratterizzato l’estate 2026 con quasi 70 giorni con temperature al di sopra dei 30 gradi rilevati nella nostra provincia, ma si mostra spesso e volentieri con quella faccia più violenta e distruttiva anticipata dai bollettini di allerta meteo.
E a farne le spese, oltre a versanti, boschi e corsi d’acqua, ci sono anche le strade comunali, provinciali e statali.
Abbiamo affrontato il tema con il consigliere provinciale delegato alle Infrastrutture e Viabilità Fabio Passera che, complice anche il suo passato da sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, conosce bene ciò di cui si parla.
«Il cambiamento climatico ha un riverbero immediato anche sulle attività della Provincia, legate alle manutenzioni delle strade provinciali. Non passa giorno – chiosa – in cui ci sia pioggia, neve, vento o tempesta che i nostri tecnici non siano chiamati in causa per rimuovere piante di ogni tipo e dimensioni che si schiantano lungo le arterie gestite da Villa Recalcati. Senza contare anche gli effetti causati dagli animali selvatici che spesso muovono il terreno, contribuendo a modo loro al dissesto».
Ma, oltre all’abnegazione dei tecnici della Provincia, sempre pronti a intervenire e a prendere decisioni in tempi rapidi, è altrettanto fondamentale, per Passera, riconoscere anche il grande lavoro dei vigili del fuoco, «che intervengono in ogni ora del giorno e della notte per rimuovere il pericolo immediato» e dei gruppi di Protezione civile, «spesso i primi ad arrivare sul posto».
Certo, puntualizza il consigliere provinciale, «poi resta lì da risolvere il problema del danno ancora incombente o del versante da sistemare. Il sistema è fragile e adesso è arrivato il momento di fermarsi a ragionare insieme per poter affrontare il problema. Peraltro abbiamo spesso parlato di questi temi con il Presidente Marco Magrini, forse per il fatto che entrambi veniamo dal Nord del territorio e conosciamo bene il problema, oltre che per l’identica delega oggi in capo a me, ma per lungo tempo rimasta nelle sue mani in passato».
Facendo un passo indietro per guardare ai numeri – relativi in questo caso alla sola Provincia – Passera rileva che, con la gestione di poco più di 600 km di strade a carico di Villa Recalcati, «se si calcola almeno una fascia di rispetto di 6 metri a monte e a valle, arriviamo a parlare di 7.200 chilometri quadrati potenzialmente in grado di causare danno alle strade. Una superficie di oltre mille campi di calcio regolamentari, giusto per capirci. Numeri assurdi».
E come rispondere, dunque, al potenziale rischio per la sicurezza di chi ogni giorno percorre tutte le strade che attraversano il territorio? Da una parte, sostiene il consigliere provinciale, sarebbe importante mettere insieme gli enti territoriali – Comuni, Comunità Montane e Parchi – facendoli sedere attorno a un tavolo di confronto per analizzare la questione dal punto di vista tecnico. Anche perché, puntualizza, la Provincia «ha la responsabilità della circolazione stradale, non certamente quella di doversi occupare di tutte le aree boscate circostanti e potenzialmente pericolose», ma può comunque fungere da ente “aggregatore” per avviare delle interlocuzioni condivise.
Dall’altra, però, la palla deve passare anche ai privati cittadini che possiedono dei boschi: «Anche loro – sottolinea – devono essere consapevoli che i danni che possono provocare alle persone sono potenzialmente enormi e che a risponderne sarebbero chiamati loro stessi».
Ognuno è chiamato a fare la propria parte, in questo senso: «Bisogna che i privati tornino a occuparsi dei loro boschi e a metterli in sicurezza, e serve che ogni volta che l’ente pubblico interviene, si occupi di chiedere ai proprietari delle aree il rimborso delle spese sostenute», evidenzia Passera.
È anche vero che, non di rado, i fondi sono indivisi e intestati a persone morte da anni e senza eredi rintracciabili – situazione che causa non poche difficoltà nel caso di interventi diretti da parte delle amministrazioni – ma l’ex sindaco di Maccagno porta a esempio una “buona pratica” messa in atto da un Comune della Valcuvia: una formula che è in grado di unire all’efficacia della messa in sicurezza dei versanti dal pericolo di caduta degli alberi la necessità di non procedere ad alcun esborso economico.
«Questo Comune – spiega Passera – ha prima emesso la consueta ordinanza per intimare ai privati la pulizia delle loro aree boscate e poi ha indetto una gara aperta alle aziende forestali per dar loro modo di procedere con gli interventi (una volta scaduti i termini dell’ordinanza) e di portar via la legna tagliata come compensazione. Come Provincia abbiamo inviato la documentazione a tutti i Comuni per conoscenza, ma finora il suggerimento non ha prodotto i frutti sperati».
Un’ulteriore possibilità per incidere su questi temi, dal punto di vista del controllo ma anche da quello repressivo, passa anche attraverso l’ormai imminente rinascita della Polizia Provinciale che, svela il consigliere, avrà proprio competenze legate all’ambiente, occupandosi non solo di sversamenti o abbandono di rifiuti, ma anche del supporto alla sicurezza delle aree boschive a ridosso delle strade provinciali.
«Mi rendo conto che il tema è complesso e nessuno ha la bacchetta magica, ma – conclude Fabio Passera – è arrivato il tempo di provare a trovare soluzioni condivise, quelle per le quali ognuno sia in grado di fare la propria parte. Con lo spirito costruttivo di sempre, a favore dei Comuni e dei loro cittadini».
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