Cinque consiglieri comunali di minoranza di Luino – Furio Artoni, Enrico Bianchi, Marco Massarenti, Maria Vittoria Lanella e Giuseppe Cutrì – hanno depositato un’interrogazione formale con richiesta di risposta scritta e pubblica, indirizzata al sindaco Andrea Pellicini e alla Giunta comunale, sull’ex area Ratti, lo storico sito industriale tessile affacciato sul lago Maggiore da tempo al centro dell’attenzione pubblica.
Al centro del documento (scaricabile cliccando qui), la gestione del cantiere della società Grand Luino S.r.l., con particolare riferimento alle operazioni di rimozione di materiali contenenti amianto iniziate lo scorso marzo e quelle di demolizione strutturale affidate alla ditta Unica S.p.A., avviate poche settimane fa.
L’interrogazione dell’attuale minoranza, che si pone in continuità con una precedente depositata dal consigliere Artoni e discussa in Commissione Territorio il 2 marzo, approfondisce con rigore tecnico-giuridico cinque aree tematiche: il finanziamento degli interventi, la regolarità dei titoli abilitativi e delle autorizzazioni ambientali, gli adempimenti specifici in materia di amianto, la perizia strutturale preventiva e le misure di sicurezza a tutela dei terzi, e infine l’esercizio dei poteri di vigilanza e controllo da parte dell’amministrazione comunale.
La relazione tecnica prodotta dall’allora amministrazione Bianchi in risposta alla precedente interrogazione del consigliere Artoni – si legge nel testo del documento firmato dai cinque consiglieri che ripercorre le vicende degli ultimi mesi – aveva confermato l’assenza di qualsiasi piano attuativo presentato da Grand Luino, il blocco dell’iter di negoziazione urbanistica avviato il 4 gennaio 2024 per mancata ottemperanza alle richieste di integrazione paesaggistica e l’assenza di qualsiasi documentazione ambientale trasmessa ad ARPA Lombardia e dell’avvio di un piano di caratterizzazione del suolo e della falda risulta.
La sentenza del TAR del gennaio 2026, poi, aveva annullato un precedente provvedimento comunale relativo all’area, con conseguente riapertura dell’iter autorizzativo e necessità di nuova sottoposizione alla Commissione Paesaggio e alla Soprintendenza.
Eppure, secondo quanto denunciano i consiglieri, i lavori di bonifica delle coperture sono stati ripresi (e annunciati pubblicamente dall’amministratore unico di Grand Luino Luca Sartorio) in assenza di documentazione sui titoli abilitativi rilasciati, sulle notifiche agli enti preposti, sul Piano di Lavoro approvato per l’amianto, sul Piano di Sicurezza e sulle misure di protezione della collettività, «rendendo impossibile ai Consiglieri comunali l’esercizio delle proprie funzioni di controllo».
Il nodo dell’amianto occupa una posizione centrale nell’interrogazione di Artoni, Bianchi, Massarenti, Lanella e Cutrì, per le implicazioni sanitarie che comporta. L’ex stabilimento industriale, attivo per oltre un secolo nel settore tessile, è classificabile come potenziale sito contaminato, dato l’impiego di sostanze potenzialmente cancerogene e tossiche, come sottolineano gli esponenti della minoranza.
La normativa vigente in tal senso, continuano i consiglieri, impone una serie di adempimenti precisi e non derogabili, come il fatto che la rimozione di amianto sia consentita esclusivamente a imprese iscritte all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali nelle categorie 10A e/o 10B, l’obbligo di monitoraggio della concentrazione di fibre aerodisperse durante l’intera fase di rimozione o la sorveglianza sanitaria specifica sui lavoratori esposti.
La minoranza luinese chiede pertanto se tali adempimenti siano stati rispettati, se la ditta Unica S.p.A. sia in possesso delle necessarie iscrizioni e se siano stati predisposti punti di campionamento delle fibre aerodisperse anche all’esterno del perimetro di cantiere. Su quest’ultimo punto la preoccupazione dei consiglieri è tutt’altro che astratta: l’ex Ratti è infatti ubicata in prossimità del Centro Remiero della Canottieri Luino, frequentato quotidianamente da circa 500 persone, di cui oltre 400 minori di 18 anni. L’esposizione di soggetti terzi, e in particolare di minori, ad aree cantierizzate con presenza sospetta o accertata di amianto aerodisperso configura, secondo i firmatari, «un rischio sanitario di primaria rilevanza che non risulta ad oggi oggetto di alcuna misura cautelare documentata».
L’interrogazione affronta poi i profili relativi alla sicurezza strutturale e alla sicurezza del cantiere, facendo riferimento a tutte le documentazioni necessarie per procedere alla demolizione di edifici industriali di grandi dimensioni e in stato di degrado avanzato, tra cui quelle volte a individuare potenziali rischi di crollo non programmato, e a quelle relative agli obblighi di sicurezza del cantiere privato.
L’atto solleva infine questioni di più ampio respiro istituzionale: oltre ai punti sulle fonti di finanziamento degli interventi attuati, i cinque consiglieri chiedono quali ispezioni abbiano effettuato, dal 1 marzo 2026 a oggi, l’Ufficio Tecnico Comunale, ARPA Lombardia, ATS Insubria, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e la Provincia di Varese, se siano stati elevati verbali, prescrizioni od ordini di sospensione e se, nel caso in cui emergesse la mancanza dei requisiti essenziali di sicurezza o ambientali, l’amministrazione intenda adottare un’ordinanza contingibile e urgente di sospensione dei lavori, effettuare la segnalazione alla Provincia di Varese per l’esercizio del potere di diffida formale nei confronti di Grand Luino S.r.l., o investire della questione l’Autorità Giudiziaria.
Viene inoltre chiesta l’istituzione di un tavolo di coordinamento istituzionale permanente tra Comune, Provincia, ARPA, ATS e Soprintendenza, con rendiconto periodico al Consiglio comunale – con possibile coinvolgimento della Canottieri Luino – e se l’amministrazione Pellicini abbia tenuto conto del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni nella sua revisione 2025, considerato che l’area risulta inserita nell’elenco dei Comuni con modifiche alle aree allagabili.
I cinque consiglieri di minoranza chiedono infine che l’interrogazione venga discussa nella prima seduta utile del Consiglio Comunale –quella in programma venerdì 24 luglio – e che la risposta sia fornita in forma scritta e documentata, con allegata tutta la documentazione richiamata nei quesiti.
© Riproduzione riservata




Vuoi lasciare un commento? | 0