Riceviamo e pubblichiamo una nota del capogruppo di “Azione Civica per Luino e Frazioni” Furio Artoni sul tema dei frontalieri e della nuova tassazione prevista dall’entrata in vigore del nuovo Accordo tra Italia e Svizzera.
Nel dicembre 2020, quando presentai in Consiglio comunale a Luino la mozione a tutela dei frontalieri che venne approvata all’unanimità, sapevo che stavo lanciando un grido d’allarme destinato a rimanere inascoltato dai palazzi romani.
Oggi, vedendo i conti da 12mila e 18mila euro che stanno arrivando ai “nuovi frontalieri”, posso solo dire: ve l’avevo detto.
Da quando siedo in Consiglio comunale, ho fatto della tutela dei frontalieri una delle mie battaglie. Non è stato facile: il testo è stato sofferto, discusso in Commissione e ha richiesto emendamenti per trovare la sintesi necessaria. Ma il risultato è stato straordinario: il Consiglio di Luino unanime sulla tutela dei frontalieri, un fatto che ho definito “epocale” per la politica locale.
Le mie iniziative non si sono limitate a quella mozione del 2020. Negli anni ho continuato a monitorare la situazione, intervenendo su ogni aspetto critico:
– sulla tassa sanitaria: sono tornato a sollevare la questione della tassa sanitaria per i vecchi frontalieri, arrivando persino a invitare il Canton Ticino a negare l’accesso ai dati salariali dei frontalieri
– sul sistema bancario: ho analizzato come la questione della tassa sanitaria stia assumendo i contorni di una partita ben più ampia, che potrebbe ridisegnare il panorama bancario italiano
– sulle discriminazioni: nella mia mozione definivo la tassa salute gravante sui frontalieri “una forma di tassazione occulta che aggrava gli accordi bilaterali”.
Quando nel 2020 scrivevo nella mia mozione che il nuovo accordo avrebbe rappresentato “una radicale rivoluzione per gli equilibri consolidati nell’economia transfrontaliera”, non facevo del catastrofismo. Descrivevo esattamente quello che oggi sta accadendo.
I frontalieri non sono dei privilegiati. Sono lavoratori che ogni giorno affrontano sacrifici enormi:
– L’umiliazione quotidiana: essere sempre visti come stranieri, anche quando condividi lingua e cultura
– I costi nascosti: ore di viaggio, carburante, pedaggi, usura dei veicoli
– Gli orari impossibili: alzarsi alle 4 oalla cinque del mattino per essere al lavoro alle 8
– Il prezzo psicologico: tornare a casa quando i figli sono già a letto
E tutto questo per stipendi che, sì, sono più alti di quelli italiani. Ma la domanda giusta è: non sono forse quelli italiani ad essere indecentemente bassi? Un manovale, un insegnante, un infermiere in Italia guadagnano cifre che fanno vergogna a un Paese civile.
I frontalieri sono una risorsa per entrambi i Paesi. La Svizzera ha bisogno della loro forza lavoro, l’Italia beneficia dei loro consumi. Ogni euro guadagnato in Svizzera viene speso qui, nei nostri negozi, nei nostri comuni. È un circolo virtuoso che ha sostenuto per decenni l’economia della fascia di confine.
I nuovi accordi fiscali non sono solo un errore tecnico, sono un tradimento. Un tradimento dei lavoratori che hanno costruito la loro vita su regole precise, un tradimento dei comuni di confine che perdono risorse vitali.
I casi che oggi emergono sono la conferma di quello che avevo previsto: lavoratrici con 48mila franchi che pagano 13mila euro di tasse italiane; conti fino a 18mila euro per chi guadagna 57mila franchi; l‘obbligo assurdo di pagare subito l’acconto per l’anno successivo.
Come presentatore della mozione insieme al mio gruppo di Azione civica, avevo chiesto garanzie precise: tassazione simile a quella previgente al rinnovo della convenzione; trasferimento delle imposte direttamente ai Comuni della fascia di frontiera; cessazione immediata di ogni comportamento lesivo o discriminatorio.
Non possiamo permettere che questa miopia istituzionale distrugga l’economia di un intero territorio. I frontalieri non sono un problema da risolvere, sono una risorsa da tutelare. Non sono privilegiati da colpire, sono lavoratori da rispettare. Non sono stranieri in patria, sono cittadini che hanno diritto alla dignità.
La mia battaglia continua. Perché quando vedi l’ingiustizia, non puoi voltarti dall’altra parte. E quando le tue previsioni si avverano nel modo più amaro, non puoi dire “ve l’avevo detto” e basta. Devi continuare a lottare. Roma forse non ascolta, ma il territorio sì. Il ruolo, di un pur modesto consigliere di opposizione quale il sottoscritto, deve essere quello di difendere la propria comunità, il proprio territorio anche se ciò mi pone contro tutti.
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