Luinese | 18 Dicembre 2024

«Il Governo introduce un emendamento controverso, la protesta dei territori di confine»

Con una lettera alla redazione, un nostro lettore commenta la situazione che si è venuta a creare durante la discussione della legge di Bilancio, sul tema dei lavoratori frontalieri

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un nostro lettore, frontaliere come molti di coloro che vivono nel nostro territorio, ci ha inviato in merito alle ultime novità contenute nella legge di Bilancio, che hanno acceso la discussione anche a livello locale per via delle norme controverse sui lavoratori di confine.

Sul tema sono intervenute diverse associazioni, come l’ACIF e l’AFT, oltre che diversi esponenti politici. Un primo effetto è stato quello di mantenere al 3% la percentuale di frontalieri residenti necessaria ai Comuni fino ai 15mila abitanti per fruire dei ristorni delle imposte versate in Svizzera, grazie a un sub-emendamento presentato dai deputati Andrea Pellicini, Stefano Candiani e Andrea Mascaretti.

Di seguito il testo integrale dell’intervento.

Frontalieri e ristorni

Il tema dei frontalieri torna a far discutere con un emendamento proposto alla Camera dei Deputati che, secondo molti, penalizza gravemente lavoratori e Comuni di confine. Una modifica normativa che sta suscitando polemiche e richieste di chiarimenti, soprattutto da parte delle realtà locali più colpite.

L’autodenuncia per i frontalieri: un pasticcio normativo

L’emendamento in discussione prevede che i vecchi frontalieri debbano autodenunciarsi per certificare il proprio status reddituale, pena sanzioni salatissime. Il Governo, di fatto, propone di applicare una norma senza avere a disposizione i dati aggiornati delle persone coinvolte, scaricando sugli stessi lavoratori l’onere di dimostrare la propria posizione fiscale.

Chi non rispetterà queste procedure rischia sanzioni pari al doppio dell’importo previsto. Una disposizione che viene percepita come un’ulteriore complicazione burocratica per chi lavora quotidianamente oltre confine, e che rischia di alimentare incertezza e tensione. Non sono ancora state definite né le tempistiche né le modalità operative, lasciando migliaia di famiglie in attesa di capire come muoversi.

I ristorni ai Comuni: tagli mascherati

Ancora più controverso è l’altro punto dell’emendamento, che riguarda i ristorni delle imposte alla fonte pagate in Svizzera dai frontalieri. Attualmente, il 38,8% di queste tasse viene riversato ai Comuni di confine italiani, un contributo essenziale per finanziare servizi pubblici destinati a tutta la popolazione.

La norma in discussione introduce un criterio più restrittivo: solo i Comuni con un numero di frontalieri pari almeno al 4% della popolazione residente potranno ricevere i ristorni. Questo, rispetto al precedente limite del 3%, esclude molte realtà, anche significative, come la stessa città di Varese, oltre a numerosi piccoli Comuni di confine.

La conseguenza? I soldi risparmiati dal Governo non tornerebbero ai Comuni, ma resterebbero nelle casse regionali e statali, sottraendo risorse fondamentali alle comunità locali.

La posizione dei territori: il comunicato di ACIF

La protesta contro l’emendamento è arrivata forte e chiara dall’ACIF (Associazione Comuni Italiani di Confine), che ha sottolineato come la proposta contraddica lo spirito e la lettera dell’accordo internazionale con la Svizzera, ratificato dal Parlamento italiano appena 18 mesi fa.

Nel comunicato, l’ACIF evidenzia tre criticità principali:
1. L’emendamento modifica una legge di ratifica di un trattato internazionale approvato all’unanimità dal Parlamento italiano, violando l’articolo 9 del Trattato stesso, che destina i ristorni ai Comuni di confine.
2. Penalizza gravemente i piccoli Comuni delle province di Como e Varese, oltre alla città capoluogo.
3. Rischia di compromettere servizi essenziali per le comunità, creando tensioni tra i lavoratori frontalieri e gli enti locali.

ACIF ha chiesto formalmente al Governo, al Parlamento e ai rappresentanti territoriali di stralciare l’emendamento, che viene definito “palesemente contro i Comuni di frontiera”.

Dove sono i rappresentanti del territorio?

Non si sono fatte attendere le polemiche politiche. I cittadini si chiedono dove siano i deputati e i senatori del territorio, in particolare chi, come i leghisti varesini e comaschi, aveva promesso di tutelare frontalieri e Comuni di confine in campagna elettorale. Il deputato Andrea Pellicini, pur essendo membro della Commissione Esteri, non si è espresso pubblicamente sulla questione, mentre altri rappresentanti locali sembrano essere rimasti in silenzio di fronte a una misura che colpisce direttamente il loro elettorato.

Un messaggio chiaro al Governo

La gestione dei frontalieri e dei ristorni è un tema cruciale per l’economia e la tenuta sociale delle province di confine. L’emendamento in discussione rischia di compromettere un equilibrio delicato, aggravando ulteriormente la tensione tra Stato centrale e territori periferici.

Per il momento, nulla è ancora definitivo. Tuttavia, la sensazione diffusa è che il Governo stia cercando di fare cassa a scapito dei lavoratori e delle comunità di confine, senza fornire le necessarie garanzie di equità e trasparenza. La partita resta aperta, ma la richiesta del territorio è chiara: stralciare l’emendamento e tutelare frontalieri e Comuni.

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