Caravate | 20 Maggio 2024

Due arresti per il tentato omicidio a Caravate, legami con lo spaccio nei boschi

Per il ferimento di un 37enne maghrebino avvenuto il 5 marzo scorso sono stati fermati un 27enne, anch’egli maghrebino, e una 37enne italiana residente in Valcuvia. Fu un regolamento di conti

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Erano circa le 21.45 del 5 marzo scorso quando un dipendente del cementificio Colacem di Caravate aveva contattato il 112 per richiedere l’intervento del personale sanitario dopo aver trovato, al margine della strada dell’area industriale di via Rusconi, un uomo ferito e sanguinante.

Questi, un 37enne maghrebino in Italia senza fissa dimora e con numerosi precedenti di polizia, era cosciente e non in pericolo di vita, ma risultava ferito da colpi di arma da fuoco sul fianco sinistro.

Dopo i soccorsi degli operatori sanitari, intervenuti insieme ai carabinieri della Stazione di Laveno Mombello e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Luino, l’uomo era stato trasferito in codice giallo all’ospedale di Circolo di Varese, per esser sottoposto a intervento chirurgico e a conseguente ricovero, durato molti giorni, nel reparto di Chirurgia generale urgenza e trapianti con una chiara diagnosi che ha confermato la ferita da arma da fuoco all’anca e alla coscia.

Le successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Varese e condotte in maniera sinergica dal N.O.R. di Luino e dai militari dell’Arma di Laveno, hanno permesso di correlare chiaramente l’episodio, nonostante il silenzio e i tentativi della vittima di minimizzare l’evento come scambio di persona, all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti attiva da anni nelle aree boschive e allo scontro tra bande rivali impegnate nel tentativo di controllo e appropriazione del territorio montano per i propri traffici.

Pazienti e complessi accertamenti hanno infatti permesso di scoprire che il 37enne, già segnalato in passato per specifiche attività di spaccio nelle aree boschive insistenti nei comuni di Castello Cabiaglio e Orino, aveva legami molto stretti con una gang locale, di cui sono state ricostruite successivamente la rete e le attività delittuose. E, a causa tali relazioni criminose, questi era stato oggetto di ritorsioni e regolamento di conti.

Le complesse e lunghe attività tecniche relative all’episodio del 5 marzo hanno permesso di individuare infatti almeno due persone direttamente coinvolte nell’azione di fuoco: l’esecutore materiale degli spari, un 27enne maghrebino, e una donna italiana di 37 anni residente in Valcuvia che, con la propria autovettura, ha accompagnato l’uomo, concorrendo così nel reato di tentato omicidio, in cambio di stupefacente.

Con un quadro probatorio più definito e circostanziato, nella mattinata del 23 aprile scorso, la donna è stata raggiunta dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nei suoi confronti dal G.I.P. del Tribunale di Varese, venendo così tradotta presso la Casa Circondariale di Como. Più complessa è stata invece l’individuazione del 27enne, nel corso della stessa giornata: questo, dopo diversi tentativi, è stato localizzato a Milano e, al termine di un articolato servizio predisposto in un’area estesa situata nelle zone del Lorenteggio e del Giambellino, è stato infine individuato, identificato, fermato e arrestato.

Il paziente e ininterrotto servizio di osservazione e pedinamento, protrattosi dal pomeriggio del 22 aprile fino alla mattinata del giorno successivo, ha portato ad individuare sia l’arrestato sia un altro cittadino maghrebino, sul quale sono state avviate separate indagini legate ai reati in tema di stupefacenti. Il 27enne, ritenuto essere l’esecutore materiale del tentato omicidio, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto e successivamente trasferito presso il carcere di San Vittore e il fermo è stato poi convalidato con la conseguente emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere.

La vicenda in esame, nel suo complesso, ha confermato i timori non solo del possesso di armi comuni da sparo ma anche il loro uso finalizzato al tentativo di controllo di specifiche aree boschive tra gang rivali e cointeressate ad acquisire il controllo delle piazze di spaccio: si è infatti riscontrato che, spesso, alcune aree di spaccio “bonificate” dalle attività illecite con l’arresto dei pusher e lo smantellamento dei relativi bivacchi, anche grazie al prezioso contributo degli Squadroni Cacciatori Carabinieri ancora impegnati in servizi di controllo straordinario del territorio, siano state subito dopo occupate da gang rivali.

Le indagini, ancora in corso, sono volte sia all’individuazione di altri fiancheggiatori, che potrebbero presto essere oggetto di nuove misure cautelari, sia allo smantellamento della rete locale di spaccio, di cui il 27enne maghrebino sarebbe un nodo fondamentale.

La posizione degli arrestati è chiaramente al vaglio dell’Autorità Giudiziaria che dovrà definire in sede processuale le responsabilità penali.

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