«La tassa sanitaria per i vecchi frontalieri deve essere sospesa. La Regione si fermi e riconosca le incredibili anomalie e contraddizioni della nuova norma introdotta dal Governo Meloni che chiede a Palazzo Lombardia di essere complice di questo nuovo balzello. La Giunta Fontana, quella dell’autonomia a tutti i costi, non può ora fare spallucce e scaricare le responsabilità su Roma».
Lo affermano, con una nota, i consiglieri regionali del Partito Democratico Samuele Astuti e Angelo Orsenigo a margine della seduta della Commissione speciale Valorizzazione e tutela dei territori montani e di confine; Rapporti tra Lombardia e Confederazione Svizzera, tenutasi nella serata del 1 febbraio.
«L’esempio del Piemonte è chiaro – proseguono i due esponenti dem – Il presidente Cirio ha dichiarato che “Il contributo sanitario chiesto ai lavoratori frontalieri è inopportuno. Se la Regione sarà chiamata a esprimersi, siamo pronti a dire che non lo applicheremo”. Anche Palazzo Lombardia abbia il coraggio di respingere una norma iniqua, calata dall’alto».
«In commissione i sindacati hanno presentato i loro dubbi sull’applicazione di una norma che, in primis, collide con il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei vecchi frontalieri. Il nuovo accordo tutela i lavoratori dalla doppia imposizione fiscale. La tassa sanitaria lo contraddice. In che modo Regione Lombardia e il Governo hanno intenzione di risolvere questo conflitto?», chiedono Astuti e Orsenigo.
«Non dimentichiamo poi – continuano – che una porzione non indifferente dei vecchi frontalieri soggetti a tassazione sanitaria andrà in pensione nel corso di qualche anno. Se lo scopo della nuova tassa è di raccogliere risorse per finanziare incentivi salariali per il personale di confine, di fatto rischiamo che tra non molto vengano meno le coperture. Ci troviamo quindi davanti a una misura zoppa, non strutturale, e di cortissimo respiro, che non terrà i lavoratori nelle strutture sanitarie lombarde nel lungo periodo».
«I dubbi sono tanti e Regione Lombardia non sta facendo nulla per far sentire la propria voce a Roma in difesa dei lavoratori. Il percorso di audizione delle parti coinvolte deve continuare. L’impatto sulle comunità lombarde di frontiera è troppo importante per non chiarire tutti questi dubbi. Dobbiamo proseguire il dialogo con gli amministratori, con i Comuni di frontiera, con i vertici sanitari che sono interessati in prima persona dalle ricadute del frontalierato sanitario e dagli effetti della tassa sanitaria», concludono i due consiglieri del Pd.
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