Varese | 11 Gennaio 2024

Germignaga, i coniugi e la truffa del mutuo: condannato 44enne

Nove mesi di reclusione e 800 euro di multa per l'uomo che nel 2019 raggirò una coppia in cerca di una casa. Pratiche mai avviate, richieste di soldi e minacce. In tribunale l'epilogo della vicenda

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Raggirati mentre cercavano aiuto per avviare le pratiche con cui chiedere un mutuo, in vista dell’acquisto di una nuova casa. L’incubo di due coniugi germignaghesi si è concluso con una condanna per truffa, emessa dal Tribunale di Varese nei confronti del 44enne che si era presentato alla coppia come agente immobiliare di una società svizzera. E che da buon vicino di casa aveva offerto le proprie “competenze” per assisterli nella trafila burocratica.

In realtà, una volta carpita la fiducia delle vittime – in base alle accuse formulate dopo le indagini – l’uomo iniziò a chiedere soldi per le procedure che diceva di aver preso in carico, e mandò marito e moglie in banca a Luino per aprire un conto.

Sempre in banca la coppia scoprì che non c’era nessuna procedura a loro nome per la richiesta di un mutuo. Troppo tardi per rimediare, perché a quel punto iniziarono le minacce: «Se non pagate, la guardia di finanza saprà che ci sono dei documenti falsi a vostro nome». Tra questi, un permesso di lavoro scaduto che l’imputato si sarebbe impegnato a far passare per valido.

I fatti successivi sono stati ricostruiti in diverse udienze, durante le quali sono state affrontate anche le tristi conseguenze della vicenda, con la coppia rimasta senza casa, senza soldi e costretta a dormire in camper nei mesi più freddi dell’anno, insieme al figlio e ai due cani.

Alcuni passaggi delle testimonianze delle vittime non hanno però convinto il pubblico ministero, che ha infatti chiuso la propria requisitoria chiedendo l’assoluzione del 44enne, difeso nel processo dall’avvocato Corrado Viazzo. Ma per i giudici del collegio l’uomo è colpevole, e per questo è stato condannato a 9 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 800 euro. L’accusa iniziale di tentata estorsione – legata anche ai soldi che sarebbero stati chiesti con telefonate minatorie da presunti complici dell’imputato, uno dei quali è stato giudicato separatamente – è stata riqualificata in truffa.

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