Germignaga | 10 Marzo 2022

Germignaga, cercano un mutuo ma trovano i malviventi: coppia di coniugi vittima di estorsione

A processo un 43enne, finto consulente immobiliare. Nel 2019 propose a marito e moglie un affare illecito, poi li ricattò

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Inizialmente si sono fidati dell’uomo che tramite conoscenti si era presentato come consulente immobiliare di una società svizzera, proponendosi per mediare con la banca e assisterli quindi nel richiedere un mutuo. Poi all’ultimo la coppia di coniugi, residente a Germignaga, si è tirata indietro, di fronte alla prospettiva di presentare alla banca un permesso fasullo per poter lavorare in territorio elvetico: un permesso “G” che avrebbe sostituito quello scaduto della donna che insieme al marito stava cercando di acquistare casa.

A quel punto però era troppo tardi: marito e moglie, senza saperlo, erano finiti nella rete di un gruppo di malintenzionati e uno di loro, un luinese oggi quarantatreenne, stava per passare alle maniere forti, dando il via a quegli eventi che lo hanno portato a processo con l’accusa di tentata estorsione.

Senza giri di parole il quarantatreenne disse ai coniugi che non si poteva tornare indietro, perché quei documenti falsi sarebbero stati consegnati, in forma anonima, alla guardia di finanza. E per loro sarebbero stati guai. Per uscirne servivano 30mila euro da dare a quelle persone. Soldi che la coppia non aveva.

Era quindi entrato in scena un “socio” albanese (imputato in un altro procedimento) ed è sul suo ruolo che si è concentrata la ricostruzione fornita questa mattina, davanti ai giudici del Tribunale di Varese, dai carabinieri che si erano occupati delle indagini dopo la denuncia sporta dalle vittime del raggiro.

«Partirono decine di telefonate minatorie – ha raccontato in aula uno degli operanti – in cui il soggetto (il complice albanese, ndr) avvisava la coppia che sarebbero successe cose brutte se non avessero consegnato i soldi, e che altre persone prima di loro erano finite male, per lo stesso motivo. Quando realizzò di non poter ottenere quella somma, abbassò l’entità della richiesta a 20 mila euro e in seguito la abbassò ulteriormente, chiedendo un anticipo di 1500 euro».

La coppia ne mise insieme 1.300, tutto ciò che aveva in casa, e si recò alle 5 di mattina di un giorno di dicembre del 2019, a consegnare il denaro in un parcheggio di Mesenzana, seguendo le indicazioni ricevute. «Lì i coniugi lo videro in volto – ha aggiunto in aula il militare dell’Arma – ma l’uomo delle telefonate aveva già commesso un altro errore, chiamando una volta le vittime senza il numero privato. L’utenza telefonica era la sua».

Il capolinea per il collaboratore dell’odierno imputato arrivò alla frontiera con la Svizzera, dove cercò di lasciare l’alto Varesotto, nonostante il divieto di accesso in terra elvetica che pendeva sul suo capo, ma fu identificato e finì agli arresti. Altri elementi sul disegno criminale messo in atto, emergeranno nel corso della prossima udienza prevista per maggio, quando si svolgerà anche l’esame dell’imputato, difeso dall’avvocato Corrado Viazzo.

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