Si era presentato ai vicini di casa come consulente immobiliare, offrendo la propria esperienza per avviare le procedure riguardanti la richiesta di un mutuo. Oggi è accusato di tentata estorsione in un processo in corso in tribunale a Varese.
Quella finta pratica, risalente al 2019, portò una coppia di Germignaga dritta dentro un incubo, finito solo dopo una denuncia, migliaia di euro consegnati in contanti a dei malviventi e diversi mesi trascorsi in un camper, dopo aver venduto la casa. Un incubo raccontato oggi in aula davanti ai giudici del collegio da una delle due vittime, un operaio frontaliere, che di quel vicino di casa “esperto in materia” si era fidato, consegnandogli i dati delle carte d’identità, dei codici fiscali, delle buste paga e dei permessi per lavorare oltre confine. Tutti documenti poi usati per un ricatto da quelli che, per l’accusa, sarebbero stati i complici (uno è stato giudicato separatamente) dell’odierno imputato.
Tra i documenti c’era un permesso di lavoro scaduto, che sarebbe stato falsificato per riuscire ad accendere il mutuo. Materiale pronto per essere consegnato alla guardia di finanza, assicurano all’epoca dei fatti i ricattatori ai coniugi: «Pagate o siete rovinati», è il messaggio che arriva da quegli sconosciuti. E i coniugi iniziano a pagare, seguendo le istruzioni di due soggetti albanesi.
«Come ha capito che c’entrava anche il suo vicino di casa?», ha chiesto il pubblico ministero all’uomo finito con la moglie al centro del piano criminale. «Perché un giorno ho chiesto il nome a uno dei due albanesi – ha risposto il testimone – e lui, tra tutti i nomi che poteva farmi, ha usato quello del mio vicino». Vicino che, a sua volta, aveva chiesto all’uomo soldi (cinquemila euro in contanti) per occuparsi della questione del mutuo, facendogli aprire un conto in banca e sparendo poi per una settimana di vacanza, non prima di avergli chiesto la cortesia di prendersi cura del suo giardino. Proprio in banca l’uomo, mosso dai primi sospetti, scoprirà che non esiste alcuna pratica attiva a suo nome per ottenere un mutuo.
Ma la sofferenza peggiore, a sentire oggi le parole della persona offesa, è legata al ricordo dei mesi trascorsi fuori casa. Una famiglia – marito e moglie con un figlio e due cani – rimasta senza abitazione: quella vecchia venduta per comprare quella nuova, usata però come pretesto per il raggiro, e dunque sfumata tra le telefonate minatorie, le consegne di buste di denaro e lo strazio per le continue richieste di soldi.
«Siamo finiti a dormire nel camper di mia proprietà – ha aggiunto l’uomo in aula – in pieno inverno, con pioggia, neve e freddo. Ad un certo punto non sapevamo più come fare la spesa. Ho dovuto chiedere soldi a mio padre. Che di questa storia non sapeva niente».
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