Due anni e nove mesi di reclusione, più due anni di libertà vigilata una volta espiata la pena. La sentenza del tribunale di Varese è arrivata nel pomeriggio di oggi. Imputato per maltrattamenti, lesioni ed estorsione ai danni dei familiari, un luinese di 35 anni.
I problemi in casa erano legati ai soldi, ma anche alla dipendenza da droga e alcol dell’uomo, che in aula, prima della chiusura del dibattimento, non si è sottratto alle domande delle parti e ha raccontato la sua verità.
Violento con la madre e con il patrigno? «Alzavo la voce – ha affermato l’uomo – e cercavo di imporre le mie idee. Certe mie reazioni possono essere state violente, a causa dei miei disturbi psichici».
Liti furibonde, incessanti richieste di denaro, la casa messa sottosopra, le minacce di dar fuoco a tutto. Questo il quadro accusatorio scaturito dalla denuncia presentata dalla madre del 35enne nel 2021, dopo la quale era arrivato l’arresto. Tra gli episodi che sono stati ricostruiti a processo ce n’è uno particolarmente inquietante: la scritta in rosso «morirete presto», fatta trovare dall’uomo ai familiari su un muro della cucina. «Ero frustrato. Stavo male – ha spiegato l’uomo – Poi ho parlato con il mio dottore e l’ho subito cancellata».
Un malessere legato in parte al passato – la separazione dal padre biologico, in tenera età – e in parte al rapporto conflittuale dell’imputato con il nuovo compagno della madre, accusato dal 35enne di pensare troppo al lavoro e troppo poco alla famiglia. Questa la tesi difensiva.
L’uomo oggi sta cercando di riprendere in mano la sua vita, come lui stesso ha spiegato ai giudici, che nel loro verdetto hanno riconosciuto all’imputato il vizio parziale di mente: «Voglio bene ai miei familiari, anche se non vivo più con loro. Dopo il carcere ho capito i miei errori».
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