All’inizio erano normali problemi adolescenziali, qualche marachella e niente più. Poi, raggiunta la maggiore età, sono arrivati gli atti vandalici, una scazzottata, i problemi con la giustizia, e in casa è scattato il primo campanello d’allarme. Ne seguiranno molti altri fino all’atto estremo che una madre, nonostante la convivenza forzata con paura e violenze, non vorrebbe mai compiere: la denuncia contro il proprio figlio.
Quel figlio, oggi trentacinquenne, è a processo in tribunale a Varese con le accuse di maltrattamenti in famiglia, estorsione e lesioni, che contengono le numerose vicende inserite in un lungo calvario diventato insostenibile nel 2021, e fatto di richieste assillanti di denaro, liti furiose e problemi con alcol e droghe.
«Se ci penso ho ancora paura», ha affermato oggi in aula la madre dell’imputato nel raccontare ciò che accadeva nella casa di famiglia, a Luino, ogni volta che il figlio perdeva la testa. Volavano gli oggetti, le porte venivano scardinate, le sedie lanciate e guai a dire di no a quelle richieste di supporto economico. «Non riusciva a tenersi un lavoro – ha aggiunto la testimone, che è anche persona offesa nel processo insieme al marito e alla figlia – e quando restava senza soldi li chiedeva in casa».
All’inizio sono piccole cifre, ma le richieste sono pressoché quotidiane, e quei soldi – è il sospetto dei genitori – servono per comprare alcolici e sostanze stupefacenti. Poi, anche su questo fronte, le cose degenerano: all’odierno imputato servono più di 10mila euro per comprare una macchina e ci vuole un finanziamento. In casa si scatena nuovamente l’inferno.
I muri dell’abitazione portano i segni di una conflittualità ingestibile, ma la stessa casa diventa ad un certo punto anche una ossessione per l’uomo: «Si era convinto che dovevamo venderla a tutti i costi», ha detto in udienza il patrigno del trentacinquenne, che con quest’ultimo era arrivato alle mani, nel momento di più alta tensione: «Un giorno l’ho trovato con una tanica di benzina e un accendino. Voleva dare fuoco a tutto». Solo dopo una breve colluttazione il peggio viene evitato.
Dell’intenzione dell’uomo di dare fuoco alla casa si era accorta anche la sorella, come la stessa ha ricordato davanti ai giudici: «Nella cronologia del telefono c’erano delle ricerche riguardanti le conseguenze in caso di incendio». Il pensiero di conseguenze altrettanto tragiche getta la famiglia nel terrore in un’altra circostanza, quando sul muro della cucina i congiunti dell’uomo oggi a processo trovano una inquietante scritta: «Morirete presto».
In aula, trattenendo a stento le lacrime, la madre dell’imputato è poi tornata con la mente ai colloqui avuti con una psicologa e al trattamento sanitario obbligatorio eseguito sul figlio, sottolineando il disorientamento e le ulteriori difficoltà di quei momenti: «La psicologa diceva di dire dei no a mio figlio, ma io avevo paura per quello che faceva in casa ogni volta che dava di matto. In più avrebbe dovuto prendere dei farmaci ma non lo ha mai fatto. E noi non siamo mai stati veramente aiutati».
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