Varese | 23 Giugno 2023

Valganna, violento con l’ex moglie? «Tutto falso. Lei era ludopatica»

L'uomo, 54 anni, davanti ai giudici respinge le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale, e attribuisce i problemi di coppia alla dipendenza dal gioco della donna: «Chiedeva sempre soldi»

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«Abbiamo passato 12 anni insieme senza mai staccarci. Sono stati gli anni più belli della mia esistenza, abbiamo girato il mondo viaggiando». Poi la coppia, residente in Valganna, è andata in crisi: lui, oggi 54enne, è stato denunciato da lei, di un anno più giovane, e ora è a processo in tribunale a Varese. Deve rispondere di maltrattamenti e violenza sessuale.

Accuse che l’uomo ha respinto fermamente davanti ai giudici del collegio, dipingendo la ex – persona offesa nel procedimento, dove si è inoltre costituita parte civile – come la vera persona problematica tra i due: «Prendeva medicinali, a un certo punto è diventata ludopatica. Ha passato un anno intero a giocare alle macchinette e al bingo. Tutti i giorni, da mezzogiorno alle sette di sera. Continuava a chiedermi soldi».

Di certo c’è che la relazione era condizionata dall’uso di stupefacenti. Lo ha ammesso proprio l’imputato, anche per dare credibilità al proprio racconto: «Mi drogavo e non stavo in piedi, non avrei potuto picchiarla. E comunque non l’ho mai toccata». Poi l’uomo ha messo in guardia le parti: «La mia ex sa essere cattiva ed è bugiarda».

E i lividi sulle braccia per i quali lei si è più volte recata in ospedale negli ultimi anni? «Le ho lasciato dei lividi una sola volta, ma perché era fuori di testa e cercavo di tenerla ferma, in attesa dei carabinieri». Le chiamate alle forze dell’ordine erano frequenti e le liti furiose, tanto che a volte volavano oggetti, anche pesanti, dalle finestre. Eppure i vicini di casa dei due, già sentiti a dibattimento, hanno ridotto il tutto a semplici chiacchiere di paese: mai visto né sentito nulla. L’imputato? «Persona normale».

Anche rispetto ad uno dei fatti più gravi, un rapporto sessuale consumato contro la volontà della persona offesa, l’imputato ha detto la sua: «Nessuna violenza, quel giorno lei voleva 3.000 euro per coprire le spese della macchina. Io non li avevo. Si è arrabbiata ed è andata a denunciarmi». La vittima aveva parlato del presunto abuso con un’amica, da cui era solita rifugiarsi quando le cose con il marito si mettevano male; è stata lei stessa a riferirlo ai giudici, più di un anno fa, durante una testimonianza continuamente interrotta dal pianto.

Tutto falso per l’imputato, il quale ha affermato che persino dopo le peggiori sfuriate era lei a rifarsi viva per chiedere aiuto, anche tramite messaggi whatsapp che l’uomo conserva ancora oggi. Tra questi ce n’è uno che recita: «Perché non ci risposiamo?».

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