Urla, oggetti che volano dalla finestra, auto dei carabinieri. Una coppia della Valganna al capolinea, coniugi che ormai vivono fuori dagli schemi della convivenza civile. E tutto attorno il vuoto. Di quei fatti i vicini di casa non ricordano nulla.
Per gli stessi episodi, che sarebbero avvenuti a più riprese tra il 2012 e il 2019, un cinquantaquattrenne è oggi a processo con le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale sull’ormai ex moglie, di un anno più giovane, che davanti ai giudici del Tribunale di Varese, aveva cercato tra le lacrime di raccontare l’accaduto. Ieri mattina, invece, chi abitava (e abita) a venti metri dall’abitazione in cui si sarebbero consumate le tristi vicende, ha affermato, sempre davanti ai giudici, di non aver mai visto né sentito nulla.
Unica eccezione, le «chiacchiere di paese», hanno precisato un trentaquattrenne e il padre. «Qualche litigio, cose da coppia, ma solo per sentito dire», ha sottolineato il primo. «In piazza, fuori dal bar, una volta ho sentito che parlavano delle liti, ma mi sono allontanato perché non erano fatti miei», ha spiegato il secondo, aggiungendo poi di aver visto di tanto in tanto le macchine delle forze dell’ordine parcheggiate vicino a casa, ma di non essere mai uscito per informarsi. Nemmeno quel giorno in cui, secondo quanto ricostruito durante le indagini, dalla finestra del bagno della coppia fu lanciata una statua di ferro.
Come facevano i vicini a non accorgersi di niente? E che tipo è l’imputato? L’avvocato Carmen Botta, con cui la persona offesa si è costituita parte civile nel procedimento, era in cerca di risposte dai due testimoni. «Non abbiamo mai ricevuto confidenze dai diretti interessati. L’imputato è una persona normale, nessuno ha paura di lui». Questo ciò che il legale ha ottenuto.
Le imputazioni, però, descrivono un contesto pesante, sul quale avrebbe inciso anche l’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti. Quando le liti raggiungevano il culmine, l’ex compagna dell’uomo era solita allontanarsi da casa e cercare ospitalità dalle amiche. Una di queste, in aula, ha negato di aver mai visto addosso alla donna segni di percosse, ma una volta l’odierna persona offesa le aveva parlato di un rapporto sessuale avvenuto contro la sua volontà. Eppure, da fuori, ha detto in udienza la stessa amica, quella al centro dei fatti sembrava una coppia qualsiasi.
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