Quando la situazione in casa degenerava, la violenza sia fisica che verbale poteva protrarsi anche per un intero giorno. Lei piangeva, a volte scappava e cercava rifugio da conoscenti; lui beveva e col passare delle ore diventava sempre più furioso.
E’ questo il contesto dal quale una cinquantatreenne residente in Valganna ha cercato di sottrarsi denunciando l’ex marito, un uomo di cinquantaquattro anni ora a processo per maltrattamenti e violenza sessuale.
Fu proprio un atto consumato in camera da letto, per l’accusa senza il consenso della donna, a creare nel 2019 la spaccatura definitiva. Quella da cui è poi scaturita la denuncia. «Lui mi ha detto di spogliarmi, io l’ho assecondato – ha ricordato la cinquantatreenne durante il processo, in corso presso il tribunale di Varese -. Ho lasciato fare, pensando a tutte le donne che sono morte per essersi ribellate». Poi la persona offesa è scoppiata in un pianto liberatorio. Non è stato l’unico momento di tensione emotiva in udienza: l’imputato, seduto accanto al proprio difensore, ha più volte guastato lo svolgimento dell’esame per ribattere alle accuse, lasciando l’aula prima volontariamente e in seguito, su ordine del giudice, in modo definitivo, per via dei ripetuti e plateali gesti di disappunto.
Impugnando il telefono, con il display acceso sulla schermata delle chat, l’imputato ha cercato di far capire alle parti che anche dopo la rottura era lei a cercarlo. Lei che però aveva trovato ospitalità presso una coppia di amici, per interrompere il suo calvario quotidiano fatto di insulti, pugni e calci. Quando non fuggiva, veniva cacciata. Passavano pochi giorni e lui andava a cercarla per sistemare le cose. Un drammatico tira e molla segnato tre anni fa da una pausa breve di circa una settimana, e da una più lunga durata quasi un anno e scattata in coincidenza con l’inizio della pandemia. In entrambi i casi la donna si sistemò dagli amici, in Valceresio, restando con loro fino alla scorsa estate. Fino ad un momento di crisi che favorì un riavvicinamento.
«Non avevo soldi per mangiare – ha raccontato ancora la cinquantatreenne – così ho chiesto il suo aiuto». Lui passava presso l’abitazione dove lei era ospite per portarle la spesa: pasta, biscotti, sigarette. «Poi ha ricominciato a bere e ad essere violento, un giorno ha cercato di sfondare la porta e si è ferito», ha aggiunto la donna.
Oggi un provvedimento del tribunale impedisce agli ex coniugi di frequentarsi, ma i loro contatti proseguono. «A volte sono io a scrivergli – ha ammesso la cinquantatreenne -. Non è facile dimenticare una persona dopo dodici anni passati insieme». Prima dell’allontanamento dall’aula l’uomo ha fornito spontanee dichiarazioni: «Sono dieci anni che le compro i farmaci, per aiutarla a curare la sua depressione». L’imputato ha negato le violenze, e nei messaggi che ancora invia all’ex moglie, quasi ogni giorno, ripete spesso una frase: “Guarda dove siamo finiti“.
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