Litigate pesanti, durante le quali dalla violenza verbale si passava non di rado a quella fisica, con conseguenze dirette sulla stabilità di una relazione tra coniugi segnata da continui allontanamenti della moglie – a volte volontari, altre volte imposti dal marito – e da ripetuti riappacificamenti. Fino alla rottura sancita dal divorzio, e ad una denuncia presentata dalla donna, 53 anni, che è oggi persona offesa in un processo penale a carico dell’ex compagno, cinquantaquattrenne e residente in Valganna, che deve rispondere di maltrattamenti e violenza sessuale (qui i dettagli).
Erano gli abusi di alcol a favorire gli scatti d’ira, e a prolungare la durata delle sfuriate tra i due. Questo secondo la donna, già comparsa in Tribunale a Varese, lo scorso febbraio, per una testimonianza interrotta più volte da crisi di pianto, ma anche dalle proteste dell’ex marito – poi allontanato dall’aula – che intromettendosi aveva sottolineato che era lei – l’odierna persona offesa – a cercarlo per sistemare le cose, anche quando si allontanava da casa per periodi più o meno lunghi, e veniva ospitata dalle amiche.
Una di loro ha ricordato gli eventi di quel periodo, risalente alla primavera del 2019, testimoniando davanti al collegio nell’udienza di ieri: «È stata da me per parecchio tempo, piangeva sempre, era sotto shock». Presentava segni visibili di percosse? Ha domandato il pubblico ministero. «No – ha risposto la donna – ma lamentava forti dolori alla testa e diceva che a ridurla così era stato il compagno». In quel periodo l’amica ed ex collega convinse la donna a farsi visitare in ospedale, e ricevette dalla stessa una confidenza circa un rapporto sessuale a cui l’ex l’avrebbe costretta un giorno in cui era tornata a casa per riprendere alcuni vestiti. «Non ho chiesto altro – ha aggiunto la testimone – io da fuori li vedevo come una normale coppia. Lui faceva di tutto per lei, era sempre disposto ad aiutarla».
Le dinamiche interne a quella relazione erano invece note allo psichiatra che seguiva la donna, chiamato a sua volta a testimoniare in dibattimento: «Parlava del rapporto conflittuale con il compagno, che abusava di alcol e stupefacenti, e diceva di essere vittima di atti violenti». Che tipo di persona era? Ha chiesto il pm al medico. «Una persona fragile – ha precisato il dottore a proposito della paziente – insicura, soffriva di ansia e depressione».
Il suo percorso di cura era iniziato nei primi anni duemila, già prima di conoscere l’uomo oggi a processo. Un uomo dal quale, nonostante tutto, faticava a stare lontana. Il dibattimento, dopo l’esame degli ultimi testimoni, previsto a settembre, si chiuderà proprio con il cinquantaquattrenne e con la sua versione dei fatti. Poi arriverà la decisione dei giudici.
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