Sette anni di reclusione per aver picchiato e violentato la moglie, costretta a sottostare alle regole del marito padrone, un 40enne di origine marocchina condannato oggi, martedì 9 luglio, dal tribunale di Varese. Maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale le accuse, per le quali il pubblico ministero aveva chiesto una pena ancora più pesante del verdetto dei giudici del collegio: dodici anni di carcere.
I fatti risalgono al 2021 e sono avvenuti a Lavena Ponte Tresa. La coppia nasce dopo i primi contatti su un social network, e la vita di tutti i giorni si trasforma in una sofferenza quando l’uomo inizia a dettare legge e la donna, classe 1992, si trova a fare i conti con una quotidianità stravolta da pretese fuori da ogni logica, visto che – in base alle accuse – la 29enne non poteva avere vita sociale fuori da casa sua, e non avrebbe nemmeno dovuto lavorare.
Imposizioni ma anche violenza fisica, secondo chi ha indagato sulla vicenda: un bicchiere e un tavolo scagliati dall’imputato contro la convivente, presa a calci mentre era incinta e poi picchiata nuovamente anche davanti alla figlia. E, come detto, costretta a fare sesso contro la sua volontà.
Agli atti ci sono due accessi al pronto soccorso. La donna si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Romana Perin, e i giudici hanno stabilito che ha diritto ad un risarcimento di 15mila euro.
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