«Era una brava madre, non provavo odio nei suoi confronti. Qualche volta mi è scappata una parola di troppo, ma solo per la stanchezza che provavo a fine giornata».
Niente umiliazioni verbali, dunque, niente calci e niente schiaffi alla ex infedele, che però ha denunciato l’uomo, un luinese di 42 anni, ora a processo in Tribunale a Varese per maltrattamenti e lesioni. Uomo che ieri davanti ai giudici si è difeso, respingendo le accuse rispetto agli episodi più gravi che gli vengono contestati.
Tra questi c’è una violenta lite per il figlio piccolo della coppia, che faceva i capricci perché non voleva prendere uno sciroppo. I fatti, nel complesso, risalgono ad un periodo che va dal 2016 al 2022, e quel giorno la donna finì in pronto soccorso e ne uscì con una prognosi di dieci giorni, dopo che – secondo le accuse – era stata presa per i capelli e sbattuta contro il muro, riportando un trauma cranico. «Mi ha detto “tuo figlio è come te, non mi rispetta” – ha raccontato invece l’uomo – poi mi è venuta addosso, io l’ho spinta. Solo dopo mi sono accorto di aver esagerato e lo ho chiesto scusa».
Quando la loro relazione era già finita, il 42enne avrebbe continuato ad interessarsi morbosamente alla vita della ex, e si era tenuto le chiavi dell’appartamento dove lei continuava a vivere. Anche per questo l’imputato – difeso dall’avvocato Corrado Viazzo – ha avuto una spiegazione: «Le chiavi mi servivano momentaneamente per portare via tutte le mie cose, ma tornava solo in sua presenza. Ed era la vita di mio figlio che mi interessava, non quello che faceva lei».
La Procura la pensa diversamente, e gli attribuisce un comportamento che – in base a quanto denunciato dalla donna, che è anche parte civile e nel processo è assistita dall’avvocato Chiara Di Giovanni – sarebbe stato causa di continue umiliazioni per la persona offesa. «Sei grassa, sei una botte, non vali niente come madre». Fino ad arrivare alla violenza fisica: quella del fatto ripercorso ieri in aula, con l’interrogatorio dell’imputato, e quella che sarebbe stata parte di una vicenda più eclatante, che risale al Natale del 2016: la donna si presenta al compagno con un nuovo piercing, lui la prende a calci e la obbliga a levarlo. Il giorno dopo lei trova una corda nella giacca dove lui le aveva detto di guardare: «Ho avuto paura», aveva ricordato la persona offesa in una precedente udienza.
© Riproduzione riservata






Vuoi lasciare un commento? | 0