Roma | 31 Maggio 2023

Accordo Italia-Svizzera, approvata la legge di ratifica: «Ora più tutele per i frontalieri»

Oggi l'ok dal Senato a Roma, rimarranno inalterato le risorse destinate ai comuni della fascia di confine. «Chiudere velocemente l'intesa definitiva sullo smart working»

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Il Senato della Repubblica, nella giornata di oggi, ha definitivamente approvato la legge di ratifica ed esecuzione dell’accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Elvetica relativo all’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri in sostituzione del precedente accordo del 1974, fino ad oggi vigente.

«E’ un grande risultato, che ci rende particolarmente soddisfatti – esordisce Alessandro Alfieri, vice presidente vicario dei senatori democratici, ha espresso il voto favorevole del PD al ddl di ratifica dell’accordo fiscale Italia-Svizzera -. Un lavoro importante, che si chiude dopo due anni e mezzo, fatto con gli amministratori locali e tante realtà territoriali a partire dalle forze sociali, il provvedimento riconosca per la prima volta una specificità delle fasce di confine entro i venti chilometri».

«Si tratta di una conquista, anche perchè abbiamo mantenuto gli impegni principali – continua ancora il senatore Pd -: mantenere inalterate le risorse destinate ai comuni della fascia di confine e allo stesso tempo tutelare i lavoratori frontalieri che hanno progettato la loro vita in base all’attuale livello di tassazione. Ma la vera innovazione è che costruiamo il primo esperimento di federalismo fiscale destinando l’extragettito dei nuovi lavoratori frontalieri a progetti infrastrutturali e socio economici dei territori di confine».

Alfieri ha chiesto infine «l’impegno del governo a chiudere velocemente con la controparte elvetica una intesa definitiva sullo smart working per evitare che i lavoratori frontalieri paghino più tasse. L’obiettivo che si vuol raggiungere è tutelare coloro che lo utilizzano fino al 40 per cento delle ore settimanali. Quindi bene l’emendamento approvato alla Camera che copre i lavoratori fino al 30 Giugno, ma c’è bisogno che il governo mantenga gli impegni. Siamo preoccupati che il ministro Giorgetti sia in ritardo rispetto alla parte elvetica. Ora dobbiamo dare un orizzonte certo e di serenità a quelle famiglie che rischiano di avere minori introiti ogni mese in busta paga” “Serve – conclude Alfieri – un ultimo sforzo per chiudere questo percorso proficuo iniziato sotto la spinta del partito democratico e che oggi portiamo finalmente a compimento».

«Oggi con l’approvazione definitiva da parte del Senato, l’accordo fiscale tra Italia e Svizzera è legge – commenta il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Pellicini -. Nel percorso parlamentare è stato fatto un importante lavoro con l’introduzione dell’assegno di frontalierato destinato a coloro che rimarranno a lavorare presso le imprese site in Italia nei territori di confine. Per la prima volta, una legge dello Stato affronta le peculiarità di aree, come quelle del nord della provincia di Varese, di Como e di Sondrio, al fine di affrontare il problema della desertificazione produttiva».

«Inoltre la legge introduce la possibilità per i frontalieri di lavorare da remoto fino al 40% dell’orario contrattuale. Viene così data una risposta importante alle esigenze di migliaia di persone in tema di qualità della vita. Va infine riconosciuto il merito al presidente dell’associazione Comuni di Frontiera Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa, di aver ottenuto significativi vantaggi in termini di risorse che continueranno ad essere garantite ai Comuni della fascia di confine», conclude Pellicini.

Soddisfatti anche i parlamentari lombardi della Lega Stefano Candiani, Massimiliano Romeo ed Eugenio Zoffili a margine dell’approvazione a Palazzo Madama del ddl di ratifica degli accordi Italia-Svizzera sui lavoratori frontalieri. «Bene l’approvazione definitiva del ddl di ratifica degli accordi Italia-Svizzera. Con il voto di oggi abbiamo una definizione chiara delle aree di frontiera e tutele per i lavoratori, come l’aumento della Naspi erogata sul parametro svizzero e l’utilizzo di un fondo per erogare assegni integrativi dello stipendio dei lavoratori nei territori italiani di confine».

«Rendendo più attrattive dal punto di vista salariale queste aree, scongiuriamo la desertificazione e poniamo le basi per un serio riequilibrio e, in prospettiva, sviluppo dei territori lombardi e piemontesi di confine con la Svizzera. Obiettivo della Lega resta la realizzazione di Zone Economiche Speciali per i territori di confine delle province di Como, Varese, Sondrio e VCO, così come abbiamo chiesto in una proposta di legge già nella scorsa legislatura», conclude.

Anche il presidente dell’ACIF Massimo Mastromarino esprime soddisfazione: «L’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera (ACIF) che nel dicembre del 2020, assieme ai sindacati frontalieri CGIL, CISL e UIL, OCST e SUNIA, ha sottoscritto con il Ministero dell’Economia un Memorandum d’Intesa contenente disposizioni normative atte a garantire ai Comuni di Frontiera le risorse derivanti dalla attuale compensazione finanziaria (c.d. “Ristorni”) oltre a puntuali indicazioni di misure fiscali, previdenziali e normative volte a limitare la sperequazione tra i frontalieri regolamentati con le attuali regole derivanti dall’accordo del 1974 e quelli regolati dalle nuove norme in discussione, ha successivamente avanzato nell’audizione in Senato del 08 marzo 2022 e attraverso diverse interlocuzioni con i parlamentari di Camera e Senato diverse osservazioni oggi recepite nel testo di legge».

I punti sottolineati dell’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera rispetto all’accordo fiscale Italia-Svizzera

Il riconoscimento della specificità e del ruolo dei Comuni di Frontiera circa le problematiche transfrontaliere oggetto del nuovo accordo, includendo l’Associazione tra i soggetti facenti parte di diritto della Commissione mista di controllo prevista dall’articolo 6, comma 1 del nuovo accordo fiscale;

Il mantenimento in via strutturale ai Comuni di frontiera di risorse finanziarie, attraverso trasferimenti dallo Stato in conto capitale e in parte corrente (quest’ultima elevata fino al  limite massimo del 50% dell’importo annualmente attribuito), assicurando che non vi siano riduzioni delle risorse attualmente disponibili derivanti dal versamento dei ristorni da parte dei Cantoni in applicazione dell’Accordo del 1974 e pari, con riferimento all’anno 2019, a 89 milioni di euro;

La revisione dei termini e le modalità di determinazione dei Ristorni e in particolare della soglia del rapporto frontalieri/popolazione residente per l’attribuzione diretta ai Comuni, che non potrà eccedere la quota del 3%;

L’introduzione del regime transitorio per i lavoratori frontalieri residenti in Italia che lavorano in Svizzera o che vi hanno lavorato con decorrenza dal 31 dicembre 2018, ai quali viene applicato il regime di tassazione esclusiva in Svizzera, analogamente a quanto previsto dall’Accordo del 3 ottobre 1974 fino ad oggi vigente;

Il finanziamento di progetti di sviluppo economico e sociale nei Comuni dell’area di Frontiera, come individuati all’art. 2 del nuovo accordo, a valere sulle eventuali maggiori entrate derivanti dall’applicazione dell’Accordo, attraverso l’istituzione di un fondo per lo sviluppo economico e il potenziamento delle infrastrutture nelle zone di confine da utilizzare con il coinvolgimento dei Comuni dell’area di Frontiera o per la creazione di un “assegno di frontiera” a sostegno dei salari dei lavoratori impiegati nella fascia di confine italiana;

L’introduzione per tutti i nuovi frontalieri italiani che si recano al lavoro nei paesi confinanti o limitrofi all’Italia dell’aumento della franchigia fiscale  a 10.000 €; la non imponibilità degli assegni familiari erogati dal Paese di lavoro; la deducibilità dei contributi per il prepensionamento e la revisione in aumento della Naspi.

«Sulla nuova fiscalità dei frontalieri finalmente si chiude un cerchio. Sono stati due anni di impegno intenso per gli esponenti locali e nazionali del Partito Democratico che, spalla a spalla con le parti sociali, hanno lavorato a tutela dei frontalieri – dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Samuele Astuti – Voglio ringraziare il Senatore Alessandro Alfieri che più di tutti si è speso per questo risultato. C’erano degli impegni presi in merito alla revisione dell’accordo del ‘79 e questi sono stati mantenuti: gli attuali lavoratori transfrontalieri non saranno soggetti ad alcun aumento di imposta e, in parallelo, saranno attuate misure speciali di riduzione delle tasse per proteggere gli interessi dei nostri connazionali che lavorano in Svizzera in futuro. Ora il Governo trovi un’intesa rapida e definitiva con la Confederazione sullo smart working per risparmiare ai frontalieri imposte aggiuntive: va tutelato chi lavora da remoto almeno fino al 40 per cento delle ore settimanali».

«Le complessità del mercato del lavoro delle fasce di confine non finiscono qui però: la Lega torna a promettere Zone economiche speciali nelle province di Varese e Como. Dopo che negli scorsi anni il Consiglio regionale ha approvato diverse proposte del Partito Democratico a tutela dell’economia delle province di frontiera, scade l’ora dei proclami e arriva il momento dei provvedimenti concreti. Chiedo che Regione Lombardia si impegni a lavorare con il Governo: le zone di confine hanno bisogno di aiuto per essere competitive nei confronti della vicina Svizzera per contrastare la fuga di manodopera specializzata. Servono agevolazioni o rischiamo gravi danni al nostro tessuto economico. Facciamo presto», conclude il consigliere dem.

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