Canton Ticino | 2 Maggio 2023

Frontalieri, accordo fiscale Italia-Svizzera e telelavoro: «Gravi ripercussioni per il rinvio del voto»

Ad esprimere il proprio disappunto sul rinvio del voto è il sindacato ticinese OCST. «La mancata votazione alla Camera, a data da destinarsi, allunga i tempi per lo sblocco di questo pacchetto»

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«Nelle giornate di mercoledì e giovedì la Camera dei Deputati avrebbe dovuto votare il Disegno di Legge (d’ora in poi DDL) relativo al nuovo accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri. Ciò però non è avvenuto a causa dello scivolone del Governo sul Documento di Economia e Finanze».

Ad affermarlo, negli scorsi giorni, presentando un lungo approfondimento sul nuovo accordo fiscale e telelavoro tra Italia e Svizzera, è stato l’Ufficio Frontalieri del sindacato ticinese OCST. «La mancata votazione non genera solo il rinvio della ratifica del nuovo accordo fiscale, ma ha ripercussioni negative sull’altro grande dossier in gioco, quello del telelavoro. Infatti, dando seguito all’intesa raggiunta settimana scorsa tra Giorgetti e Keller-Sutter (leggi qui), la Camera era pronta ad emendare il testo del DDL inserendo un nuovo articolo che prevede la cancellazione della Svizzera dalla black list».

«Il nuovo articolo contiene inoltre il tanto atteso ripristino del telelavoro per i frontalieri senza impatti tributari (nel limite del 40% del tempo di lavoro) – prosegue il sindacato ticinese -. Tale norma, se approvata, avrà effetto retroattivo al 1° febbraio e resterà valida solo fino al 30 giugno 2023, in quanto per rendere definitiva questa possibilità sarà poi necessario un nuovo accordo amichevole con la Svizzera (il sindacato ha già espresso al Governo come tale dossier sia un’assoluta priorità per le aziende e i lavoratori, ndr)».

«Tuttavia la mancata votazione alla Camera (che è rinviata a data da definirsi) allunga i tempi per lo sblocco di questo pacchetto. Affinché il nuovo articolo del DDL possa produrre i propri effetti è infatti necessario che il DDL stesso passi prima alla Camera e poi nuovamente in Senato. Ricordiamo infatti che se il DDL verrà effettivamente emendato alla Camera con il nuovo articolo, per Costituzione il testo dovrà poi tornare in Senato», concludono dall’OCST.

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