Luino | 16 Aprile 2023

Dalla Brianza a Luino, studenti in gita sui luoghi di Vittorio Sereni e nei suoi dintorni

Alcuni alunni del Laboratorio di Poesia del liceo Versari di Cesano Maderno sono arrivati in città per scoprire da vicino i luoghi, le carte e le suggestioni che hanno ispirato il poeta

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Nelle scorse settimane l’Archivio Vittorio Sereni di Luino ha ospitato un’importante iniziativa dedicata all’opera di Sereni e ai suoi luoghi luinesi rivolta a studenti liceali e universitari.

Ce ne restituisce l’impressione Judith Ferioli: a lei lasciamo la parola per raccontare non solo la visita luinese ma più in generale la vita, silenziosa eppure intensa e vivace, dell’Archivio.

Giovani pellegrini della poesia a Luino

Meglio dunque l’itinerario più diretto della ferrovia: s’imbuca la lunga e tenebrosa galleria di Laveno, e all’altro capo luce, lago, montagne coperte di neve fanno un unico grido. Così Vittorio Sereni descrive l’arrivo in treno nella sua città natale. È una mattinata soleggiata ma dal sapore ancora invernale quella che, a Luino, accoglie un drappello di studenti del Laboratorio di Poesia del liceo Versari di Cesano Maderno, accompagnati dalle loro insegnanti, Chiara Anzani e Stefania Signorini.

A guidarli, in un itinerario tutto “sereniano”, c’è la prof.ssa Francesca D’Alessandro, docente di Letteratura Italiana, Italiano per la Comunicazione e Storia della Critica presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia.

Pochi minuti di cammino separano la stazione da Palazzo Verbania e là, ad attendere i giovani visitatori, ci sono la dott.ssa Tiziana Zanetti, curatrice dell’Archivio Sereni, e il sindaco della città il dott. Enrico Bianchi. Li accolgono nella sala conferenze, che un tempo fu il salone ristorante del Kursaal. La sala, in leggera penombra, mostra sfolgoranti le acque del lago al di là delle immense vetrate in stile liberty, mentre la dott.ssa Zanetti – con estrema gentilezza – invita tutti a prendere posto.

Le parole di benvenuto che il sindaco riserva a questi giovani pellegrini della poesia sono un esempio di civiltà e una luce di speranza per un futuro più attento alla salvaguardia del patrimonio culturale e artistico. Lo scopo del Fondo, che contiene gli archivi relativi alle carte di Vittorio Sereni e Piero Chiara, è quello di preservare, riordinare e rendere consultabili dagli studiosi le carte appartenute ai due letterati luinesi. Non solo: – spiega la dott.ssa Zanetti – il fondo ha il compito di trasformare gli oggetti quotidiani di questi autori, siano carte, manoscritti, libri o addirittura la scrivania e la Olivetti 32 dello studio, in patrimonio culturale. Quello che può sembrare quasi un atto di invadenza nell’intimità di un autore, diventa così un processo irrinunciabile per consegnare il pensiero e i valori di questi uomini all’universalità della storia.

A questo proposito la prof.ssa D’Alessandro racconta, con vibrante nitidezza, il trasferimento delle carte di Sereni dal suo appartamento milanese di via Paravia, dapprima alla biblioteca civica di Luino (e poi a Palazzo Verbania dove tuttora si trovano). Quando le ultime scatole rosse vengono chiuse, nel corridoio della casa di via Paravia, a Milano, la moglie Maria Luisa sente il marito morire una seconda volta. Tuttavia sa che da quel sacrificio il suo Vittorio rinasce come una ricchezza per tutti, diventa un pezzo di storia, diventa patrimonio culturale.

Poco dopo la dott.ssa Zanetti accompagna gli ospiti alla Terrazza, luogo che ha ispirato i famosi versi di Frontiera, Terrazza, appunto. La prof.ssa D’Alessandro legge e commenta i versi, mentre un’aria tesa sferza i volti assorti che ascoltano. Alcune nuvole velano il sole, incrinano il grido della luce, poi se ne vanno. Quasi a completare questa continua oscillazione tra la vita dell’uomo e la vita del poeta, che si intrecciano sempre più fino ad essere una cosa sola, l’ultimo testo degli Immediati dintorni, scritto poco prima di morire, che racconta la situazione esistenziale che ha generato Terrazza.

A questo proposito la professoressa si riallaccia a quello che potremmo considerare un testamento spirituale, nel quale Sereni si congeda dalla sua vita letteraria: Dovuto a Montale. In questo testo il poeta luinese sottolinea il debito e il dialogo intrattenuto con il poeta genovese. E ancora racconta della sua città, una città che non è più solo luogo geografico, ma che diventa luogo dell’anima, luogo universale, metafisico: Sospesa in un tempo imprecisato, Luino diveniva l’oltrefrontiera.

La tappa successiva della visita, ovviamente, è il Fondo vero e proprio. Un silenzio devoto accoglie il fremito dei manoscritti che si sfogliano. Quelle carte che sono l’unica ricchezza di un poeta, i miei soli beni, come Sereni stesso le definisce in Un sogno. La storia e la quotidianità tornano a fronteggiarsi sulla copertina sgualcita di un quaderno. Nelle pagine ingiallite i versi immortali e le cassature, la forza dirompente della parola e la fragilità del tratto di inchiostro sulla carta. La prof.ssa D’Alessandro mostra commossa ai giovani le varianti di alcuni testi e ne spiega il significato e le differenze dal punto di vista filologico. Inoltre racconta di come la poetica stessa di Sereni fosse via via mutata fino a sottrarre l’io protagonista, per farsi piccolo, per lasciare spazio alle presenza degli altri e delle cose, per farle durare e farle esistere. Il poeta si fa così voce corale, torna ad appartenere agli altri e gli altri a specchiarsi in lui; l’uomo invece è prigioniero, stanco, addolorato. Il suo respiro non riesce ad adeguarsi a quello vitale del lago, scintillante di vele candide nel sole: il ritorno al suo lago spalanca un abisso nel cuore, un ammanco che non può essere colmato, la coscienza del dolore esistenziale che non smette di tormentarlo.

Il gruppo di ragazzi si avvia poi verso il cimitero, per rendere omaggio alla tomba del poeta. Le strade sinuose che conducono al camposanto sono accoglienti e colorate. I fiori nei giardini, le siepi rigogliose. Al di là del muro, l’immensa moltitudine dei morti. La prof.ssa D’Alessandro raduna i suoi discepoli attorno alla cappella di famiglia del poeta. Non poteva mancare, tra le letture, quella di un testo ambientato proprio oltre il muro del cimitero, durante una partita di calcetto con gli amici. Il poeta non può fare a meno di pensare al padre, sepolto al di là. Si sente in colpa perché prende parte alla gioia effimera di un’occupazione futile. Immagina così il dialogo con il padre, ormai trasfigurato, che lo rassicura, gli sorride e lo incoraggia a godersi quegli innocenti momenti di serenità: una sera d’estate è una sera d’estate. Risuonano nel silenzio i versi de Il muro mentre una campana disperde nel cielo i suoi rintocchi. [Judith Ferioli]

L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività culturali promosse grazie all’interessamento di illustri rappresentanti del mondo accademico e culturale, membri anche del Comitato scientifico dell’Archivio Sereni, presieduto dal sindaco del Comune di Luino.

Tra queste ricordiamo, nei mesi scorsi, la partecipazione dell’Archivio nell’ambito delle conferenze promosse e coordinate dal magistrato Dott. Giuseppe Battarino al Pontificio Collegio Gallio di Como il convegno dedicato alla letteratura del ‘900 e al patrimonio musicale con la supervisione e il coordinamento scientifico della Prof.ssa Paola Biavaschi, docente dell’Università degli Studi dell’Insubria e del Prof. Fabio Perrone, direttore delle attività culturali dell’Academia Cremonensis; la tavola rotonda, promossa dal Prof. Fabio Minazzi e dalla Prof.ssa Stefania Barile, presso il “Centro Internazionale Insubrico C. Cattaneo-G. Preti” dell’Università degli Studi dell’Insubria dedicata al tema delle fonti archivistiche per lo studio della cultura dei laghi.

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