Luino | 28 Novembre 2022

Pronto soccorso di Luino, non solo attesa: «Grazie per professionalità e umanità»

Ancora una lettera alla redazione per raccontare, dal punto di vista dei pazienti, come vanno le cose al nosocomio cittadino. Il dolore, lo spavento, la polmonite: «Ho trovato uno staff magnifico»

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Sensibilità e grande attenzione al fattore umano in un momento di particolare preoccupazione. Cose che fanno la differenza davanti a un grande spavento, ad un improvviso problema di salute.

Lo sottolinea una lettrice che ha scritto alla redazione per raccontare la sua recente esperienza al pronto soccorso di Luino, questo a pochi giorni di distanza da un’altra lettera che ci era stata inviata da una cittadina (clicca qui), a seguito di una attesa lunga ore per poter accedere al nosocomio lacustre e ottenere una visita per la sorella, sofferente a causa di un infortunio domestico.

Due storie diverse, ma al centro dei fatti un unico posto: l’ospedale di via Forlanini, che resta così in primo piano nel dibattito pubblico locale, fatto di appelli che riguardano le criticità organizzative del nosocomio, ma anche di racconti finalizzati a dimostrare che alle esperienze negative si aggiungono quelle che trasmettono ottimismo, grazie alle modalità con cui il personale sanitario – indipendentemente dalla dimensione delle problematiche segnalate – svolge nella quotidianità il proprio delicato e fondamentale compito.

Di seguito il testo integrale della lettera.

Lunedì 14 novembre ,in seguito ad una crisi respiratoria e piegata da un forte dolore al fianco, mi sono recata al pronto soccorso di Luino, ovviamente accompagnata, in quanto non in grado al momento di guidare.

Il dolore era simile ad una lama, ad un coltello, e la respirazione era a singhiozzo, oltre che molto dolorosa. Sono arrivata in pronto soccorso alle 20 circa, forse poco più tardi. Non ho fatto nessuna anticamera, se non il tempo necessario di un tampone per escludere il covid. Ossia pochi minuti.

C’erano altre persone davanti a me, ovviamente ognuna con i propri problemi. Immagino che nessun medico si diverta ad assegnarti un codice di urgenza, e se lo fa è perché è necessario. Si valuta nell’immediato cosa stia accadendo. Io sono entrata in codice giallo. Quando ho fatto il mio ingresso in sala visita, non sono più stata mandata in sala d’attesa, non perché io fossi “pericolosa” per gli altri, ma purtroppo gli altri potevano esserlo per me.

Avevo una polmonite. Nessuno, e posso giurare nessuno, lì dentro ha perso tempo e oltre a me c’erano altre persone che non venivano mandate in sala d’attesa. Ovviamente fuori è facile pensare che “dentro non c’è nessuno”. Purtroppo non è così.

Io ho trovato uno staff magnifico, compatto, che mi spiegava tutto ciò che mi veniva fatto, a cominciare da quella che poteva sembrare una banale flebo. Non sono mancati cedimenti emotivi e mi è stata offerta una carezza sulle spalle. D’altronde, se ti manca il respiro, con 130 battiti fissi, è difficile non avere un attimo di sconforto.

Ho trovato una dottoressa meravigliosa. Ha prestato attenzione a tutti i suoi pazienti di quella sera, cercando di non trascurare niente e nessuno, sia con le cure necessarie, sia con l’umanità di una stretta di mano o una parola. Non posso fare altro che parlare bene del personale, da chi velocemente mi ha fatto il tampone, all’infermiera che mi ha fatto le analisi, all’infermiere che mi ha fatto l’ emogas, al radiologo che mi ha fatto la radiografia e che immediatamente ha comunicato il risultato, all’infermiere che mi ha tolto l’ago prima di uscire, salutandomi garbatamente.

È vero, come in ogni ospedale d’Italia, le carenze ci sono, nessuno può negarlo. Ma quando si entra in un pronto soccorso, quei medici, che sono prima di tutto persone, sono “costretti” a mettere sulla bilancia la gravità della situazione in atto: meno grave sarà, più si aspetterà. Per quanto ogni situazione richieda ovviamente attenzione, che sia dolorosa o meno dolorosa, ovviamente si valuterà in base al rischio per la vita dell’altra persona, e non sempre risulta cosa facile. Sono entrata alle 20 circa, sono uscita prima di mezzanotte.

Fortunata? Non credo. Probabilmente, avessi avuto una banalità che non mi metteva in alcun modo a rischio, avrei aspettato molto di più. Non posso fare altro che ringraziare tutto il personale di quella sera così particolare, tutto, anche chi mi ha soltanto consolato, ma in modo particolare ringrazio la dottoressa per la professionalità che mi ha offerto e, cosa rara, per l’umanità. Grazie.

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