(Alberto Morandi, Laveno Mombello) Egregio Direttore, desidero vivamente evidenziare che negli Stati Uniti un bambino di cinque anni e una bambina di due anni, entrambi sudamericani, pericolosi “terroristi” come i tanti bambini di Gaza morti per le bombe, per la fame e per il freddo, sono stati arrestati dall’ICE, la polizia federale privata del Presidente Donald Trump, “per la colpa di essere nati poveri in un altro Paese”.
Tali fatti vergognosi non sono episodi isolati ma ormai costituiscono la regola, come la barbara uccisione di cittadini americani inermi da parte dei paramilitari della stessa ICE. Mentre negli Stati Uniti si arrestano anche i bambini stranieri che non hanno commesso alcun reato, in Italia, a seguito della Legge “Nordio” sulla riforma della custodia cautelare, gli spacciatori di droga non possono essere arrestati se non vengono avvisati dall’Autorità Giudiziaria cinque giorni prima dell’arresto!
Alla doverosa domanda: “dov’è finita la nostra umanità?”, desidero evidenziare la palese ipocrisia degli ultraconservatori e degli ultrareazionari puritani americani, che si definiscono “cristiani” ma, anziché agli autentici valori di solidarietà umana del Vangelo predicati da Francesco d’Assisi e da Papa Francesco, si richiamano all’egoistica “teologia della prosperità” volta solo a conseguire il profitto economico per i soli bianchi ricchi e ariani.
In questi tempi difficili per le nostre fragili Democrazie liberali nonché drammatici per la Civiltà umana, nelle quali sta venendo meno la Luce del Pensiero critico, della Cultura e dello stesso senso di “Umanità” e di “Bene pubblico e comune” per tutti gli esseri umani, sembra proprio che della grande tragedia della seconda guerra mondiale l’odierna Umanità abbia dimenticato ogni insegnamento che in passato sembrava definitivamente acquisito; per non rivivere le immani tragedie del passato, che ancor oggi ci colpiscono e che rivediamo soprattutto a Gaza, in Palestina e in Ucraina, per colpa della nostra vuota indifferenza verso gli “altri”, non dovremmo mai dimenticare che: “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino” (Seneca).
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