Afghanistan | 14 Novembre 2022

Afghanistan, torna la piena applicazione della Sharia: giro di vite su reati e donne

Si tratta di una legge islamica che comporta esecuzioni pubbliche, fustigazoni, lapidazioni e amputazioni. Ferma condanna da parte dell'Unione europea con le parole di Peter Stano

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Il leader supremo dei talebani afgani Haibatullah Akhundzada ha ordinato nel paese la rigida applicazione della Sharia, la legge islamica, che nell’interpretazione di questo movimento implica esecuzioni pubbliche, fustigazoni, lapidazioni, amputazioni. L’ha twittato oggi il portavoce del capo talebano Zabihullah Mujahid, secondo quanto riporta oggi il Guardian. Mujahidf ha scritto che l’ordine “inderogabile” di Akhundzada è stato emesso dopo un incontro con dei giudici.

Il leader talebano, che non è mai stato fotografato in pubblico da quanto i talebani sono tornati al potere ad agosto dello scorso anno, guida il paese da Kandahar, dove ha sede la base spirituale del movimento islamico fondamentalista. Questa ennesima evoluzione smentisce ulteriormente le dichiazioni di un anno fa, quando i talebani promisero che avrebbero governato con un’interpretazione meno rigida della Sharia, rispetto al loro primo periodo di governo (1996-2001).

«Esaminate con cura i fascicoli di ladri, rapitori e rivoltosi», ha detto Akhundzada, secondo il portavoce, per i quali il leader ha ordinato che le punizioni siano in accordo a quanto afferma la Sharia. Inoltre ha citato una tipologia di reati che includono anche l’adulterio. Questo mette a rischio ulteriormente la condizione femminile, visto che perché sia riconosciuto il reato di adulterio basta la testimonianza di quattro musulmani adulti.

In effetti le donne in questi 15 mesi hanno sostanzialmente perso la grandissima parte dei diritti, che avevano acquisito nel periodo dell’occupazione Usa. Molte dipendenti pubbliche hano perso il loro lavoro, hanno perso il diritto di muoversi senza un maschio che le controlli, hanno dovuto reindossare il burqa o l’hijab, quando sono all’esterno, hanno perduto il diritto di andare a scuola e hanno visto loro vietare parchi pubblici, palestre e luna park.

E così, l’Unione europea ha condannato queste ulteriori restrizioni imposte dai Talebani alla libertà. Lo si legge in una dichiarazione ufficiale del portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas), Peter Stano. «Queste restrizioni si aggiungono alle già gravi violazioni da parte dei talebani dei diritti delle donne e delle ragazze afghane, in contraddizione con le promesse iniziali degli stessi Talebani. Le donne e le ragazze afghane continuano a essere private dell’istruzione secondaria, subiscono restrizioni negli spostamenti e nei movimenti e sono escluse dalla maggior parte degli aspetti della vita pubblica ed economica».

«L’Ue invita le autorità a rispettare gli obblighi dell’Afghanistan ai sensi del diritto internazionale, in particolare dei diritti umani, dei rifugiati e del diritto umanitario e a garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali di tutta la popolazione afghana», conclude Stano nella sua dichiarazione. (Askanews)

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