La polizia cipriota ha eseguito uno dei tre mandati di arresto internazionale richiesti dalla procura di Pavia per le persone al centro delle indagini sul rapimento del piccolo Eitan Biran, il bambino di sei anni unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, condotto in Israele dal nonno materno, lo scorso 11 settembre, senza l’autorizzazione della zia residente in Italia, tutrice legale del minore.
Seguendo le tracce di un telefono cellulare i poliziotti sono risaliti al soggetto, un uomo cinquantenne di origine israeliana, che secondo gli inquirenti avrebbe collaborato con il nonno di Eitan, Smhuel Peleg, per organizzare il viaggio dello stesso Shmuel e del nipotino dall’Italia a Tel Aviv, architettato dapprima con uno spostamento in auto dalla provincia di Pavia all’aeroporto di Lugano, al termine di una delle consuete visite al bambino concesse dal tribunale, e successivamente completato con l’imbarco su un volo privato diretto in Israele.
L’uomo destinatario della misura cautelare, secondo la tesi della procura, sarebbe un esperto di tecniche di copertura, apprese durante la carriera militare tra le fila di una agenzia americana attiva in territori di guerra come Iraq e Afghanistan.
Stando alle fonti riportate da Il Corriere della Sera e rilanciate dall’Ansa nelle scorse ore, l’indagato potrebbe essere presto portato in Italia. Restano invece da eseguire i mandati di arresto nei confronti di Shmuel Peleg e dell’ex moglie, entrambi in Israele. Quest’ultima avrebbe partecipato al piano finalizzato al rapimento del bambino pur senza essere presente in Italia al momento dell’attuazione del piano stesso.
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