Il tribunale del riesame di Milano si è espresso sul ricorso formulato dagli avvocati italiani di Shmuel Peleg – nonno di Eitan, il bambino di sei anni unico sopravvissuto alla strage del Mottarone – circa il mandato di arresto internazionale emesso nei confronti del loro assistito.
I giudici hanno confermato la validità della misura richiesta dalla procura di Pavia, che sta indagando per sequestro di persona in merito al piano che lo stesso Peleg – insieme ad altre due persone – avrebbe architettato per rapire il piccolo, portato in Israele lo scorso 11 settembre senza il consenso della sua tutrice legale, la zia paterna.
La misura cautelare in carcere è stata richiesta anche per l’ex moglie di Peleg – che avrebbe partecipato alla messa a punto del piano, senza però essere presente al momento del rapimento – e per un uomo israeliano di cinquant’anni, l’autista di cui il nonno di Eitan si sarebbe servito per portare il bambino dalla provincia di Pavia – dove risiedeva insieme agli zii – all’aeroporto di Lugano, dove l’11 settembre scorso i due – nonno e nipote – si imbarcarono con un volo privato con destinazione Tel Aviv.
Ed è proprio nella città israeliana affacciata sul Mediterraneo che i giudici, per due volte, si sono espressi con sentenze in linea con i diritti rivendicati dalla tutrice di Eitan dopo i fatti di settembre. I legali dei Peleg hanno presentato ricorso per la seconda e ultima volta, appellandosi alla Corte Suprema.
La giustizia italiana, invece, si occuperà dell’istanza presentata dai nonni materni al tribunale per i minorenni di Milano, in relazione alla nomina a tutrice di Eitan dalla zia Aya Biran, attualmente in Israele insieme al bambino di sei anni, nell’attesa di rientrare a casa; quella casa indicata dai giudici israeliani come “luogo ideale” per la crescita del minore.
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