Quello che serviva per contenere Milano, Varese lo ha trovato pochi istanti dopo la palla a due del 184esimo derby, affidandosi ad una difesa forte e attenta e lasciandosi guidare dalla leadership di Gentile. Le cose non sono rimaste invariate per tutti i quaranta minuti di gioco, ma il miracolo quasi sfiorato (79-82 il risultato finale alla Enerxenia Arena) porta con sé spunti positivi per il “post batosta” contro la Virtus.
La spinta offensiva guidata da AleGent ha portato l’ala a collezionare 25 punti (con 4/8 da tre), ma non è stata una partita a senso unico sotto questo profilo. Se la Openjobmetis è rimasta in gara fino alla sirena finale, lo deve sicuramente anche a Trey Kell che dopo l’avvio sfortunato di stagione – con l’infortunio e l’operazione alla tibia di metà settembre – ha finalmente mostrato le sue carte.
Carte che hanno consentito al play di prendersi i suoi tiri (11 punti realizzati), dettare i tempi, leggere i movimenti dei compagni (4 assist), tra cui quelli di Egbunu (14 punti e 14 rimbalzi), il comprimario che è mancato nella disfatta del -41 al PalaDozza, e che al contrario ha fatto cose importanti per alimentare la resistenza biancorossa contro l’Olimpia, rimettendo in fila le certezze alla base di una teoria che è punto imprescindibile per le trame offensive del team prealpino: se i compagni lo pescano sotto canestro, sono due punti; in alternativa c’è, puntuale, la lunetta.
Le note dolenti – con il dovuto rispetto per la grande prova di contenimento su una squadra di altro livello – arrivano ancora una volta dalla difesa di Varese, che continua a soffrire la discontinuità nella copertura dell’area, fattore killer davanti ad avversarsi capaci di imporre il proprio strapotere fisico: vedere al tabellino la voce “Melli”, che con i suoi 14 punti e 9 rimbalzi (troppi gli extra possessi lasciati andare sotto il ferro) ha permesso a Milano di tenere le cose sotto controllo nella prima frazione (finita in perfetto equilibrio, 40 a 40) e di trovare la spinta decisiva per il sorpasso nel finale.
Le schiacciate di Egbunu – tra cui una da poster, in faccia a Datome – e le manovre ragionate della prima uscita con il play titolare, sono le immagini migliori di un match sulla carta impossibile, rilevatosi combattuto e in discussione fino alla fine nelle cose concrete viste sul parquet. Un match che Varese ha perso, portando però a casa la consapevolezza di essere una squadra in grado di lottare e creare gioco, anche uscendo dalla stretta dipendenza dal proprio condottiero. Aspetti su cui costruire una stagione intera, a cominciare dalla prossima settimana.
(Foto di copertina © Alberto Ossola)
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