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Luino | 11 Giugno 2021

Brezzo di Bedero, litigano per il cane e partono le minacce: condannato un 45enne

Dissidi nella compravendita di un bassotto: negato il pedigree per una malformazione, in seguito non riconosciuta dai veterinari. "Andremo in tribunale, finirà male"

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Il cane ha delle patologie, non deve riprodursi”. “No, è sano, vari veterinari hanno escluso problematiche”. Sono queste le divergenze che hanno guastato l’intesa tra una quarantasettenne di Brezzo di Bedero e una coppia che dal Trentino si era recata nell’alto Varesotto per acquistare da lei un cane.

L’animale, un bassotto, era diventato l’oggetto di una contesa, finita davanti al Giudice di pace di Luino per una denuncia sporta dalla donna di Brezzo nei confronti del compagno di un’altra donna, interessata all’acquisto del cane. Una denuncia per minacce, quelle scaturite dalle opinioni contrastanti, di venditrice e acquirenti, sul reale stato di salute dell’animale.

Quel bassotto era stato venduto ad una condizione: i nuovi padroni si sarebbero impegnati a non farlo riprodurre. “Il bassotto soffre di epilessia – ha spiegato la quarantasettenne in aula – e in più, presenta una malformazione ai denti”. Questo difetto, stando alla versione fornita dalla persona offesa, avrebbe pregiudicato i requisiti di “purezza” riguardanti il pedigree, che infatti non era stato ceduto insieme al cane, venduto peraltro ad un prezzo inferiore proprio a causa di questo aspetto.

Il patto tra le parti, però, si era rotto a seguito della avvenuta compravendita e da quel momento, stando alle ragioni che hanno portato alla denuncia, erano cominciati i problemi. Quella coppia voleva a tutti i costi la certificazione – ha aggiunto la donna durante l’udienza – ritenendo che i dubbi sullo stato di salute del bassotto fossero da considerare superati, grazie ai pareri forniti da diversi veterinari.

Il tira e molla, tuttavia, non era andato per le lunghe. “Un giorno, accedendo al sito dell’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (associazione per la tutela dei cani di razza, ndr), mi sono accorta che il pedigree risultava intestato ai nuovi proprietari“, ha fatto sapere la donna, che a quel punto aveva attribuito il passaggio di proprietà ad una presunta falsificazione della propria firma, attuata per ottenere la documentazione relativa al cane. Ripresi i contatti con la coppia, e restituito il pedigree, la situazione era degenerata: “Finirà male, ci vedremo in tribunale e ti farò sputare sangue“, sono alcuni degli avvertimenti che il compagno della nuova proprietaria del bassotto, un quarantacinquenne, aveva rivolto alla persona offesa.

Frasi che la difesa dell’imputato, pur riconoscendo i modi deprecabili, ha inquadrato in senso metaforico (escludendo dunque il reale intento di recare danni alla persona a cui erano indirizzate), prima di chiedere l’assoluzione. Il giudice Davide Alvigini ha però condannato l’uomo al pagamento di una multa di 200 euro per le frasi minatorie, a un risarcimento dell’entità di 400 euro e al pagamento delle spese processuali.

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