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Luino | 18 Aprile 2021

Libertà e salute, “Gli ospedali di Luino e Cuasso al Monte sacrificati dalla pandemia?”

Una lunga riflessione è quella dell'avvocato Furio Artoni, nonché consigliere comunale e capogruppo di "Azione Civica per Luino e Frazioni"

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A fronte della situazione sanitaria riguardante il Covid-19 e al dibattito pubblico che, almeno nell’alto Varesotto, continua a tenere banco, oggi è il consigliere comunale e capogruppo di “Azione Civica per Luino e Frazioni”, l’avvocato Furio Artoni, ad inviare una lunga riflessione sugli ospedali di Luino e di Cuasso al Monte.

Il tema dell’ospedale di Luino già nelle scorse settimane era stato trattato in consiglio comunale, quando il dottor Franco Compagnoni, nonché capogruppo di “Sogno di Frontiera”, aveva denunciato la situazione del nosocomio, a causa dello stop ad alcuni ambulatori importanti per la comunità e il trasferimento della farmacia. Compagnoni, per questo, si domandava che fine farà l’ospedale di Luino nel post Covid.

Al dibattito in aula aveva replicato l’ASST dei Sette Laghi, smentendo le considerazioni del consigliere di minoranza e rassicurando la popolazione nel dettaglio, con risposte e chiarimenti rispetto alla situazione della struttura sanitaria.

Ecco le parole di Artoni.

La pandemia ha travolto le abitudini, distrutto l’economia, costretto i cittadini a diventare spie dei propri simili. Su tutto una profluvie di leggi, leggine, colori e dati statistici. Giovani in crisi, gravi crisi di panico per tutti ed un altissima percentuali di ricoveri in neuropsichiatria infantile.

Oltre a ciò emergono dati sconcertanti passati dai canali ufficiali e poi smentiti. Emergono figure di ribelli a questa situazione. Ed ogni parola contraria o critica alle direttive nazionali è tacciata di negazionismo o nella migliore ipotesi di disfattismo. Lascio agli altri le discussioni su ciò che è politicamente corretto o scorretto. Il virus esiste ed è pericoloso, innegabile per chiunque. Sull’origine del Covid e sui profitti di alcuni, non mi cimento nemmeno. Chiunque, anche il più ingenuo o asservito alla comunicazione di massa può leggere i dati di chi ci guadagna e chi ci perde.

La domanda che ci si deve porre è un’altra:”le leggi cosiddette pandemiche, che ci hanno privato della libertà, del lavoro e che tutt’ora pongono limiti pesanti al diritto di una libera scelta, sono legittime in uno stato di diritto come il nostro?“. Sino ad ora la risposta negativa è arrivata da qualche avvocato, da gruppi di cittadini e categorie di lavoratori ma null’altro.

Ora la situazione è cambiata la magistratura si è mossa e io aggiungo finalmente. E ciò che era evidente a qualsiasi persona di buon senso, anche senza una preparazione giuridica è adesso sancito in provvedimenti giurisdizionali. Il primo a muoversi Il Tribunale di Reggio Emilia ( sentenza 54/2021), poi il TAR Trento (sentenza 36/2021) e speriamo che anche altri Tribunali seguano queste linee.

Non voglio disquisire in termini tecnici ma a costi di essere semplicistico cerco di spiegare cosa sta succedendo. Dopo che per mesi aspettiamo questi DPCM come la tavola delle leggi, finalmente il Tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato quello che anche uno studente al primo anno di giurisprudenza dovrebbe sapere: il DPCM non può disporre alcuna limitazione di libertà personale, trattandosi di una fonte di diritto subordinata ed inferiore alla legge. Ciò significa in parole povere che noi siamo stati messi agli arresti domiciliari da quella che può essere considerata come una delibera di condominio. Ciò che stupisce ancora di più è che questi DPCM sono stati emanati da persone che dovrebbero conoscere il diritto…

E c’è dell’altro. In nome della pandemia e della tutela della salute sono stati negati altri diritti fondamentali, oltrechè quello della libera circolazione anche quello del diritto al lavoro e della libera imprenditoria. L’esempio preclaro sono le attività chiuse, dai bar ai ristoranti, ai parrucchieri, estetiste ecc. un danno enorme ed incalcolabile. In nome di che cosa? Della salute si dice? Ma che cosa è successo in questo anno di chiusura e confino?

Nulla, la pandemia è proseguita, forse ora le terapie sono migliorate. Ma su questo è intervenuto anche il TAR di Trento e cosa ha detto di veramente interessante? La salute ha assunto un rilevo metagiuridico e cioè in nome della salute questo Governo ha cancellato, come se non esistesse ogni altra norma, e sotto lo scudo della salute effettuato interventi che sono risultati devastanti per la maggior parte della popolazione. E quando dico “maggior parte” non lo dico a caso, c’è sempre qualcuno che è più uguale degli altri (leggasi Orwell).

Ora il TAR ha decretato quello che dovrebbero essere ovvio per chiunque: i diritti dei cittadini devono essere bilanciati, non ci può essere un diritto privilegiato sugli altri, ma ci deve essere una integrazione reciproca. L’opposto di quello che abbiamo visto con questa legislazione di emergenza, dove in nome della salute (che tra l’altro non è tutelato) è stato sacrificato ogni altro diritto dei cittadini.Finalmente anche la magistratura ha parlato .

In nome della pandemia abbiamo visto distruggere le istituzioni scolastiche, attività imprenditoriali e libertà fondamentali, con il risultata di avere un’ondata di ricoveri non solo per il COVID ma anche per patologie psichiatriche.

Tornando anche a problemi locali, l’ospedale di Luino è una vittima di questa situazione. L’Ospedale di Luino, che già versava in una grave crisi, ora si trova al tracollo: interi reparti chiusi, dicono per Covid, ma alle scuse della pandemia non ci credi più nessuno. Un servizio essenziale per il territorio delle valli del Luinese versa in pessime condizioni di salute ed insieme all’Ospedale di Cuasso al Monte stanno per essere sacrificati sull’altare di una legislazione di emergenza.

Una grossa tragedia per le valli del Luinese e del Marchirolo. La pandemia ha già fatto parecchie vittime, i nostri amministratori, tra i quali mi ci metto anche io, non possono permettere uno scempio simile. Dietro la pandemia si nascondono scelte che stanno colpendo mortalmente il nostro territorio. Non si può tacere.

Riprendiamo in mano il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri figli, delle generazioni che verranno. Le stesse generazioni che ci chiederanno: “Voi cosa avete fatto ?”

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