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Roma | 24 Dicembre 2020

Frontalieri, accordo Italia – Svizzera: “Ottimo risultato. Al sicuro i lavoratori e i soldi per i Comuni”

Il senatore del Pd Alessandro Alfieri commenta con soddisfazione l'intesa raggiunta ieri: "Obiettivi centrati, stop ad una tensione che durava da troppo tempo"

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“Non un euro in più di tasse per gli attuali frontalieri, non un euro in meno di ristorni ai Comuni, sistema speciale di detrazioni per salvaguardare il potere di acquisto dei futuri frontalieri”. Si dice soddisfatto il senatore del Partito democratico, Alessandro Alfieri, all’indomani della firma dell’accordo bilaterale tra Svizzera e Italia che ufficializza il nuovo sistema fiscale dei lavoratori frontalieri.

Un accordo dalla portata storica (qui tutti i dettagli) che ha segnato un punto di svolta atteso da diversi anni e ha rivoluzionato l’assetto di una materia definita per la prima volta nel lontano 1974, quando il mondo del frontalierato era completamente diverso da quello odierno.

Partendo dal raggiungimento dei tre obiettivi citati, il senatore varesino analizza i benefici di cui godranno i lavoratori frontalieri dell’alto Varesotto non appena l’esito della trattativa verrà ratificato dai parlamenti dei due Stati (l’effettiva entrata in vigore delle nuove modalità è prevista, ad oggi, per il 2023).

“Per quanto riguarda gli attuali frontalieri e tutti coloro che lo diventeranno fino all’entrata in vigore dell’accordo, non cambia nulla – sottolinea Alfieri – né oggi né in futuro. Anzi, per questi lavoratori l’applicazione del moltiplicatore medio cantonale porterà ad una diminuzione delle imposte pagate alla fonte. Inoltre, in caso di perdita di lavoro, sarà riconosciuta una indennità di disoccupazione, la NASPI, più vicina all’ultima retribuzione percepita in Svizzera”.

Dal 2034 i ristorni non saranno più erogati da Berna a Roma ma, come stabilito, il Governo istituirà un fondo ad hoc per trasferire le risorse ai Comuni di frontiera. Risorse che non potranno essere inferiori a quelle percepite attualmente. “E’ con questa parte dell’accordo – specifica il senatore dem – che vengono salvaguardati tutti i servizi che i Comuni di frontiera riescono ad erogare quotidianamente ai cittadini grazie ai ristorni. In più, per salvaguardare la specificità dei territori di confine, le maggiori entrate fiscali dovute negli anni all’applicazione del nuovo accordo rimarranno sul territorio”.

La grossa novità, però, è data dal cosiddetto “doppio binario” che influenzerà soprattutto gli aspetti fiscali relativi ai “nuovi frontalieri”, coloro che entreranno nel mercato di lavoro a partire dal 2023, quando l’accordo firmato ieri sarà entrato in vigore. La Svizzera avrà diritto a trattenere una quota di imposta alla fonte dell’80% e a quel punto, al lavoratore, l’Italia applicherà la tassazione con una serie di detrazioni, il cui scopo è ovviamente quello di attutire l’impatto della differenza tra le aliquote d’oltre confine e quelle del nostro Paese: aumento della franchigia speciale da 7.500 a 10.000 euro, detrazione di quanto già tassato dalla Svizzera, non imponibilità degli assegni familiari erogati dalla Confederazione, deducibilità dei contributi per i pre pensionamenti.

“Con il nuovo accordo – precisa ancora Alfieri – si mettono in sicurezza gli equilibri della nostra economia di frontiera e si mette fine ad una tensione diplomatica ed economica che si protraeva da troppo tempo. Voglio essere chiaro, in futuro gli stipendi medio – alti dei nuovi frontalieri subiranno una contrazione se paragonati a quelli dei lavoratori attuali, ma quelle tasse in più rimarranno sul territorio perché andranno a finanziare opere e progetti delle nostre comunità. Adesso subito al lavoro con tutte le forze politiche – conclude il senatore del Pd – affinché i risultati ottenuti e concordati con il Governo siano inseriti dal Parlamento nella legge di ratifica del nuovo trattato internazionale”.

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