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Roma | 23 Dicembre 2020

Frontalieri, firmato il nuovo accordo fiscale: sì al “doppio binario”

Ci saranno "vecchi" e "nuovi" lavoratori all'interno delle dinamiche della tassazione, ma la differenza si vedrà solo nel 2023. Ecco tutti i dettagli

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Incassare di più come Cantone e rendere il Ticino meno appetibile dal punto di vista del guadagno economico. Sono questi i due obiettivi che hanno guidato sul fronte svizzero le trattative per il nuovo accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri, raggiunto nella giornata di oggi.

Obiettivi che la politica d’oltre confine, sia a livello locale che a livello federale, ritiene raggiunti con quanto contenuto nel nuovo accordo, che allo stesso tempo sembra aver soddisfatto anche le esigenze di tutela dichiarate dai negoziatori italiani. In mattinata a Roma il segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali del Dipartimento federale delle finanze, Daniela Stoffel, ha incontrato il vice ministro dell’Economia Antonio Misiani, per ufficializzare un’intesa che fino a poche settimane fa appariva ancora lontana ma che negli ultimi giorni, grazie al confronto tra gli esponenti dei due governi e le parti sindacali coinvolte, ha subìto una decisiva accelerazione.

Tutto quello che è stato firmato questa mattina dovrà essere ratificato dai parlamenti dei due Paesi, ecco perché gli effetti della riforma sulla materia – disciplinata da un accordo che risale al 1974 quando i frontalieri erano poco più di cinquemila – si vedranno soltanto a partire dal 2023.

Le compensazioni sul fronte svizzero. Sono quelle che possiamo definire come “vittorie” della Confederazione elvetica rispetto all’accordo. L’attuale imposizione fiscale alla fonte per i lavoratori frontalieri (61%) passerà con l’entrata in vigore dell’accordo all’80%, traguardo che va addirittura oltre le aspettative, considerando che nel 2015 quando la questione era stata accantonata dall’Italia a seguito di una prima forma di accordo, erano di alzare la quota al 70%. A partire dal 2034, inoltre, i ristorni – cioè quella parte di tassazione, circa il 40%, che la Svizzera restituisce ogni anno ai Comuni di residenza dei frontalieri – verranno aboliti.

Il doppio binario. Per i frontalieri già in attività e per quelli che verranno assunti entro il 2022 (con riferimento alla cosiddetta “fascia di confine”, composta dai Comuni di residenza dei lavoratori che sorgono entro un raggio di 20 chilometri dalla frontiera) resterà in vigore l’attuale sistema di prelievo alla fonte. I “nuovi frontalieri”, cioè quelli che entreranno nel mercato del lavoro dal 2023, saranno soggetti ad una imposizione fiscale diversa: alla fonte (in Svizzera) per l’80% e in Italia, secondo il sistema delle aliquote in vigore nel nostro Paese. Il fisco italiano riconoscerà la deduzione della parte di tasse già versata in Svizzera e i frontalieri avranno diritto ad ulteriori agevolazioni: una franchigia di 10 mila euro (oggi ferma a 7.500 euro) e la non imponibilità degli assegni familiari percepiti.

Il ruolo del governo italiano. Quando i ristorni verranno di fatto azzerati (e il Ticino inizierà di conseguenza a mantenere nelle proprie casse la totalità della tassazione applicata al reddito dei frontalieri) lo Stato italiano interverrà per garantire lo stanziamento dei fondi coprendo interamente le somme destinate agli enti locali di confine. Come è noto si tratta di risorse economiche fondamentali per l’organizzazione e la tenuta dei bilanci dei Comuni di frontiera. E’ grazie ai ristorni (che nel 2019 hanno raggiunto la quota record di 90 milioni di franchi) se molte opere pubbliche vedono la luce.

“In qualità di rappresentante dei Comuni di Frontiera – commenta il sindaco di Lavena Ponte Tresa, nonché presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera, Massimo Mastromarino – avevo chiesto che si tutelassero le ragioni dei territori di confine, dei frontalieri e delle loro famiglie. Credo sia il miglior accordo che si potesse raggiungere, rispetto soprattutto all’accordo del 2015, da tutti noi criticato e contestato”.

A tale proposito, il nuovo accordo prevede inoltre l’istituzione di un tavolo interministeriale, entro i primi mesi del 2021, dedicato appositamente alle politiche sociali e alle dinamiche lavorative che interessano Ticino e territori di confine, in tema di frontalieri. Le stesse questioni, con il coinvolgimento dell’associazione di cui Mastromarino è presidente, saranno trattate in un incontro annuale con il Governo, finalizzato al monitoraggio della corretta applicazione delle misure stabilite.

“I Comuni di frontiera – sottolinea in conclusione Mastromarino – siederanno ai tavoli necessari e saranno la voce del territorio. Si impegneranno affinché i nostri rappresentanti politici sostengano in Parlamento tutto ciò che è stato raggiunto in questo accordo”.

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